Il celebre investigatore privato Ryo Saeba, nato dalla mente di Tsukasa Hojo (papà, tra gli altri, di Occhi di Gatto e Angel Heart, per la prima volta in Italia più di un anno fa alla XXIII edizione di Romics) torna in grande stile sul grande schermo nell’anno del 30° anniversario dalla messa in onda dell’amata serie: City Hunter: Private Eyes, quarto lungometraggio d’animazione, arriva nelle sale italiane nelle tre esclusive giornate del 2,3 e 4 settembre grazie a Nexo Digital e Dynit, promettendo agli spettatori un nuovo viaggio, ma comunque avventuroso e carico di sensualità, nella Tokyo dell’ispettore attratto dalle belle donne.

Prodotto da da Aniplex e Sunrise, con la regia di Kenji Kodama, il quarto lungometraggio di City Hunter vede Ryo e la collega Kaori alle prese, questa volta, con la protezione di una giovane modella, Ai Shindo. La ragazza, dotata di un fascino al quale Ryo non può di certo resistere, si trova minacciata da misteriosi criminali, che hanno in lei la chiave di volta per realizzare una cospirazione che promette di mettere a ferro e fuoco Tokyo. Tra le distrazioni provocate dalle belle donne, sparatorie e misteri da risolvere Ryo, aiutato dall’amata Kaori (sempre attenta a frenare gli ormoni del collega) e da diversi alleati (la cui presenza farà sicuramente piacere agli spettatori) si troverà a dover proteggere la ragazza e salvare la città, per mantenere la fama che gli ha fatto ottenere il soprannome di City Hunter.

Seguendo il lavoro affidato a Ryo e Kaori, nonché sviluppando le trame che conducono ad una ben più grande minaccia che non riguarda solo Ai, ma tutta Tokyo, City Hunter: Private Eyes offre agli spettatori un giusto mix di mistero (non del tutto coinvolgente), azione e divertimento: a simpatiche gag tra Ryo (inguaribile cascamorto, continuamente su di giri alla vista di una bella ragazza e impegnato, di notte, in piccanti spettacolini di bar in bar) e Karoi, continuamente attenta a frenare i libidinosi istinti del collega (e amato) , seguono adrenaliniche sparatorie e intrighi che trasformano Ryo in City Hunter, un uomo serio, riflessivo e letale nei combattimenti. La giovane Ai tiene insieme i due piani principali del lungometraggio: gli eventi concreti, essendo la chiave di volta per i piani dell’organizzazione criminale (con ingegnosi riferimenti allo svolgimento finale seminati lungo tutto il film) e il rapporto tra Ryo e Kaori, la quale si troverà, grazie all’incontro con un vecchio compagno di scuola avvolto da un alone di mistero, a capire profondamente i suoi sentimenti (sicuramente ricambiati, ma non esternati) per Ryo.

Nel tono da spy-story, dunque, si inserisce una sottotrama romantica non banale, che funge da controparte “intima” della tanto visibile vena da playboy di Ryo. Sono i dettagli apparentemente “secondari”, come la storia d’amore tra i due protagonisti (non di certo il punto centrale, sulla carta, di questo film) la parte migliore della pellicola, confezionata da una storia generale che intrattiene ma non sorprende e “stupisce” lo spettatore al punto giusto; d’altronde, anche la stessa realizzazione animata è attentissima ai dettagli (anche di oggetti di “scena” non centrali), risultando fluida e scorrevole nelle molte scene d’azione, accompagnate da dinamiche inquadrature e una trascinante colonna sonora.

Se da una parte City Hunter: Private Eyes non propone nulla di “nuovo” agli spettatori, risultando a tratti banale nella trama, si possono scovare nel film diversi elementi che, aggiunti ad un’ottima realizzazione tecnica, alla presenza inaspettata di alcuni personaggi e al fascino del prodotto di Hojo, rendono la visione piacevole, divertente e, per i fan storici di City Hunter, decisamente soddisfacente.

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