Adrian Settima Serata | Recensione

Pubblicato il 22 Novembre 2019 alle 15:30

Adrian, scritta (insieme a Vincenzo Cerami e alcuni ragazzi della scuola Holden di Alessandro Baricco) e diretta da Adriano Celentano, con i disegni di  Milo Manara e le musiche di Nicola Piovani, sbarca su Canale 5 portando alla ribalta temi sociali in un’avventura animata.

Manuel Lucaroni
Manuel Lucaroni
2019-11-22T15:30:36+00:00
Manuel Lucaroni

Adrian, scritta (insieme a Vincenzo Cerami e alcuni ragazzi della scuola Holden di Alessandro Baricco) e diretta da Adriano Celentano, con i disegni di  Milo Manara e le musiche di Nicola Piovani, sbarca su Canale 5 portando alla ribalta temi sociali in un’avventura animata.

La sesta serata di Adrian ha segnato un punto di svolta per l’intera serie, ormai entrata nella sua fase conclusiva: Darian è stato arrestato e la sua rivoluzione sembra aver subito una forte battuta d’arresto, con gli Amici dell’Orologiaio rimasti attoniti e impauriti.

Se da una lato quindi il Dottor Dranghestein noto come Il Dissanguatore (convincente, fino ad ora, villain doppiato da Claudio Moneta) crede di aver risolto i suoi problemi e di poter iniziare finalmente il suo più grande progetto di speculazione edilizia, Gilda scopre finalmente che l’Orologiaio è in realtà Adrian.

Insieme ad Orso, Carbone e Johnny Silver, l’ormai fidata squadra di Adrian, la ragazza è decisa a salvare il suo amato dalle grinfie del governo, che tutti ormai sanno torturare la befana Darian in prigione.

La serie è ormai giunta ad un punto di svolta e la scorsa serata ha lanciato diversi spunti positivi per l’evoluzione narrativa: illusione o reale “impennata”? A dircelo, questa settima serata.

IL MARTIRE

Il pestaggio trasmesso, dallo stesso Darian, sugli schermi cittadini, ha sensibilizzato la popolazione e dato agli Amici dell’Orologiaio nuovo spirito d’iniziativa: in tutte le città d’Italia vengono diffusi volantini che ricordano il terrificante evento.

D’altro canto, il governo si trova a dover fronteggiare queste piccole azioni di “guerriglia”, con la pressione del Dissanguatore (le cui mire distruttive sono nel frattempo indirizzate verso la Liguria) e, per intercessione del sindaco, il trattamento di Darian in carcere diventa più “umano”, onde evitare l’associazione della figura dell’Orologiaio a quella di un martire.

Mentre in città Gilda, Orso, Carbone, Johnny Silver e Marco mettono a repentaglio la loro vita per far evadere Adrian dal carcere, lo stesso porta la “sua” rivoluzione, fatta di libertà e bellezza, in prigione, legando con alcuni detenuti.

E POI, ADRIAN?

La drammaticità narrativa della scorsa serata non viene ripresa e sviluppata in questa settima serata: la presenza di Darian in carcere ripropone al pubblico, nella stessa formula, i topoi della serie, rallentando nuovamente la narrazione senza la “freschezza” che, in questo punto della serie, ci si aspetterebbe.

Ad “appesantire” ulteriormente questo aspetto, la continua retorica (per quanto condivisibile, ormai monotona all’interno degli episodi)  gravata da scelte registiche (riprese o fotografie del mondo reale intervallate da pezzi animati) completamente stranianti in senso negativo, che non arricchisce le trame, ma piuttosto le frena ulteriormente.

La parte “action” dell’episodio risulta insufficiente, evidenziando tutti i limiti tecnici che l’animazione di Adrian ha già ampiamente mostrato: troppo netta la distinzione tra disegni e grafica computerizzata, con quest’ultima non di certo di prim’ordine.

Avvicinandosi ormai all’epilogo dell'”epopea animata” di Celentano, ci si aspettava non di certo un cambiamento di tono generale, ma per lo meno una concreta svolta narrativa con conseguente evoluzione dei personaggi, che paiono invece banalmente fissati nel loro “tipo”, quasi come indossassero la maschera di una pantomima.

Tra luoghi comuni e scene patetiche, troviamo nel finale della serata l’introduzione di alcuni personaggi interessanti, pieni di “umanità” e dall’alto potenziale espressivo. Ciò non basta per dichiarare sufficiente, nel complesso, gli episodi proposti, ma potrebbe risultare un punto positivo dal quale i successivi episodi potrebbero ripartire.

Più spazio all'”umano”, rappresentato da altri personaggi, e meno al “mito” Celentano risulterebbe sicuramente più funzionale nel veicolare il messaggio che la serie contiene in sé, oltre che per lo sviluppo di una storia ormai quasi giunta al termine, la quale rischia rischia di rivelarsi solamente come una personale autocelebrazione.

In Breve

Giudizio Globale

5

5

Punteggio Totale

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