Go Nagai Robot

Alla fine dell’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUI – dopo essere stato vittima di una “autopsia” da lucido, Alec Holland aveva appreso che all’interno del suo corpo vegetale non vi era traccia dell’uomo che fu.

Go Nagai Robot

Alec Holland era morto nella palude e lì il mostro ne aveva recuperato i resti rassegnandosi alla sua condizione di pallida imitazione della vita normale grazie ai ricordi.

Tuttavia non c’è pace per il mostro, in Loose Ends – decimo ed ultimo episodio della serie – infatti il Conclave Group è intenzionato a stanarlo dalla palude, ricatturarlo e studiarlo di modo trarne profitto. Il piano era lo stesso di Avery che però ormai ne è stato estromesso e che, dopo aver eliminato la moglie Maria, cerca di riconciliarsi con Lucilia Cable tentativo che però finisce tragicamente.

Abby è ancora convinta di poter aiutare Alec e si reca a casa del Dottor Woodrue dove gli “organi” asportati allo stesso Alec stanno per essere cucinati e serviti. Woodrue è convinto così di poter curare la moglie e fa da cavia. Solo l’intervento della polizia scongiura il peggio.

Alec intanto attira la squadra d’assalto del Conclave Group nel cuore della palude e con feroce determinazione li elimina uno alla volta. Eliminata la minaccia la soluzione sembra scontata: perdersi nel Green. Forse però c’è ancora qualcosa o qualcuno che può trattenerlo ergendosi così anche a difensore contro la grande oscurità, il Rot, che preme sempre di più per uscire dalla palude.

Woodrue invece, nella scena post-crediti, ha saputo una mostruosa trasformazione…

Per il suo series finale Swamp Thing chiude il proverbiale cerchio e ritorna a quei toni spiccatamente horror che avevano caratterizzato i primi episodi.

E’ facile rintracciare in Loose Ends come il tema portante, narrativamente parlando, sia l’accettazione della condizione di Alec scelta dettata dalla prematura chiusura della serie e che dà senz’altro un certo senso di chiusura ma inevitabilmente fa rimpiangere il fatto che molti spunti narrativi – il Rot e il Green ad esempio – non verranno approfonditi.

L’episodio ha un ritmo sostenuto e la regia riesce a gestire molto bene i tempi permettendosi anche il lusso di confezionare un’ottima sequenza centrale di “combattimento” davvero eccellente nella sua semplicità supportata anche dalla fotografia particolarmente crepuscolare.

Se i filoni narrativi di Alec e Abby vengono risolti in maniera più che soddisfacente, per i personaggi secondari invece la situazione è decisamente più rapida lasciando un certo senso di incompletezza e di mera strumentalità vedasi Blue Devil.

Un finale che prende tutto il meglio di quanto fatto vedere in questa stagione per chiudere la serie in maniera più che dignitosa.

Swamp Thing ha subito lo stesso, ingiusto e inglorioso, trattamento di Constantine. Entrambe le serie, con le dovute proporzioni, sono state fra i migliori prodotti televisivi targati DC dell’era moderna. Nello specifico Swamp Thing ha dato un tono diverso e personale alle serie televisive DC ancora ancorate al modello, seppur vincente ma più adolescente, dell’Arrowerse targato The CW.

Creare quindi serie rispettose dei personaggi originali sia in termini di storytelling che di atmosfere è possibile e bisogna continuare a farlo educando gli spettatori.

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