Fa quasi tenerezza che il punto saliente di questa rom-com targata Netflix, e incentrata su un cast orientale per inseguire barra replicare il successo del recente Crazy Rich Asians della Warner Bros., sia rappresentato dall’apparizione di Keanu Reeves nei panni di Keanu Reeves (perché, si, Keanu Reeves è diventato un fenomeno social talmente popolare che sarebbe poco lungimirante per chiunque non cercare di speculare su quella stessa aurea di popolarità che circonda il suo nome).

Al suo esordio nel lungo, la regista e produttrice televisiva Nahnatchka Khan dimostra di non essere in grado di staccarsi totalmente da quel mondo produttivo mettendo in scena un film che è molto più radicato nella soap-opera di quanto non lo sia nel cinema, e la soap-opera che ci viene presentata non è neppure particolarmente brillante; sicuramente non è brillante la chimica tra Randall Park e Ali Wong, che dovrebbe altresì sorreggere il film ma che invece risulta annebbiata dalla patina di indolente comicità che avvolge il tutto.

Finché Forse Non Vi Separi racconta la storia di due amici d’infanzia che non si parlano da più di quindici anni. Quando Sasha (Ali Wong), ormai chef di fama internazionale, si trasferisce a San Francisco per aprire un nuovo ristorante, si imbatte nel suo vecchio amico Marcus (Randall Park), musicista un po’ fallito che dipende ancora da suo padre.

Nonostante le due vite molto diverse, l’attrazione che li lega sembra non essersi mai spenta. E quando il fidanzato della talentuosa chef deciderà di piantarla poco prima del loro matrimonio, fra i due sembra riaprirsi una nuova possibilità. Riusciranno Sasha e Marcus a superare i loro precedenti e concedersi una seconda occasione d’amore?

Arrivare fino a scoprire la risposta potrebbe rischiare di non interessarvi, per come il film rimanga impassibile a livello visivo cementando quello che potremmo iniziare a definire ufficialmente il “modello rom-com di Netflix” (infausti esempi: Set it Up, Tutte Le Volte Che Ho Scritto Ti Amo, The Incredible Jessica James), che ormai è praticamente un vero e proprio sotto-genere della commedia.

Guardando il film si ha la sensazione che qualcuno abbia forzato i toni della commedia di su una storia che in realtà era stata pensata per sfumare di più verso il dramma: Wong e Park si muovono senza soluzione di continuità tra il serio e il divertente, con il solo risultato di non incontrarsi mai a metà strada, come un perpetuo tiro alla fune in cui non vince nessuno. Il linguaggio visivo è generico e sottosviluppato, e il ruolo di Reeves fa pensare più ad una grossa trovata pubblicitaria che ad un vero tentativo di sorprendere (le sue battute sono aforismi che si trovano esattamente al centro fra una splendida autoironia e una celebrazione della propria leggenda, ed è poi l’unico motivo per cui questo film sarà ricordato).

C’è anche la volontà abbastanza sfacciata di catturare/deridere il pubblico dei programmi televisivi di cucina: non che ci si spinga troppo oltre nelle idee di messa in scena, con alcune sequenze che vorrebbero essere Harry Ti Presento Sally ma che fanno pensare più a Masterchef.

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