Cosma & Mito Vol. 1 – L’Antro dei Lupiminari di Zurlo & Filosa | Recensione

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Saranno riusciti Nicola Zurlo e Vincenzo Filosa a riunire le leggende della Calabria con quelle del Giappone nella loro nuova opera?

Cosma & Mito è la storia di una madre ed un figlio che vivono vicino al porto di Crotone, ma in un mondo che è diverso dal nostro, immerso in una mitologia ancestrale che ha reso le leggende realtà. Un giorno Mito deve restare a casa da solo perché la madre deve fare una commissione al mercato; lì, dal non aver saputo resistere a fare una scarpetta al sugo, comincerà la storia avventurosa di questo giovane ragazzo conteso tra due culture e nato dall’amore della madre per la propria libertà e da una scelta di autonomia.

Cosma & Mito è una storia che sarà presentata in quattro volumi da Coconino Press, scritta da Nicola Zurlo, qui al suo primo esperimento con il fumetto, e disegnata da Vincenzo Filosa, che oltre che disegnatore è anche curatore delle collane Gekiga e Doku per il medesimo editore.

La caratteristica principale che rende questo fumetto un caso unico ed interessante è il tentativo di unire il folklore calabrese con le tradizioni giapponesi: si avranno dunque i lupiminari (il vocabolo calabrese per i lupi mannari) ed i tanuki (qui chiamati tassi dai lunghi testicoli), fino allo spirito delle conserve, una vera e propia megera dei boschi della Sila Piccola che unisce tradizione giapponese e calabrese.

La narrazione è veloce, tuttavia sarebbe stato più agevole per il lettore conoscere il “background mitologico” alla base del fumetto all’inizio della storia, invece si è scelto di esplicarlo solo attraverso alcune tavole senza testo, che tuttavia non tutti potrebbero decifrare agevolmente, oltre la prima metà del volume, nonchè nel dossier che accompagna la storia. Questo a mio parere inficia anche il successo di alcuni personaggi, che sembrano ancora marionette sul palcoscenico senza una particolare esperienza che li faccia sembrare a 360°: se infatti Cosma appare una donna forte e determinata, Mito è invece piuttosto succube degli eventi e per ora non riesce ad esprimere una personalità che lo faccia entrare in simbiosi con il lettore, nonostante la rilevanza del suo ruolo. Vedremo poi che ruolo avrà il polpo che corre in aiuto dei protagonisti.

Per quanto riguarda il lato artistico, Vincenzo Filosa (già apprezzato autore nel 2015 di Viaggio a Tokyo) dimostra anche qui quanta influenza ha avuto il manga su di lui, soprattutto il gekiga, dato che Shigeru Mizuki, maestro giapponese nella creazione di mostri (basti citare il classico Kitaro dei Cimiteri), sembra aver ispirato l’artista nella sua rappresentazione di quelli che in un manga chiameremmo yokai. La caratterizzazione grafica dei personaggi può sembrare un poco fuori dall’ordinario per il lettore abituato a leggere solo opere italiane, ma il risultato finale è riuscito davvero molto bene, anche grazie alla scelta dei colori.

Ma la vera influenza si vede in realtà nella costruzione delle tavole e nella sequenza delle scene, dinamiche ed accattivanti come poche nel panorama italiano.

Il volume viene presentato in un brossurato con sovracopertina e carta di qualità che rende onore ai disegni di Filosa. Alla fine del volume c’è anche, come detto, una piccola enciclopedia con la descrizione dei mostri incontrati durante questa prima parte della storia.

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