Dopo averla accolta nella sua scuderia di autori con il primo volume della sua opera più lunga, il seinen fantascientifico Dosei Mansion – la nostra recensione QUI, BAO Publishing attinge dalla produzione della mangaka Hisae Iwaoka proponendoci l’antologia Fiori di Biscotto che chiude le uscite di maggio di Aiken, la neonata etichetta manga dell’editore milanese, chiudendone anche idealmente il cerchio dopo l’altra antologia, quella firmata da Ken Niimura e intitolata Henshin – la nostra recensione QUI.

In questo Fiori di Biscotto, volume autoconclusivo, l’autrice utilizza la più classica delle ambientazioni scolastiche per raccontare le vicende di un folto gruppo di personaggi fra studenti e docenti in un affresco variegato di sentimenti e vite che si snoda in 10 capitoli più un brevissimo epilogo.

Ecco che un animaletto di classe diventa fonte di curiosità ma anche discussione fra dei giovani studenti delle elementari mentre giovani professori fanno fatica a rilassarsi passando “dall’altro lato” della barricata – Il Coniglio in Classe, Il Giardino dell’Apprendimento e Una Maestra Irrequieta.

Ci sono anche i timori e le speranze di una studentessa che pensava di non avere talento in nulla – La Scatola del Suono – e quelle di due giovani “teppisti” che cercano di scrollarsi di dosso la loro cattiva nomea – Uchi & Masu.

Un vecchio professore torna a scuola per una supplenza portando in gita i suoi piccoli alunni rivivendo così i ricordi della sua infanzia – Sulla Collina e Epilogo – mentre l’ultimo giorno di vacanza prima dell’inizio della scuola è il momento perfetto per una “ribellione” in grande stile – Il Regno della Notte.

E’ senz’altro delicatissima la sensibilità con cui la Iwaoka decide sentimenti, ansie e aspettative dell’umanità che passa nei corridoio di questa ipotetica scuola che diventa luogo di formazione, consapevolezza di sé e del mondo.

Nel corso dei 10 capitoli la mangaka alterna in maniera sapiente momenti comici, riflessivi e introspettivi. L’intento dell’autrice è subito evidente e riesce, in un modo o nell’altro, ad essere sempre il perno di tutte le storie: mettere a nudo i sentimenti dei protagonisti. Un intento nobile e ancora più apprezzabile se rapportato alla cronica “riservatezza” della cultura nipponica.

Se in questo senso le storie, apparentemente slegate fra loro, trovano sicuramente compimento è un peccato che non tutte riescano a coinvolgere il lettore allo stesso modo con alcune più “immediate” e altre invece forse un po’ troppo “posate” nel ritmo e nello sviluppo.

Lo stile grafico della Iwaoka è facilmente distinguibile grazie al tratto rotondeggiante e kawaii con le figure che cercano di mantenere una parvenza di realismo pur essendo rappresentate con anatomie spesso esagerate – teste molto grandi e arti sottilissimi – che, nello specifico di quest’opera, si adattano molto bene ai momenti più comici e caricaturali in cui vi è particolare attenzione alle espressioni facciali. La costruzione della tavola è molto ordinata, quasi rigida, in uno schema che predilige riquadri orizzontali disposti in 3 ordini di 2 massimo 3 riquadro ciascuno.

Molto curata l’edizione BAO Publishing che si segnala per una ottima traduzione e un adattamento impeccabile. Il brossurato con sovracoperta è anche apprezzabile per la scelta grafica che ricalca quella del tankobon originale. Da segnalare infine il minuzioso lavoro di lettering.

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