Gli strani avvenimenti che circondano la palude della piccola cittadina di Marais in Lousiana e la conseguente epidemia mortale che si è scatenata, hanno convinto la Dott.sa Abby Arcane a fermarsi nella sua piccola cittadina natale.

Le indagini, e gli esperimenti, dell’estroverso Alec Holland avevano dapprima incuriosito la dottoressa e poi, dopo l’omicidio del biologo, l’avevano convinta che qualcuno stesse inquinando la palude con pericolosi agenti chimici.

Come visto nell’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUI – Abby aveva sperimentato in prima persona che qualcosa è vivo nella palude: un mostro gigantesco che però aveva salvato la vita di Susie, la piccola paziente zero dell’epidemia.

Quello che ha visto Abby è reale o frutto della sua immaginazione o degli esperimenti condotti nella palude? E insieme al lato più selvaggio della natura cos’altro si è risvegliato tanto di maligno tanto da perseguitare Maria Sunderland?

Da qui riparte il terzo episodio di Swamp Thing intitolato He Speaks.

La morte di Holland, la fuga di Susie e l’insistenza di Abby fanno velocemente precipitare gli eventi di quella che ha tutta l’aria di essere una cospirazione. Mentre Abby viene estromessa dall’indagine sull’epidemia dopo che arriva un misterioso suo superiore da Atlanta, alle ricerche sulla natura della stessa epidemia si aggiunge anche il bio-genetista Jason Woodrue che come ben sappiamo è al saldo di Avery Sunderland.

Il magnate deve contenere la fuga di informazioni sui suoi traffici mentre per Abby l’unica soluzione per fare chiarezza è recuperare gli appunti di Alec. Come la stessa Abby scoprirà quello che ha visto non è l’unico mostro che popola la palude ma forse è l’unico mostro buono e al suo interno c’è ancora uno scampolo di Alec Holland.

Tanto basta alla dottoressa per arginare l’epidemia ed ottenere una prima vittoria mentre per Avery il cerchio inizia a stringersi.

Dopo aver, giustamente, basato i primi due episodi sulla componente horror con il terzo episodio showrunner e sceneggiatori iniziano a dare sostanza a quella che altrimenti sarebbe stato un semplice esercizio di stile. Per questo iniziano a muovere le varie pedine affinché imbastiscano la più classica delle cospirazioni con al vertice Avery Sunderland e sottesa dalla componente esoterica che si muove ancora sottotraccia.

La parte horror non viene accantonata ma semplicemente declinata verso l’atmosfera anziché i jump scare mentre matura il rapporto fra il mostro e Abby che paga dazio ai classici monster movie anni ’50.

E’ indubbio che il cuore dell’episodio però sia il primo vero incontro, con scambio di battute, fra Abby e il mostro con quest’ultima che intravede il barlume di umanità del fu Alec Holland negli occhi scarlatti del mostro.

E’ una grande sequenza – per atmosfera, fotografia e semplicità registica – quella che coinvolge il mostro e Abby e ancor prima il mostro e la sua controparte insettoide – forse un riferimento al Rot di fumettistica memoria? – e che si risolve in maniera inaspettata mostrando il carattere decisamente poco supereroistico e più tragico delle vicende e del personaggio stesso.

Ancora un episodio eccellente che mostra la solidità nella costruzione dei personaggi e delle trame.

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