Avevamo lasciato DC’s Legends of Tomorrow nel 1802 con un episodio – la nostra recensione QUI – che seppur non senza qualche passaggio a vuoto aveva fatto confluire in maniera organica l’arco narrativo legato allo sfruttamento delle creature magiche con quello decisamente principale legato a Constantine e al demone Neron.

Hank Heywood era stato ucciso proprio da Neron nel momento stesso in cui aveva deciso di rompere la loro alleanza e dell’omicidio era stata accusata Nora che fuggitiva aveva trovato rifugio sulla Waverider da Ray. La donna aveva avvertito che all’opera c’erano forze potenti e oscure.

Parallelamente con l’aiuto di Nora e con le capacità di Constantine, le Leggende avevano scoperto che dietro le loro ultime missioni c’è proprio il demone Neron.

Il dodicesimo episodio, intitolato The Eggplant, The Witch & The Wardrobe, riparte proprio da qui e prende come spunto il litigio fra Sara e Ava. Quando Sara si reca nell’appartamento di Ava per fare pace lo trova a soqquadro; risulta subito chiaro che dietro la sua sparizione c’è il demone.

Ritrovare Ava è il compito più facile, quello più difficile sarà riportarla indietro dal limbo in cui è stata gettata da Neron per prepararla ad essere il suo nuovo ospite. Toccherà a Sara farsi trasportare in quello che ha tutta l’aria di un… grande magazzino e appianare le differenze con Ava.

Charlie, Constantine e Nora intanto riescono addirittura a catturare Neron e il loro piano è semplice convincerlo a liberare il suo attuale ospite e imprigionarlo. Tuttavia l’intervento di Ray, ignaro del piano, libera il demone e distrae i due maghi. Il demone sembra apparentemente riuscito a fuggire…

The Eggplant, The Witch & The Wardrobe capitalizza in maniera non del tutto puntuale su quanto fatto vedere nel precedente episodio.

Di buono c’è un taglio decisamente più “magico” con Constantine e Neron al centro del plot mentre la componente romantica, riaffacciatasi a sorpresa sempre nel precedente episodio, occupa porzioni importanti dell’episodio con fortune alterne.

Se l’idea del limbo di Ava come una Ikea sui generis è divertente in prima battuta alla lunga stanca e fa perdere di mordente alla divertente intuizione degli sceneggiatori così come l’inutile balletto riempitivo fra Zari e Nate.

L’episodio quindi vive sulla tensione delle parti, tensione che come intuibile subisce alcuni cali, pur riuscendo a raggiungere una risicata sufficienza.

E’ evidente come questo dodicesimo episodio inizi a preparare il terreno per il filotto finale mischiando un po’ le carte in tavola ed eliminando definitivamente elementi ridondanti e/o chiudendo sotto trame ancora aperte come il rapporto fra Constantine e Des o quella del parco divertimenti.

Pur mettendo ancor di più al centro dell’attenzione Neron che, per quanto poco approfondito, si sta rivelando un villain quanto meno credibile la serie ora deve cercare di rendere organica la sua componente più sbarazzina senza far perdere proprio di credibilità il villain e più in generale le vicende che, per quanto non sempre accompagnate da un filo logico ben definito, grazie ai piccoli ma puntuali twist di showrunner e sceneggiatori stanno dando concretezza a questa stagione.

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