Ogni settimana Damon Lindelof ci fa credere di non potersi superare non solo nel lasciarci a bocca aperta ma soprattutto nel dimostrare quanto abbia bene in mente la tela su cui sta dipingendo il suo sequel televisivo di Watchmen per HBO, in Italia su Sky Atlantic, e puntualmente lascia estatici gli spettatori ogni volta che partono i titoli di coda.

Siamo al penultimo capitolo prima del finale di stagione e quindi, come nello scorso episodio, i nodi devono cominciare a venire al pettine, pur innescando come dicevamo la scorsa volta ulteriori ancestrali domande.

Per Lindelof scienza e fede, fin dai tempi di Lost e ancora di più nella sua precedente creatura televisiva The Leftovers sono le due facce della medaglia della nostra vita, e una paradossalmente non esclude l’altra. Chi più di Dr. Manhattan – la cui identità è stata rivelata nello scorso episodio – è il connubio perfetto di queste due anime, la scienza che incarna e la fede che chiede a chi gli sta intorno, soprattutto alle sue partner femminili, che non possono comprendere il suo fastidioso modo di intendere il tempo?

Angela non fa eccezione e in uno degli appuntamenti più originali mai visti in tv li vediamo approcciarsi in un bar a Saigon in un momento di festeggiamenti in cui tutti sono travestiti da Dr Manhattan. Lei è ovviamente scettica e lo odia per la morte causata ai suoi genitori, ma allo stesso tempo non riesce a non essere attratta da lui, complice il suo sapere come andranno le cose fra di loro prima ancora che accadono.

L’episodio gioca interamente con i salti temporali narrativi proprio come è nella natura del “potere” del Dr. Manhattan e una sequenza di discussione fra lui e Angela è quasi un omaggio a ciò che era stato fra Jon e Laurie nel fumetto.

Ed è a questo punto che Lindelof tira fuori l’ennesimo coniglio dal cilindro: si riallaccia a due religioni agli antipodi – quella pagana dell’Antica Grecia e quella cristiana della Bibbia – per raccontare la Genesi per eccellenza, la Creazione, ovviamente ad opera del Dio Dr. Manhattan in questi vent’anni vissuti su Marte (o forse no).

E’ meraviglioso lo storytelling mai “spiegone” che l’autore utilizzare per raccontare una storia, in questo caso la Storia per eccellenza; da un lato quella di Zeus che scendeva sulla Terra sotto mentite spoglie per potersi mescolare fra i mortali, come Dr. Manhattan fa ora; e dall’altro quella di Adamo ed Eva, fatti a immagine e somiglianza della coppia che aveva accolto lui e il padre nella campagna inglese ebrei in fuga dalla Germania nazista. Due servitori che non vedono l’ora di asservire il proprio Dio – il Dr. Manhattan – un regalo fatto poi a Adrian Veidt spedito forse su Europa su Marte (altro che nella campagna inglese).

Gli stessi due servitori che nei precedenti episodi erano stati ai capricci di Ozymandias e venivano continuamente “ricreati” – quant’è importante l’iconologia in Watchemen così come lo era nel fumetto? I due sono vestiti proprio da servitù quando sono con Adrian.

“Il superuomo esiste ed è americano” divenne “Dio esiste ed è americano” nel fumetto, traviato dalla stampa, e più che mai in questo episodio monotematico sul Dr. Manhattan e che allo stesso tempo fa luce sul passato di Angela, si potrebbero trovare nuovi assiomi per definire Dio. Ma il vero appagamento con Lindelof sta proprio nella ricerca.

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