L’episodio della scorsa settimana di Yellowstone – la nostra recensione QUI – si era concluso con Jaime che aveva confessato di aver rilasciato, all’epoca della sua candidatura ad Attorney General, una intervista compromettente contro il padre.

Questo non aveva fatto altro che gettare benzina sul fuoco della delicata situazione al ranch fra problemi personali – la “retrocessione” di Rip, gli sbalzi d’umore di Beth e i dubbi di Kayce – e attacchi che non avevano ancora trovato un responsabile e che si era concretizzati con l’avvelenamento del bestiame.

In questo sesto episodio, intitolato Blood The Boy, come facilmente intuibile il perno centrale della narrazione è il “guaio” combinato da Jaime a cui John intima senza troppi fronzoli di porre rimedio.

L’escalation è tuttavia repentina e drammatica e ancora una volta Jaime dovrà ricorrere all’aiuto della famiglia per risolvere il tutto con Rip che ne approfitterà per risolvere alcuni dei suoi conti in sospeso ma che non verranno risolti del tutto grazie al provvidenziale intervento di Kayce. Quando John scoprirà però come il figlio ha risolto la faccenda sarà tutt’altro che contento.

Sul piatto però c’è ancora la questione bestiame che improvvisamente viene illuminata da una prospettiva nuova e pericolosa. I fratelli Beck stanno manovrando sia John che Thomas Rainwater che Dan Jenkins in una abilissima partita a scacchi volta a metterli ancor di più l’uno contro l’altro ed ottenere il massimo vantaggio con il minimo sforzo.

Prosegue, come piacevole diversivo, anche la sotto trama con protagonista Jimmy che si scopre novello cowboy da rodeo e riesce ad ottenere i primi soldi extra per saldare il suo debito che pende come una spada di Damocle sul suo collo.

Sopravvivenza è il termine con cui meglio si può descrivere la narrazione di questo episodio che riprende con repentina drammaticità le trame principali di questa seconda stagione concedendosi qualche interessante “divagazione”.

In un triangolo composto da Jaime, Rip e Kayce si esplica tutta la tensione fra interessi, ed errori, personali e il preservare l’equilibrio immutabile delle cose, sinonimo di controllo e potere, al cui centro c’è ovviamente John Dutton che non perde mai di vista il quadro generale degli avvenimenti decidendo addirittura di proporre un confronto con quelli che fino a poco prima erano i suoi nemici e che ora potrebbero essere suoi preziosi alleati contro un nemico molto più subdolo.

Nota di merito alla regia, e alla colonna sonora, che realizzano sequenze precise e puntuali soprattutto seguendo il filone narrativo di Jaime e dando all’episodio un senso di claustrofobica oppressione che deflagra poi nella sequenza finale della battuta di caccia tanto distante esteticamente dal resto dell’episodio quanto vicinissima idealmente chiudendone il cerchio tematico.

Con questo sesto episodio è evidente la volontà di showrunner e sceneggiatori di creare un netto punto di svolta per le trame sia svelando il vero ruolo dei fratelli Price sia iniziando il percorso di lenta ma inesorabile caduta di Jaime ormai vero anello debole della catena così difficilmente forgiata dal capostipite John Dutton.

In definitiva di carne al fuoco c’è parecchia per il filotto di episodi finali di questa seconda stagione.

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