Dopo aver accompagnato Dylan in avventure che si sono svolte prevalentemente all’interno di uno spazio metafisico ben definito (vedi i numeri 390 e 391), ora tocca affrontare il tempo e come esso si interseca in maniera ingarbugliata dentro se stesso.

A darci il “la” verso la lenta conclusione del chiacchierato Ciclo della Meteora è lo sceneggiatore e disegnatore Carlo Ambrosini, che affronta, da autore unico, una storia da 192 pagine, divisa nei due numeri della serie regolare dei mesi di agosto e settembre 2019. Dopo una breve introduzione, capitanata da John Ghost che parlando direttamente al lettore presenta ciò che sta per iniziare, si apre il sipario su un film muto degli anni Venti: Stromboli, di Adolf Meyer. Una storia che racconta un mito romano: un sacrificio da parte del re di Lipari che doveva fermare l’eruzione del vulcano Stromboli, nel 500 a.C.
Dylan e Groucho, nonostante l’incombenza dell’apocalisse, si godono un attimo di normalità in un cinema che proietta vecchie pellicole restaurate. Poco dopo il termine della proiezione del film, che risulta essere incompiuto, Dylan si imbatte in una tenera libraia e, quasi subito dopo, nella sua ex fidanzata Melissa Martini, figlia dell’artista Vulcano Martini recentemente scomparso. L’indagatore si perde quindi nei ricordi di una bollente estate, immerso in un rendez-vous estivo (che richiama alla memoria le atmosfere de Il lungo addio) con la stessa Melissa, ricordando di una caverna dove i due si sono nascosti e dove hanno incontrato un bambino che somiglia in maniera impressionante al bambino muto comparso qualche tavola prima.

Da qui, Ambrosini avvolge i sensi dei lettori in una coperta temporale che oscura la vista e gli altri quattro sensi (compreso il quinto senso e mezzo), shakerando la mente e spruzzandola in diversi livelli temporali, che si diversificano tutti l’uno dall’altro per un dettaglio fondamentale. Il vortice di terrore all’interno del quale è avviluppato Dylan sembra non avere uscita, se non per mano di un personaggio tanto vecchio quanto nuovo che, usando il film Stromboli, riesce a spiegare quanto la meteora stia mettendo in crisi divinità e personaggi leggendari (ma non troppo).

Difficile dare un giudizio completo a queste prime 96 pagine della storia, senza avere già la seconda parte sotto mano. Ambrosini si accomoda su tutte le pagine, soffermandosi sui singoli momenti e sulle espressioni dei volti dei vari personaggi, oltre a dare grande spazio alla narrazione visiva del film muto. L’apertura del numero 395 con scene provenienti da un film degli anni Venti (scritto e sceneggiato dallo stesso Ambrosini) ci interconnette a un periodo storico ben preciso, il primo dopoguerra, intuibile anche dal nome del regista di Stromboli (Adolf Mayer), che richiama immediatamente al dittatore Adolf Hitler e al regista principe del cinema espressionista tedesco Carl Mayer. Sia le tematiche che il periodo storico sono tanto cari a Dylan Dog e dimostrano che Carlo Ambrosini è davvero un autore Bonelli completo, capace di prendere in mano il personaggio di Dylan e sviscerarlo e ricostruirlo a 360°, senza dimenticare alcun aspetto secondario e risaltando il vero orrore, ovvero l’incontrollabile gestione del Caos e di forze metafisiche che si ripercuotono sul vivere quotidiano.

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