Ancora una volta, il nettissimo contrasto fra lo stile di vita imposto dalla religione cristiana e quella norrena è ancora grande protagonista di questa puntata, mostrando fino in fondo quanto i dettami di tali dottrine portino chi le pratica a comportarsi seguendo codici morali molto differenti fra di loro.

HEAVEN AND HELL

La puntata si apre mostrandoci una ragazza che vive in una pacifica abitazione situata all’interno di un piccolo villaggio; capiamo subito che la numerosa famiglia che vive lì insieme a quella ragazza è di religione cristiana da due elementi fondamentali: il primo è il fatto che la giovane donna si sente molto in colpa per qualcosa che nasconde all’interno del tronco di un albero (più in là nel corso dell’episodio scoprirete cosa celi e il motivo per cui si senta così logorata dal senso di colpa, che è legato al concetto di peccato mortale, tipico della religione cristiana), mentre il secondo si ricollega ai discorsi e a una specifica preghiera che potrete ascoltare all’interno della casa della sua famiglia.

Il clima è decisamente disteso, anche se il padre di famiglia mette in guardia i suoi congiunti dal peccato con parole terribili: solo seguendo i dettami di Gesù Cristo ed evitando di cadere in tentazione è possibile garantirsi un posto in Paradiso, mentre deviare, anche se di pochissimo, da questa strada designata porterà inevitabilmente l’anima del peccatore a bruciare per sempre fra le fiamme dell’Inferno, dove verrà torturata per l’eternità dai Demoni che ivi risiedono.

Naturalmente, si tratta di concetti quasi del tutto estranei ai Danesi capeggiati dal traditore Askeladd, per i quali esiste una propria versione di Inferno, anche se un po’ differente, ma che secondo alcuni esperti risente delle influenze cristiane: il Náströnd (letteralmente “Riva dei Morti”) è una spiaggia sulla riva della quale vengono puniti e torturati i colpevoli di adulterio, spergiuro e assassinio. Dunque, mentre per i Cristiani esistono infiniti modi per finire all’Interno, per i Vichinghi ne esistono solo tre; un altro dettaglio interessante è il fatto che il peccato ritenuto più abbietto sia per loro il tradimento, il che costituisce un ulteriore punto di contatto con talune interpretazioni del Cristianesimo: ad esempio, il cristianissimo Date Alighieri pone nei gironi più bassi della sua concezione di Inferno proprio i traditori, con Giuda, Bruto e Cassio collocati nella zona più infima fra tutte, la Giudecca, dove vengono puniti coloro che per Dante sono i peccatori peggiori fra tutti, ovvero i traditori dei benefattori; la punizione eterna dei tre consiste nell’essere divorati in eterno dalle tre bocche di Lucifero.

Poiché, come già sappiamo bene, l’unico modo per accedere alla versione Norrena del Paradiso, il Valhalla, è quello di morire con onore sul campo di battaglia, per i Vichinghi non è necessario seguire una miriade di regole e limitazioni, ma è sufficiente farsi ammazzare in battaglia.

Le differenze fra questi due culti sono abissali, al punto che chi li pratica non riesce non soltanto a comprendere il credo dell’altro, ma nemmeno a concepirlo: i cristiani si chiedono come sia possibile essere così crudeli e malvagi senza temere il giudizio di Dio, mentre per i norreni è assurdo non combattere per difendere sé stessi e i propri cari e adorare una figura divina mingherlina e morente inchiodata su una croce.

Dunque, da una parte abbiamo un culto religioso che predica la pace e la sottomissione e condanna la violenza, mentre dall’altra c’è una religione che invece esalta certa violenza come manifestazione di coraggio e di forza.

Alla luce di questi elementi, è anche facile dare una risposta univoca a una semplice domanda: cosa accade quando un gruppo di Vichinghi decide di mettere sotto assedio un villaggio abitato da Cristiani?

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