Yellowstone è stata una delle sorprese della passata stagione televisiva.

Il drama modern western di Taylor Sheridan – lo sceneggiatore e regista dietro i film più abrasivi e ficcanti degli ultimi anni: Hell or Highwater, Soldado, Wind River solo per citarne alcuni – ha sbancato in termini di ascolti, pur andando in onda su un canale via cavo, e soprattutto in termini di critica impreziosito da una prova maiuscola di un Kevin Costner sempre nella parte dell’uomo di frontiera, fuori tempo e soprattutto in quelli di inflessibile patriarca.

La scorsa stagione – la nostra recensione QUI – si era conclusa in maniera drammatica: le condizioni di salute di John, che aveva già sconfitto un cancro, era peggiorate e i suoi nemici aveva attuato la più efficace delle tattiche ovvero divide et impera contro i suoi figli.

Il giovane Kayce era stato lasciato dalla moglie Monica e ed era tornato a casa pronto ad imparare “i segreti” di famiglia, Rip era sfuggito per un soffio ad una indagine montata ad hoc per intralciare il padre mentre Jaime, attirato dalle possibilità di una carriera politica, era stato avvicinato da una giornalista d’assalto.

John aveva deciso quindi di affidare la “facciata” dei suoi affari alla figlia Beth, la più instabile ma l’unica rimasta sempre fedele pur nelle sue contorte maniere.

Come ogni season premiere che si rispetti anche A Thundering deve fare il punto della situazione recuperando i filoni narrativi dei vari personaggi.

Per i Dutton è il momento di contrattaccare e Beth trova una candidata ideale da far correre, e supportare, contro il fratello Jaime nelle elezioni. Intanto ha già preparato le contromosse economiche contro la tentata scalata ostile per comprare i terreni del ranch: ipotecarli come terreni non coltivabili facendosi pagare dal governo federale.

Al ranch la vita scorre invece spensierata con qualche nuovo arrivo e la preoccupante escalation di Kayce. Intanto le condizioni di John peggiorano improvvisamente.

E’ una season premiere sinistramente leggera, almeno per 3/4 di episodio, quella di questa seconda stagione di Yellowstone eppur pervasa da una malinconia e da una tensione strisciante.

La regia è più semplice e lineare del solito – ottima scelta, dettata dal dover recuperare il passo dalla stagione precedente – mentre Taylor Sheridan si concentra su una sceneggiatura molto cowboy ma che non rinuncia ai dialoghi brevi e fulminanti che contraddistinguono la sua scrittura.

In gran spolvero il personaggio di Beth (Kelly Reilly) che nei minuti a disposizione catalizza quanto di buono aveva già fatto vedere il suo personaggio. Un po’ in ombra Jaime e gli antagonisti invece ma la scelta sembra essere consapevole e dettata invece dal voler sottolineare il cambio di regime per alcuni personaggio uno su tutti Kayce.

Il finale teso e inaspettato corrobora questo aspetto nella maniera più consona alla serie ovvero attingendo senza troppe remore dal background spiccatamente drama.

Yellowstone riparte esattamente da dove si era fermato con un ritmo decisamente, e sorprendentemente, alto disseminando sotto l’apparente leggerezza della prima parte della puntata una serie di indizi su quelli che saranno i filoni narrativi principali portanti della stagione e presentando, seppur brevemente, nuovi interessanti personaggi.

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