Come ogni season premiere che si rispetti anche quella della seconda stagione di Yellowstone era servita per fare il punto della situazione – la nostra recensione QUI – dopo il drammatico finale della passata stagione e l’aveva fatto con un tono sinistramente leggero che aveva amplificato gli ultimi concitati minuti in cui John Dutton si era sentito male ed era stato operato dalla veterinaria del ranch (!) per un ulcera perforata.

Non ci potrebbe essere quindi titolo migliore di New Beginnings per l’episodio di questa settimana che riparta dallo stesso John che, pur contro il parere dei medici, si fa dimettere dall’ospedale. Il confronto con il figlio è Kayce è durissimo e intreccia molti non-detti: dal cancro tenuto nascosto alla fine del matrimonio di Kayce stesso e conseguente ritorno al ranch.

Mentre Beth inizia in maniera sagace la sua controffensiva per salvare il ranch così come illustrata nel precedente episodio, proprio il ranch è fulcro di tensioni che rischiano di minare il già precario equilibrio. Rip infatti è in cerca di vendetta nei confronti di Walker e mentre lo scontro diventa violento John chiede proprio a Rip un grande sacrificio ovvero fare di Kayce il capo della manovalanza.

Il cambio della guardia ovviamente indispettisce Beth, che ricordiamo ha una sorta di relazione con Rip, che ha un duro confronto proprio con Kayce e al quale chiede di farsi da parte e di aspettare di ereditare il ranch quando il padre morirà e non provare a vivere una vita che ha sempre ripudiato.

Intanto John inizia la riabilitazione accompagnato da Kayce, lì ci sarà un inaspettato incontro che farà venire al pettine tutto ciò che il ragazzo si è sentito dire dal padre e dalla sorella.

La tensione generata dalle condizioni di salute di John e dai cambi nella gestione del ranch oltre che dalla controffensiva portata avanti da Beth sono solo il pretesto per un episodio che trova la sua ragion d’essere nel bellissimo dialogo – o monologo a seconda della prospettiva da cui lo vediate – fra John e Kayce nei primi minuti.

La pressione generata dalle sue precarie condizioni di salute è solo una macabra “allegoria” presentata al figlio per spronarlo ad affrontare di petto quello che sta accadendo, una situazione estrema da “spalle al muro” in cui non è possibile aggirare l’ostacolo come fatto in precedenza.

Corollario di questo discorso è il confronto finale fra Kayce e Beth. Qui la prospettiva è ben diversa seppur l’argomento è sostanzialmente lo stesso; con la veemenza che da sempre la contraddistingue Beth “chiede” al fratello se è abbastanza forte per affrontare prima di tutto i suoi problemi ancor prima che quelli della famiglia.

In tutto questo l’ago della bilancia è rappresentato dal personaggio di Rip il quale incarna lo spirito di sacrificio ultimo e legato al concetto stesso di famiglia che era stato portante nella prima stagione e che lentamente ma inesorabilmente si sta disgregando e trasformando in questa seconda stagione.

Assente ancora Jaime la cui sottotrama è evidentemente tenuta in serbo per la parte centrale della stagione.

Da segnalare infine l’ottima regia che mantiene un ritmo tutto sommato alto e riesce a far confluire in maniera organica i vari punti di vista di una sceneggiatura fortemente incentrata sull’interazione dei personaggi e sulla componente drama.

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