Direttamente su pagine spesse di grammatura di alta grammatura e dalla copertina di cartoncino morbido, Zuzu esordisce nella collana “Warp” della casa editrice Coconino Press con Cheese,  un volume di ben 272 pagine dal profumo autobiografico.

Come in un grosso diario segreto, Zuzu scrive e trascrive i vari momenti di una sua giornata tipo nel paesino di Brentonico (in provincia di Trento), intervallandoli con immagini gore e splatter che fotografano il disagio interno che lei sta vivendo, un disagio chiamato anoressia. Insieme ai suoi amici Dario e Riccardo, l’autrice si districa tra le strade del paese partecipando a feste, vedendo film, fumando e bevendo… insomma, vivendo la classica vita di un’adolescente che morde la strada.

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Cheese è un’opera che ha già scavato la strada verso un successo di settore (e non solo) alla sua autrice, Zuzu, che dal suo esordio al Napoli Comicon a oggi ha vinto un premio Boscarato come Autrice rivelazione e un Gran Guinigi al miglior esordiente, in entrambi i casi ex aequo con Fumettibrutti.

Il corposo libro è un selfie lungo tutta l’adolescenza: l’arrivo di Zuzu sul mercato nazionale è un graphic novel da leggere in un istante, pesante come solo la vita tra gli 11 e i 20 anni sa essere.

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I momenti, gli attimi di allegria, il cambiamento e le parole mai dette sono intervallate da momenti completamente disconnessi dal semplice racconto: tavole sparse, a volte quasi del tutto bianche, se non fosse per quello scarabocchio messo lì non troppo a caso. Tavole di mostri che divorano l’interno del corpo di Zuzu, che escono metaforicamente fuori di lei e ne fanno scempio. Tavole di totale blackout dal tempo e dallo spazio, che non ti danno neanche il tempo di respirare fino alla scena successiva, quella che riprende il filo della narrazione precedente.

Cheese è uno sgabello scomodo, di quelli formati da una gamba sola, dato che le altre sono andate perdute nel tempo. Lo stile di disegno ha come protagonista linee nette, senza sfumature, che messe insieme regalano l’impressione di viaggiare tra realtà, immaginazione e sfattanza nell’arco di una sfogliata di pagine.

Vivere punk, scrivere punk e disegnare ancora più punk: il graphic novel ha svariati livelli di lettura, e tutti non raccontano solo una storia lineare ma parlano di molto di più e in maniera sempre diversa, come se l’autrice volesse sviluppare il racconto di pochi giorni su piani di narrazione non euclidei. Dalla narrazione con una sola illustrazione alla classica storia divisa in vignette, passando anche per pagine formate da una sola parola: Cheese vuole somigliare a un diario segreto sovversivo, che non riesce ad accontentarsi dello spazio sulla carta, bensì vuole di più.

E anche la copertina lo dimostra: solide pennellate di tempera (?) non riescono a rimanere ferme sulla cover, ma danno l’impressione di uscire tridimensionalmente fuori da essa, come se fosse un dipinto impressionista appena finito, con le pennellate ancora fresche e lucide. Il volume non è uno di quelli da incastrare in libreria insieme agli altri lasciando solo la costa in bella vista, bensì da lasciare con la sua bella copertina in mostra prepotente davanti a tutte le altre costine della libreria. Prepotente come ciò che c’è dentro, prepotente come una forma di formaggio che rotola libera e incurante di tutto.

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IN BREVE
Storia
7.8
Disegni
7.5
Cura Editoriale
8
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Fumetti, parmigiana e whiskey mi rendono felice dal 1988. L'unione di immagini e parole è il medium che preferisco.

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