Negli anni sessanta Fantastic Four fu la serie più importante e di successo della Marvel. Il Favoloso Quartetto, infatti, diede vita al Marvel Universe propriamente detto ed entusiasmò un folto gruppo di lettori, grazie all’eccezionale operato dei leggendari Stan Lee e Jack Kirby. Di conseguenza, cercare di sfruttare la popolarità della squadra fu un passo quasi obbligato. A un certo punto, la Casa delle Idee decise di varare una serie dedicata alla Torcia Umana, uno dei componenti del team più amati e apprezzati.

Johnny Storm era un teenager come Peter Parker e questo avrebbe permesso al lettore di identificarsi con lui. Ma Johnny era diverso da Peter. Se quest’ultimo, almeno all’epoca, era un nerd disprezzato dai compagni di classe e dalle ragazze, Johnny era invece il prototipo del ragazzo popolare, desiderato dalle coetanee e ammirato dagli amici. Per giunta, le sue storie non erano caratterizzate dal concetto del ‘supereroe con super problemi’ tipico della Marvel. Mancava una continuity precisa e gli episodi erano spesso autoconclusivi.

La vera e propria evoluzione del personaggio, del resto, si percepiva in Fantastic Four e le vicende personali di Johnny erano semplicemente motivate da esigenze commerciali. Inoltre, i penciler che vi si dedicarono non erano al passo con i tempi. La serie della Torcia Umana, in pratica, sembrava più un prodotto DC, non in linea con la rivoluzionaria Marvel. Ciò non significa che le avventure incluse in questo secondo Masterwork dedicato a Johnny non siano intriganti e interessanti.

Le avventure della Torcia furono pubblicate nell’antologica Strange Tales che proponeva pure quelle senz’altro più innovative del Dr. Strange di Lee e Ditko. Il libro propone i nn. 118/134 del comic-book originale. Si tratta del ciclo finale e i testi e le sceneggiature sono dell’onnipresente Stan. Come ho scritto, concepisce trame autoconclusive, incentrate su classici scontri tra supereroi, in un’atmosfera scanzonata e umoristica. Tra i nemici spicca Wizard che allora era la nemesi per eccellenza della Torcia, ma non mancano altri villain destinati ad apparire in maniera ricorrente negli albi Marvel.

Se da un lato Lee propone criminali ormai dimenticati come Capitan Barracuda e il Terribile Trio, da un lato fa esordire l’Uomo Pianta nel n. 121, lo Scarabeo nel n. 123 e Pete l’Uomo Colla, in seguito noto come Trapster, nel n. 124. Ci sono apparizioni di Sub-Mariner nel n. 125 e quelle del Burattinaio e del Pensatore Pazzo nel n. 126, conosciuti dai lettori di Fantastic Four. A partire dal n. 123 la Torcia viene poi regolarmente affiancata dalla Cosa che diventa co-protagonista della serie. Ciò fornisce a Lee l’opportunità di proporre i consueti spassosi battibecchi tra i due eroi.

Va segnalato un team-up con l’Uomo Ghiaccio nel n. 120, e uno scontro con Quicksilver e Scarlet che in quel periodo militavano ancora nei Mutanti Malvagi di Magneto. La storia, però, ha una certa importanza per la continuity poiché allude all’imminente evoluzione psicologica dei due mutanti e crea le premesse per il loro futuro ingresso nei Vendicatori. Bisogna poi tenere d’occhio l’episodio del n. 130 che rappresenta davvero lo spirito degli anni sessanta. La Torcia e la Cosa, infatti, incontreranno i mitici Beatles.

Stan Lee scrive testi e dialoghi a tratti verbosi ma efficaci. La maggior parte degli episodi è illustrata da Dick Ayers, apprezzato inchiostratore, che ha uno stile grezzo, lontano da quello innovativo dei vari Ditko, Kirby e altri maestri della Marvel, ma piacevole e di buon livello. L’episodio che vede la presenza dell’Uomo Ghiaccio è disegnato dal grande Ditko, con risultati apprezzabili. Il n. 123 si fregia delle matite di Carl Burgos, l’ideatore della Torcia Umana Originale che, in un’ideale chiusura del cerchio, si occupa di quella contemporanea. Nei nn. 130 e 132 c’è un altro nome fondamentale dei comics, Bob Powell, che aveva pure realizzato qualche albo di Daredevil, influenzato dallo straordinario Wally Wood.

La serie della Torcia giunse comunque al capolinea, in parte perché caratterizzata da un’impostazione retrò, in parte perché il binomio Johnny Storm/Ben Grimm risultava più dirompente in Fantastic Four, e fu sostituita dalle più graffianti avventure di Nick Fury Agente dello Shield. Tuttavia, questo volume è interessante e può essere apprezzato dagli estimatori di materiale vintage.

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