Le regole sono fatte per essere seguite, soprattutto nel caso in cui non bisogna chiedersi il perché. Meglio tacere ed eseguire, no? Ma se dovesse capitare di infrangerle per caso, chi verrebbe mai a saperlo?

Ecco, Marco Nucci e Lorenzo Zaghi in L’uomo delle valigie vogliono farci sapere che non c’è scampo ed è inutile fuggire: se sgarri, ti verranno a cercare e qualsiasi via di fuga sarà sbarrata.

Nel 1937, New York è frenetica e fumosa, esattamente come le attività illecite che brulicano sottobanco pur di mettere da parte una buona cifretta per sopravvivere alle conseguenze della Grande Depressione. In un’America che ancora non sente la puzza delle leggi razziali, l’ebreo Ira Zimmer è alla ricerca di un lavoretto ben pagato. Gli viene offerto un lavoretto molto semplice: ritirare una valigia contenente altre piccole valigie, da consegnare a una lista di indirizzi. Due regole sole: non aprire le valigie e non fare domande. Ma è per colpa di una valigetta aperta per sbaglio che Ira si ritroverà immischiato in un misterioso countdown dalla fine sconosciuta…

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Secondo volume cartonato di Marco Nucci e secondo successo narrativo. Dopo Sophia dell’oceano pubblicato da Tunuè, lo sceneggiatore riesce di nuovo a tirare il lettore dentro atmosfere inquietanti e fumose, oscure e melmose, come lo smog denso che esce fuori dagli scarichi delle macchine anni Trenta. La tensione si tocca fin dalle prime pagine della storia, dove il protagonista Ira racconta tutto ciò che di strano gli sta accadendo intorno. Quella sensazione che pervade l’ascoltatore del fatto che qualcosa (o qualcuno) dall’alto stia manovrando ogni tua azione va al di là del divino, protendendo infinitamente verso il diabolico. Tra le abilità di Nucci c’è quella di plasmare il genere noir a suo piacimento, infarcendo pagine e pagine di dettagli speciali che… serviranno alla narrazione? Chissà. Lo sceneggiatore trasforma Ira in un burattino nelle sue mani, come in un episodio di Black Mirror (“Zitto e balla”), aggiungendoci un “ma…” finale: riuscirà il nostro eroe a infrangere delle strane leggi che vanno oltre l’umana comprensione? Di sicuro si nota la forza estrema del protagonista di non farsi comandare da qualcosa senza volto, cercando di scardinarlo dall’interno con l’abilità di un cesellatore.

Per impreziosire la narrazione già così palpitante, Lorenzo Zaghi e le sue linee frenetiche amplificano ancora di più il senso di costante tensione e brivido dell’ignoto. I volti non eccessivamente dettagliati lasciano comunque spazio alle emozioni di tutti i personaggi che passano per sbaglio tra quelle tavole e altri che sono a loro volta protagonisti di un meccanismo perverso e ineluttabile. La costruzione complessiva è ideale per un fumetto noir che non fa per nulla rimpiangere le opere di Will Eisner.

A confondere ancora di più le idee, i colori di Mattia Iacono rimescolano i canoni cromatici delle linee temporali. Flashback, linee del presente e racconti si riassemblano tra di loro, generando iniziale perplessità nel lettore che si attenua verso la fine, con una gamma di colori che riportano la mente al ricordo di Blacksad.

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