Anche questo episodio dell’anima basato sul manga originale scritto e illustrato da Makoto Yukimura si rivela pienamente all’altezza delle aspettative.

FATHER, INTO YOUR HANDS I COMMIT MY SPIRIT

Il massacro della popolazione innocente che risiedeva nel villaggio messo sotto assedio dai Danesi era stato ordinato, come abbiamo potuto vedere nella precedente puntata di Vinland Saga (qui potete trovare la mia recensione), da Askeladd, preoccupato del fatto che lasciare in vita anche solo una di quelle persone avrebbe costituito per lui e i suoi uomini un rischio davvero troppo grande da correre: qualcuno di loro, infatti, avrebbe potuto comunicare al nemico la loro posizione.

Tuttavia, Ragnar, Canute e il prete insieme a loro sono di religione cristiana, per cui non possono certo approvare un eccidio del genere, che non ha risparmiato nemmeno anziani, donne e bambini; per questo, si prendono un breve attimo di raccoglimento per chiedere perdono a Dio dei propri peccati, anche se la fede di qualcuno inizia preoccupantemente a vacillare…

La parola “padre” viene ripetuta più volte in riferimento a Dio, ma Thorfinn non è un Cristiano, per cui nella sua mente quella parola è legata solo a una persona, verso la quale il suo pensiero indugia ancora, di tanto in tanto, e di cui sente ancora la mancanza, nonostante sembri un freddo guerriero.

In seguito, vedrete come Canute possa non essere particolarmente coraggioso o loquace, ma coltiva da qualche anno con passione e amore un passatempo che però non è approvato da suo padre: lo status di principe e di erede al trono del timido ragazzo non gli permette infatti di svolgere mansioni considerate non adatte al suo rango dal suo severissimo genitore, il quale sembra non approvare Canute a livello più generale, diversamente da Ragnar, il quale riveste per il giovane principe il ruolo di figura paterna e mentore che invece il suo padre naturale sembra invece voler rifiutare.

Dopo questo evento, anche Thorfinn sembrerà guardare con occhi differenti il suo coetaneo, così diverso da lui.

IL NEMICO ALLE PORTE

I Vichinghi capeggiati dall’ambiguo Askeladd sembrano non avere mai pace, e un nuovo scontro sembra che si stia avvicinando. Trattandosi di un pericolo così imminente, è necessario cercare di evitarlo. MA come sarà riuscito il nemico a rintracciarli in così breve tempo? e se le cose stanno davvero così, a cosa è servito trucidare tutte quelle persone? A quanto pare, però, l’uomo a capo dei Danesi ha in mente qualcosa: sarà proprio in questo frangente che Askeladd chiederà  Bjorn di dare il via a un suo piano…

Quando vedrete con i vostri occhi cosa accadrà, ciò che vi stupirà non sarà solo l’evento in sé (abbiamo già appurato che Askeladd sia ambiguo, no?), ma anche la importantissima e sconcertante rivelazione che da questo scaturirà: c’è un motivo se il re dei Danesi sembra non amare particolarmente Canute, ed è lo stesso per il quale Ragnar si prodiga così tanto per tenere il suo giovane e amato principe al sicuro.

Anche se non vedrete scorrere fiumi di sangue in questo episodio, dal punto di vista più puramente introspettivo e narrativo ci troviamo di fronte a un prodotto che ancora una volta ci dimostra con quale cura per i dettagli Makoto Yukimura abbia lavorato alla stesura degli intrecci narrativi di questa sua opera, che si rivela sempre più affascinante, appagante e matura.

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