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Disincanto di Matt Groening – Stagione 2 | Recensione

Bentornati a Dreamland!
Autore: Matt Groening
Distribuzione: Netflix
Genere: sitcom animata, avventura, fantasy
Numero episodi: 10
Data di uscita: 20 settembre 2019.

Dopo poco più di un anno di attesa dalla sua prima stagione, della quale potete trovare qui la mia recensione, Matt Groening, il creatore dei Simpson e di Futurama, catapulta nuovamente i suoi fan nel magico e crudele mondo di Disincanto, la sua nuova serie animata prodotta e distribuita in esclusiva dalla piattaforma di streaming online Netflix. Ma sarà all’altezza delle aspettative degli spettatori?

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MAD WORLD

Questa seconda stagione di Disincanto si ricollega direttamente alla prima, riprendendo la narrazione esattamente dal punto in cui si era interrotta lo scorso anno: il regno di Dreamland è stato interamente tramutato in pietra, e Bean ha scoperto con suo immenso rammarico che sua madre è una persona estremamente malvagia, il che l’ha portata a pentirsi amaramente di aver scelto di far tornare in vita lei, invece del suo fedele e affezionatissimo amico Elfo.

Come potete vedere già dal trailer di lancio della serie poco più in alto, però, Luci conosce un metodo per poter riportare Elfo in vita, ma per farlo è necessario che il piccoletto verde vada letteralmente all’Inferno, dove il demonietto ha un qualche potere. beh, almeno questo è ciò che crede! A tutto questo, poi, si aggiunge una misteriosa e oscura profezia, secondo la quale Bean è destinata, come le dirà la sua stessa genitrice, a cose che vanno al di là della sua comprensione.

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Un po’ tutti avevamo pensato che la prima stagione di Disincanto fosse piuttosto debole anche per il fatto che consti di soli 10 episodi, davvero troppo pochi per potersi fare un’idea precisa del prodotto nel suo insieme: chi conosce il dissacrante Matt Groening sa bene, infatti, che le sue due serie precedenti hanno avuto diversi anni e moltissimi episodi di tempo per poter carburare al meglio, ma qui siamo di fronte a un prodotto decisamente differente: pensata per essere di durata più breve rispetto ai Simpson e a Futurama, questa nuova serie è un esperimento destinato ad avere una narrazione molto più rapida, e chi fra di voi è rimasto più o meno deluso dalla prima stagione potrà certamente rifarsi con la seconda.

Inoltre,è importante sottolineare che stiamo parlando di una serie che dà maggiore attenzione alla storia e alle avventure in sé che all’aspetto più puramente comico al quale il buon Matt Groening ci ha abituati con i suoi lavori precedenti, per cui, se le battute sono più scarse e forse più deboli, ciò è da attribuire al fatto che Disincanto non sia stata pensata per avere spunti profondamente demenziali e nonsense come i Simpson e Futurama.

GIRL POWER!

Il folle mondo medievale a sfondo fantasy in cui è ambientata la serie dà nuovamente l’opportunità al suo autore di esplorare gli aspetti più retrogradi di questa antica e antiquata società, alcuni dei quali possono essere riscontrabili anche nella nostra società contemporanea, uno su tutti la forte discriminazione delle donne.

Il personaggio di Bean è il veicolo più adatto a descrivere tale situazione, poiché è una donna assolutamente fuori dagli schemi classici della damigella medievale: volgare, alcolizzata, bruttina e con dei dentoni che la rendono ancor meno attraente, vestita con un paio di calzoni come gli uomini e dedita ad attività considerate prettamente maschili come il combattimento, la principessa Tiabeanie è l’emblema del desiderio di riscatto delle donne del suo, ma anche del nostro tempo.

Bean percepisce, a differenze della stragrande maggioranza delle donne che la circondano, quanto profondamente ingiusto sia il mondo maschilista in cui vive, ma non è certo la sola donna dal carattere forte e deciso presente in Disincanto: ad esempio, la regina Dagmar, madre di Bean, è una donna forte e risoluta, ma il fatto che sia anche crudele e spietata la rende simile alle “matrigne” delle fiabe, mentre al contrario la matrigna Oona “era quella a posto”, per usare le parole di Bean.

Anche il ruolo degli uomini è però in parte ribaltato: re Zøg e sovente gli esseri umani di sesso maschile vengono mostrati spesso come deboli, stupidi, pigri e senza spina dorsale, mentre, di contro, altre creature come il demone Luci e gli Elfi sono coraggiosi, scaltri, astuti, doti, queste, grazie alle quali riescono a sopperire a una certa carenza di forza fisica.

CONCLUSIONI

Dopo una prima stagione piuttosto deludente, Disincanto torna su Netflix con una storia più avvincente e avventurosa, nella quale trovano spazio nuovi intrecci e nuovi personaggi, mentre quelli che già conoscevamo vengono caratterizzati in maniera più dettagliata e precisa. Grazie a un buon mix di battute sarcastiche, avventure assurde, azione e critica sociale, la seconda stagione di Disincanto è un prodotto nel complesso decisamente migliore e più appassionante rispetto alla prima, nonostante alcune storie sembrino giustapposte piuttosto che correlate fra di loro da un vero e proprio legante.

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