Due anni dopo l’annuncio, Venerdì 19 Luglio 2019 l’attesa e già controversa nuova serie animata in computer grafica 3D basata sul manga Saint Seiya – I Cavalieri dello Zodiaco del maestro Masami Kurumada ha debuttato su Netflix in contemporanea mondiale.

Al momento sono disponibili sei dei dodici episodi pianificati per la prima stagione, che si propone di adattare la parte iniziale dell’opera originale — dalla Guerra Galattica alla saga dei Cavalieri d’Argento.

Se il manga originale si apriva su Seiya alla vigilia dello scontro con Cassios per la conquista dell’armatura di Pegasus, questa rivisitazione si apre sì su Seiya ma bambino, in compagnia di sua sorella maggiore Patricia: quando un gruppo di mercenari fa irruzione nella loro casa per rapire la ragazza, gli ingranaggi del destino si mettono in moto e Seiya inizierà a essere sempre più coinvolto nelle vicende dei sacri guerrieri devoti alla dea Atena, in questa epoca reincarnata nella piccola Isabel sotto gli auspici nefasti di una profezia oscura secondo la quale la dea causerà la rovina dell’umanità…

Diventato cavaliere di Pegasus per poter ritrovare la sorella scomparsa, Seiya incontrerà gli altri Cavalieri di Bronzo e si troverà a difendere la dea Atena dagli attacchi dell’esercito personale di Vander Guraad, un tempo compagno di ricerche del nonno di Isabel, che intende impossessarsi dell’Armatura d’Oro del Sagittario per i propri scopi.

Già da questa breve descrizione emerge come il team di sceneggiatori coordinato da Eugene Son, story editor di Avengers Assemble e Ultimate Spider-Man massacrato dai fan prima ancora dell’uscita della serie per aver trasformato Shun di Andromeda in una ragazza (Shaun), abbia apportato delle modifiche al materiale originale pur mantenendo una discreta fedeltà alla progressione della storia e dei suoi eventi chiave.

Modifiche a parte, come quelle riservate alla saga dei Cavalieri Neri che costituisce il climax di questa prima parte di stagione, il materiale di partenza appare adattato con una certa frettolosità; e se anche nel manga del maestro Kurumada gli eventi si susseguono a ritmo sostenuto, qui si corre senza il pathos che caratterizza l’opera originale.

A risentirne sono soprattutto gli scontri, tra l’altro messi in scena edulcorati dalla violenza letta nel manga e vista nella serie storica degli Anni 80 (vedasi il combattimento tra Pegasus e Dragone, per esempio).

La realizzazione grafica offre modelli 3D discretamente curati e animati; quello che più colpisce favorevolmente è il design delle armature, ottima rivisitazione da parte del maestro Takashi Okazaki.

L’adattamento italiano segue nei nomi di personaggi e colpi quello della serie animata storica.

In attesa del prossimo blocco di episodi, si può dire che il Saint Seiya di Netflix difficilmente troverà il pieno consenso da parte degli appassionati di lunga data o dagli estimatori del manga originale; risulterà sicuramente più godibile a un pubblico di giovanissimi e/o di neofiti, probabilmente l’obiettivo principale dei produttori della serie.

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1 commento

  1. Purtroppo per chi ha visto la serie originale e letto il fumetto questa serie non e’ minimamente paragonabile!! Tutto è stato compattato in maniera troppo frettolosa e la storia ne risente.. La grafica non è esecrabile ma paragonata ad altre serie netflix è comunque molto lacunosa.. Non capisco neanche questo discorso di voler rendere fruibile ad un pubblico più giovane serie più datate.. Voglio dire se un ragazzo vedesse la serie vecchia probabilmente sarebbe d’ accorco nel dire che questa nuova non arriva per niente ai fasti di quella originale! Personalmente ho apprezzato solo le armature e l idea di aggiungere un tono militaristico alla serie.. Apprezzabile anche doppiaggio soprattutto se raffrontato allo scempio fatto con evangelion..

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