Nello scorso episodio di Harley Quinn – la nostra recensione QUI – avevamo lasciato Harley cercare di costruirsi la prima banda dopo l’ennesimo colpo sfumato ovviamente a vantaggio del Joker sempre circondato da scagnozzi pronti ad eseguire i suoi ordini.

Barcamenandosi fra improbabili life coach e agenzie pubblicitarie, Harley aveva trovato due degni compari in un Clayface particolarmente immerso nella sua vena attoriale e in uno sboccato e misogino Dottor Pyscho con i quali era riuscita a compiere il primo vero colpo.. rubare a casa di Maxie Zeus.

Una banda per non equivale alla notorietà come testimoniato dall’inizio di questo quarto episodio intitolato Finding Mr. Right.

I titoli dei telegiornali infatti sono monopolizzati sempre dalla lotta senza fine fra Batman e Joker e Harley decide che è tempo di cercare una nemesi.

Il furto della batmobile tuttavia non attirerà le attenzioni del Cavaliere Oscuro bensì del suo pupillo Robin. Inizierà così una lotta senza quartiere fra il Ragazzo Meraviglia e Harley, entrambi abbastanza egocentrici, per sfruttare la notorietà fra post sui social network e comparsate televisive.

Stanca della sfacciataggine di Robin, Harley gli tenderà una trappola sfruttando l’aiuto di un timoroso King Shark quando però il piano va in malora interverranno Batman, Ivy e addirittura Joker e tutto questo in diretta!

Per Harley, e per Robin, trovare una nemesi è una strada decisamente in salita ma oltre il danno c’è anche la beffa… a causa della sua scalmanata banda Harley e Ivy vengono sfrattate dall’insolito padrone di casa robotizzato.

Che ne sarà di loro ora?

Finding Mr. Right utilizza sostanzialmente lo stesso canovaccio dell’episodio precedente cambiandone però il perno narrativo e passando dagli alleati alla nemesi di Harley con risultati però non altrettanto soddisfacenti.

La motivazione è tutta legata alla scarsa “originalità” del plot che offre spunti interessanti solo nel finale.

I cammei di Superman e Lois Lane sono effettivamente degni di nota così come il Robin particolarmente petulante con cui Harley si trova suo malgrado a combattere.

Quello che manca davvero è però la voglia di osare da parte della sceneggiatrice che preferisce fermarsi su gag e stilemi comici più immediati anziché approfondire, come fatto da lei stessa sempre nel precedente episodio, temi più interessanti. Nello specifico qui viene appena accennato quello relativo all’uso dei social media e dell’esposizione mediatica, dell’apparenza per dirla in soldoni, che avrebbe potuto senz’altro fornire spunti più interessanti e meno scontati per costruire l’episodio.

L’idea stessa della ricerca di una nemesi viene riletta in chiave ironica e davvero interessanti solo negli ultimi minuti, accostandosi a quella dello sviluppo adolescenziale di Robin, e sarebbe stata anch’essa una chiave di lettura e interpretazione sicuramente più dinamica rispetto a quella usata nella prima parte dell’episodio.

Harley Quinn procede fra alti e bassi, gli episodi sono godibili ma mancano ancora di quel guizzo e di quella inventiva in più per poter spiccare nel marasma delle proposte attualmente disponibili rimanendo per ora acerba e sempre in bilico fra un prodotto generalista ed uno rivolto ai fan della DC e del personaggio.

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