L’episodio della scorsa settimana di Titans – la nostra recensione QUI – si era concluso con un cliffhanger decisamente drammatico. I Titans, con un piano a posteriori sicuramente poco brillante, avevano tentato di ingannare Deathstroke fingendo di voler effettuare lo scambio con la figlia Rose e cercando così di salvare Jason, prigioniero proprio dell’assassino mercenario.

In un impeto di incoscienza inoltre, Dick aveva sviato i compagni decidendo di affrontare Deathstroke da solo ma il risultato era stato tragico: il temibile villain era riuscito a far saltare la piattaforma dove era legato Jason facendolo precipitare da un grattacielo sotto lo sguardo inerme di Dick.

Con questo sesto episodio, intitolato Conner, cambiamo per un momento scenario e ci spostiamo a Metropolis dove ritroviamo una scena che ci riporta al season finale della scorsa stagione. Chi è il soggetto che si è risvegliato ed è evaso dai Laboratori Cadmus insieme ad un vispo cagnolone?

Il Subject 13 e il cane Krypto sono esperimenti, esperimenti che Lex Luthor non vuole assolutamente perdere. Inizia così la caccia orchestrata da Mercy Graves, la responsabile della sicurezza di Lex Luthor, mentre Conner confuso e spaesato vive dei flashback, ricordi che non dovrebbe avere.

Ma di chi sono questi ricordi? L’arrivo in Kansas di Conner inizierà a farci capire qualcosa in più soprattutto dopo un maldestro attacco delle forze speciali di Lex. Sarà però la dottoressa Eve Watson a spiegare allo stesso Conner la sua genesi…

Il racconto tuttavia non sarà sufficiente e la Watson dovrà mostrare concreta a Conner cos’è e da dove viene.

Con un Conner più che mai confuso, la vera sorpresa però sarà il finale con un inaspettato “incontro” e un nuovo, drammatico, cliffhanger.

Conner corona l’ottimo momento di questa sorprendente seconda stagione di Titans e si candida a mani basse ad essere il miglior episodio finora confezionato.

I meriti sono molteplici e posso dividersi in egual misura fra una sceneggiatura perfetta, una regia puntuale ed una interpretazione maiuscola del giovane Joshua Orphin nei panni di Conner.

La sceneggiatura rilegge in chiave “supereroistica” alcuni stilemi del Frankenstein di Mary Shelley – la scena di Conner in Kansas è davvero eccezionale – senza vergognarsi di attingere al materiale fumettistico originale.

Ed è questa la vera forza dell’episodio: in un turbinio di riletture e tentativi di “ammodernamento”, Conner è un episodio fedele tanto negli intenti quando nello svolgimento.

L’episodio inoltre per atmosfera paga dazio al grande Man of Steel di Zack Snyder anche per l’unica, ma incredibile scena d’azione, in cui gli effetti speciali sono tutt’altro che a basso budget.

Grande merito della sceneggiatura è anche quello di cerca subito di contestualizzare il personaggio in maniera semplice e diretta e recuperando anche qui un tema classico della letteratura dedicata specificatamente a Superman e che ben si adatta al percorso narrativo di Titans ovvero la ricerca dell’identità.

Il finale si collega sorprendentemente a sorpresa con l’episodio precedente in maniera tanto organica quanto propedeutica mentre il cliffhanger finale aumenta vertiginosamente la tensione in vista del prossimo episodio.

Titans è in un momento davvero fortunato.

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