Go Nagai Robot

L’ultimo episodio di Yellowstone – la nostra recensione QUI – era stato giocato su una doppia dualità. Da un lato quella dell’empia alleanza fra Dan Jenkins e Thomas Rainwater per la costruzione di un casinò/resort nella riserva che aveva attirato l’attenzione dei fratelli Price altri importanti attori nel palcoscenico del gioco d’azzardo in Montana.

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Dall’altro quella fra Jaime e Beth. Dopo aver appreso che il padre avrebbe appoggiato un’altra candidata, scelta accuratamente dalla sorella, Jaime aveva deciso di ritirarsi dalla corsa per attorney general spinto anche dalla stessa Beth che gli aveva fatto capire, con i suoi modi veementi, che lui avrebbe comunque e sempre rappresentato l’anello debole di della catena rappresentata dalla famiglia Dutton.

Con queste premesse, che faranno da filo conduttore, si apre il quarto episodio intitolato Only Devils Left. Qualcuno ha deciso di avvelenare, con metodo ingegnoso, il bestiame dei Dutton.

Inizia la caccia ai responsabili mentre Kayce si riavvicina a Monica e soprattutto emergono nuovi contrasti fra Beth e Jaime con quest’ultimo che contesta, ovviamente, le decisioni della sorella in sua assenza scoprendo addirittura di essere stato estromesso dall’atto di possesso del ranch e quindi del patrimonio di famiglia.

Dan Jenkins invece, con la pulce nell’orecchio messagli dai Price, capisce di essere in una posizione di svantaggio nell’accordo con Rainwater. Proprio i Price invece non essendo riusciti a “convincere” proprio Jenkins tendono la loro mano a John Dutton sperando di trovare una sponda più favorevole. John ovviamente è titubante ma visto il duro colpo subito con la perdita del bestiame inizia a soppesare la possibilità di stringere una alleanza.

Only Devils Left potrebbe definirsi un episodio di passaggio in cui si delineano, per quanto fluidi siano, gli schieramenti che si affronteranno nei prossimi episodi.

L’episodio parte un po’ lento e impiega forse qualche minuto di troppo per carburare appoggiandosi molto sull’avvenimento scatenante – la strage di bestiame – ma perdendosi quasi subito anziché magari insistere sul lato investigativo. Quando però al centro viene nuovamente messa la dinamica Jaime/Beth l’episodio inserisce la proverbiale marcia in più anche grazia all’ottima prova attoriale di Kelly Reilly e Wes Bentley, molto bravi nel creare un conflitto tutto loro nei conflitti più ampi.

L’intento dello script è abbastanza chiaro mostrare dei fronti comuni per poi abbatterne le sicurezze stringendo e sciogliendo alleanze, mostrando punti di vista contraddittori e disgregando le apparenze.

L’unico stoico rimane John Dutton sempre in bilico fra le mille sollecitazioni e il compito, improbo, di governare la barca in porti sicuri.

Nota a margine per una regia che risente dell’influenza proprio del Taylor Sheridan regista soprattutto dal punto di vista delle inquadrature e della luce pur peccando per qualche scelta un po’ banale dettata forse più dall’utilità che dalla pigrizia o incapacità.

Come fatto per la prima stagione, e ormai prossimi al giro di boa, Yellowstone costruisce sapientemente e senza fretta le sue trame appoggiandosi sia su prove attoriali sempre elevatissime sia su script solidi. Come già accaduto però la serie costringe lo spettatore ad un punto limite in cui dopo tutta questa costruzione si deve necessariamente iniziare a “aumentare” il ritmo e a fornire i primi “payoff” per le varie trame.

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