Curioso e appassionante thriller-horror estivo che mescola il disaster movie alle atmosfere da monster movie, nel bel mezzo di questo torrido agosto italiano Crawl – Intrappolati è la proposta piena di freschezza che Alexandre Aja e il sempreverde produttore Sam Raimi hanno confezionato per tutti i fan dei prodotti audiovisivi a base di animali assassini affamati di carne umana.

Che il Raimi in qualità di produttore fosse una sorta di garanzia lo si sapeva già, stesso dicasi per le qualità che il regista parigino classe ’78 ha più volte dimostrato nel cinema horror, ma che una loro inedita collaborazione potesse dimostrarsi così esplosiva e riuscita resta comunque un dettaglio non da poco: è incredibile come tutto ciò che vediamo in questo film – e ne vedremo, di cose – sia venuto fuori da un budget di produzione di poco più di dieci milioni, a riprova che con le idee e con il talento nel cinema si può fare tantissimo anche con i mezzi più risibili.

La storia è la più semplice di tutte, inizia quando un enorme uragano colpisce la Florida e Haley (Kaya Scodelario), nuotatrice semi-professionista, su richiesta della sorella maggiore che vive dall’altra parte del Paese, è costretta ad ignorare gli ordini di evacuazione per andare a cercare il padre (Barry Pepper), che non risponde al cellulare da ore. Non trovandolo nella casa in cui vive attualmente decide di recarsi nella vecchia casa di famiglia, abbandonata dopo il divorzio dei genitori e prossima alla vendita, ed è proprio qui che lo trova, non solo nell’autocommiserazione per i suoi fallimenti come genitori e marito ma soprattutto anche gravemente ferito e bloccato in un’intercapedine del seminterrato: ciò che Haley non può sapere è che suo padre in quell’intercapedine ci si è nascosto volontariamente dopo aver trovato ad attenderlo sotto la casa un gigantesco alligatore intrufolatosi grazie alla tempesta, che nel frattempo continua ad infuriare innalzando sempre di più il livello dell’acqua … cosa che, a sua volta, agevola il passaggio per altri alligatori.

Da un concept così era lecito aspettarsi il solito divertissement stagionale, soprattutto considerato che la mano che l’ha diretto è la stessa dell’esorbitante banchetto campy-gore di Piranha 3D, ma sorprendentemente Aja confeziona più una sorta di favola nera sull’auto-consapevolezza di sé, tutta affidata alla grinta espressiva della Scodelario (che può sembrare una Emma Stone un po’ più smunta ma che dimostra buone doti fisiche in una prova da tour de force fra arrampicate sui soprammobili, getti d’acqua violentissimi e nuotate in apnea).

Certo si paga pegno – ovviamente – a Lo Squalo di Steven Spielberg, anche espressamente citato, e non si raggiungono mai i picchi emozionali di Paradise Beach di Jaume Collet-Serra, ma Aja riesce a tendere al massimo la tensione lungo i 90 minuti quadratissimi di narrazione, giocando alla grande con i jump-scare e nascondendo le creature anfibie tra i tubi e le scenografie in un modo che potrebbe rendere fieri Ridley Scott e il suo Alien.

Se non avete la pretesa di voler capire come si possa sopravvivere dopo tre o quattro bei morsi di alligatore o perché nel bel mezzo di un’apocalisse meteorologica condita di animali mangi-uomini si senta la necessità di analizzare le cause che hanno portato alla disfatta della propria famiglia – ma è un cliché del cinema survival quindi perché no – uscirete dalla sala piuttosto divertiti.

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