La Marvel compie ottant’anni e Panini Comics ha deciso di celebrare questo importante traguardo con una serie di volumi intitolata Decenni che proporrà le storie più rappresentative della casa editrice. .

Si inizia con gli anni quaranta e il libro che avrete modo di leggere include lavori entrati a pieno diritto nella leggenda dei comics. Protagonisti assoluti sono Sub-Mariner, il Principe Namor ancora oggi presente negli albi della Casa delle Idee, creato dal grande Bill Everett; e la Torcia Umana, l’androide ideato da Carl Burgos che non ha nulla a che vedere con il più celebre Johnny Storm dei Fantastici Quattro.

Al pari di Capitan America, Namor e la Torcia furono i personaggi Timely (nome originario della Marvel) più apprezzati dai lettori dell’epoca e con buone ragioni poiché erano caratterizzati in maniera efficace e le loro avventure sono decisamente coinvolgenti. Va specificato che hanno un’attitudine propagandistica perché l’America era in guerra, la minaccia nazista preoccupava l’opinione pubblica statunitense e il mondo della fiction rispecchiava quel clima psicologico. I fumetti non facevano eccezione.

I villain che Sub-Mariner e la Torcia Umana affrontano sono quasi sempre nazisti, ma in certi casi non mancano i sovietici che, benché ostili a Hitler, venivano descritti comunque come infidi e pericolosi. Il libro presenta storie di importanza fondamentale, anche perché si basano sugli incontri tra i due eroi, cosa inusuale. Negli anni quaranta, infatti, il concetto di crossover tra le testate era pressoché sconosciuto e i team-up non erano frequenti.
Bill Everett e Carl Burgos, invece, fecero spesso incontrare i rispettivi personaggi, a volte ideando, appunto, crossover, e si trattò quasi sempre di scontri e dissidi.

Quando, invece, Namor e la Torcia agiscono insieme, lo fanno malvolentieri e solo perché spinti dalle circostanze. Per giunta, le loro psicologie erano piuttosto diverse da quelle degli altri giustizieri in calzamaglia. La Torcia ha un carattere difficile, non sempre riflette prima di agire, è capace di provare rancore spropositato nei confronti di Namor e non è equilibrato. Namor, d’altro canto, è una mina vagante, sembra agire più da villian che da supereroe, considera gli esseri umani suoi nemici e non esita a uccidere (impensabile per un eroe).

Quando, perciò, Stan Lee lo riprese negli anni sessanta, presentandolo, almeno all’inizio, come un supercriminale, sebbene dotato di una sua nobiltà d’animo e di un codice d’onore, non fece altro che estremizzare caratteristiche già presenti nella concezione originaria di Bill Everett. Il volume si apre con gli storici Marvel Mystery Comics nn. 7-10, in cui viene narrato il primo scontro tra Sub-Mariner che intende distruggere il mondo di superficie perché ritiene che gli umani abbiano tradito la sua fiducia e, appunto, la Torcia.

Bill Everett si occupa dei capitoli riguardanti Namor e Carl Burgos di quelli della Torcia. Lo stile dei disegni va collocato nell’ottica degli anni quaranta e può apparire poco accattivante se giudicato con la sensibilità odierna. Ma non è privo di qualità. Everett, in particolare, ha un tratto cupo e ombroso, mentre Burgos ha un’attitudine più solare e quasi cartoon. Il risultato è eccellente. Ciò che più colpisce, comunque, è il ritmo indiavolato delle trame. Le vicende sono veloci e sincopate. Testi e dialoghi sono assolutamente privi di verbosità e risultano ancora oggi moderni.

Di tanto in tanto vengono inseriti alcuni capitoli in prosa che sono parti integranti delle avventure e possiamo concludere che Alan Moore con il suo Watchmen in fondo non ha inventato nulla. Queste opere erano rivoluzionarie, decisamente avanti per l’epoca.
Non è facile, comunque, stabilire quale sia stato l’autentico apporto di Everett e Burgos. Negli albi della Golden Age non venivano mai riportati i nomi degli autori ed è sicuro che in queste storie furono impegnati altri cartoonist. Human Torch Comics n. 3, per esempio, è scritto da John H. Compton e non si sa di chi siano i disegni. In Human Torch Comics n. 10, d’altro canto, conosciamo i penciler, Al Fagaly e Carl Pfeufer, ma lo sceneggiatore non è citato.

Il libro ha il pregio di presentare storie divertenti, fantasiose, ricche di azione, pathos e colpi di scena. Appaiono pure personaggi come Betty Dean, ricorrente nelle storie di Sub-Mariner, e il Professor Horton, lo scienziato inventore dell’androide Torcia Umana. Non si può non citare Toro, il suo giovane sidekick, anche lui ripreso in epoca Marvel. E fanno una fugace apparizione eroi che negli anni quaranta avevano una discreta popolarità: il primo Ka-Zar, diverso da quello odierno; Angel (nessuna relazione con il celebre mutante alato) e il Patriota, uno dei tanti eroi ‘propagandistici’ nati sulla scia di Cap.

Insomma, questo volume è imperdibile per coloro che si considerano fan della Marvel e intendono fare la conoscenza di un periodo essenziale della lunga e complessa esistenza editoriale della Casa delle Idee.

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