La generazione nerd, quella nata e cresciuta tra gli anni Settanta ed Ottanta, è stata la prima a prendere consapevolezza del suo nuovo status. Il fatto di crescere, tramutandosi da bambini divisi tra fumetti, cartoni animati, giocattoli e videogiochi, ad adulti con le stesse identiche passioni, ha segnato un punto di svolta sociale, e la nascita della cultura nerd.

Un’operazione come I Giocattoli della Nostra Infanzia non fa altro che avvalorare lo status di questa generazione, riconoscendo come questa comunità sia ormai una massa di persone di tutto il mondo veramente ampia, e che crede fortemente nell’idea che la cultura nerd sia una cosa seria. Insomma, siamo arrivati ad un punto di non ritorno.

E la terza stagione de I Giocattoli della Nostra Infanzia  (qui la nostra recensione della seconda stagione) non fa che avvalorare questa idea. Le nuove puntate della docuserie sono basate su alcuni dei capisaldi della cultura nerd: le tartarughe Ninja, i Power Rangers, My Little Pony ed i giocattoli dedicati agli eroi del wrestling. 

Si tratta di fenomeni pop scoppiati, per la maggior parte, negli anni Ottanta, e che la docuserie esplora ed analizza, prendendo in analisi lo sviluppo del corrispettivo merchandising a giocattoli (ma non solo), intervistando i fautori di quei fenomeni.

Perciò diventa interessante ed intrigante sentire parlare Kevin Eastman e Peter Laird, i creatori dei fumetti delle tartarughe ninja, i quali raccontano la nascita del loro piccolo progetto di comics indipendenti, andando a vendere 30mila copie solo con il primo numero autoprodotto.

I due autori compresero immediatamente la portata commerciale delle tartarughe, e riuscirono a stringere un accordo con la Playmates che portò le tartarughe ninja a diventare uno dei grandi fenomeni pop degli anni Novanta.

Stesso discorso vale per i Power Ranger, che, attraverso il documentario dedicato, si scopre addirittura che furono “figli” della Marvel. La serie televisiva giapponese su Spaiderman creò infatti i primi spunti per la genesi dei Power Rangers, ed addirittura lo stesso Stan Lee fu il primo a credere nel progetto a metà anni Ottanta.

Fu però la Fox nel 1993 a realizzare la prima serie sui Power Rangers, lanciando uno dei franchise più popolari degli anni Novanta e Duemila.

L’aspetto interessante di questi due fenomeni pop è il fatto che, a quei tempi, il lancio di cartoni animati e fumetti spingeva le vendite del merchandising. Un aspetto in parte simile ed in parte differente rispetto alla nostra epoca, dove il fumetto è decisamente sceso come strumento di promozione di un nuovo prodotto, mentre è decisamente salito di livello il videogioco.

E dopo My Little Pony, chiude la terza stagione della docuserie il fenomeno dei giocattoli legati al wrestling agonistico degli anni Ottanta e Novanta. In questo caso è da notare la lungimiranza di Vince McMahon che nei primissimi anni Ottanta notò il potenziale commerciale del wrestling, ed iniziò a lavorare per la diffusione sulle reti nazionali degli incontri, facendo sviluppare un ampio merchandising, portato avanti prima da Ljn e poi da Remco.

La regia de I Giocattoli della Nostra Infanzia lavora anche in questa stagione su un’alternanza di interviste e filmati di repertorio, utilizzando una voce narrante che riesce ad alternare cronaca e racconto dei fatti, con una buona dose di umorismo, capace di rendere leggero e di grande intrattenimento il materiale proposto per le varie puntate.

Insomma, per tutti i nostalgici e per gli amanti della cultura nerd, I Giocattoli della Nostra infanzia è una di quelle serie da non perdere assolutamente.

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