Arriva in Italia il nuovo film di Ruben Fleischer, l’atteso cinecomic Venom.

Tom Hardy diventa una sorta di dottor Jekyl e un alieno Mr. Hyde nel nuovo film di Ruben Fleischer, Venom, tentativo davvero poco riuscito della Sony di piazzarsi nella linea sottile che separa i film dei Marvel Studios dalle atmosfere dark che la Warner già esplorava nel 2009 con Watchmen e soprattutto dalle recenti iperboli rated-r che la Fox ha sperimentato col franchise di Deadpool.

Fleischer, celebre regista di Benvenuti a Zombieland e 30 Minutes or Less che torna alla regia dopo il mediocre Gangster Squad del 2013, dimostra di non sapere bene che pesci prendere e tenta di andare contemporaneamente in tutte e tre le direzioni (prova a divertire come un film Marvel, ad essere oscuro come un film Warner e pure violento e spregiudicato, ma rimanendo nei confini del PG-13), finendo purtroppo per rimanere assolutamente immobile, impantanato in una trama del tutto incoerente, una CGI pasticciona e obsoleta che sembra vecchia di un decennio (il design di Venom, però, almeno quello funziona e sembra voler mescolare l’agilità di Spider-Man col fisico imponente di Hulk) e soprattutto in una storia popolata da personaggi secondari nient’affatto interessanti, guidati da una mano (quella di Fleischer) priva della personalità necessaria a infondere carisma ad un film che purtroppo, semplicemente, non ne ha.

Tom Hardy interpreta Eddie Brock, un reporter investigativo di motocicletta munito che lavora a San Francisco, investiga sulla corruzione che dilaga in città e indaga su omicidi irrisolti. Verrà licenziato quando, con un sotterfugio guidato dalla sua ambizione, trasformerà l’intervista al miliardario Carlton Drake (Riz Ahmed) in una vera e propria denuncia basata su informazioni trafugate dal computer della sua ragazza, l’avvocatessa Anne (Michelle Williams). Anche lei viene licenziata, e giustamente furiosa con Eddie decide di lasciarlo.

Sei mesi dopo il signor Drake sta ovviamente lavorando alle sperimentazioni illegali denunciate dal protagonista, grazie ad esemplari alieni recuperati da un’astronave caduta dal cielo (no, non è quella di Life – Non Oltrepassare il Limite di Daniel Espinosa, che alla sua uscita si vociferava fosse un prequel di questo film, anche se questo film inizia esattamente come finiva quello). Il suo obiettivo, comunque, è quello di fondere questi simbionti extraterrestri con gli esseri umani così da innescare il nuovo passo nell’evoluzione della specie.  La sua collaboratrice, la dottoressa Skirth (Jenny Slate) non è assolutamente d’accordo con lo spietato Drake, e quindi si rivolge ad Eddie per incastrarlo una volta per tutte.

Poi nasce Venom e il film va avanti sparato fino alla fine non solo mostrando il fianco ai numerosi problemi di cui sopra, e degli eventi che si susseguono sullo schermo raramente ci importa davvero perché incentrati su personaggi più che abbozzati proprio scarni e nemmeno qualcosa che si avvicini ad una profondità caratteriale. Certo è che non si può pretendere che un film come questo imbastisca uno studio psicologico sui propri protagonisti, ma che tutto (tutto!) avvenga senza pathos in un prodotto che dovrebbe essere accattivante, emozionante e coinvolgente come un film su un supereroe (o anti-eroe o presunto tale) è davvero difficile da accettare. In più tutto quello che si vede sembra già visto, con la struttura da classica origin story (prologo senza poteri, presentazione del villain, ottenimento dei poteri che vengono spiegati al personaggio e al pubblico, una scena d’azione nel mezzo e poi scontro finale col villain, che nel frattempo ha ottenuto poteri simili al protagonista) che nel 2018 è ormai superata, per non dire obsoleta.

Unica nota positiva Hardy, che nei ruoli sporchi e rozzi dà sempre il suo massimo, ma sprecate tutte le altre star e da solo non riesce a reggere in piedi tutto il fim, che non poteva pretende di puntare solo su di lui, aspettiamo di vedere cosa farà Woody Harrelson nel probabile sequel.

Senza dubbio la palma per il peggior cinecomic resta saldamente nelle mani di Suicide Squad (ma quello di David Ayer è uno dei più brutti film della storia del cinema in senso generale),  e per lo meno questa pellicola d’esordio del Sony’s Universe of Marvel Characters non tracolla mai come sono tracollati La Torra Nera e La Mummia (film che avrebbero dovuto piantare le fondamenta per futuri franchise che non saranno mai eretti), però Venom rimane assolutamente mediocre e incapace di distinguersi all’interno di un genere non solo inflazionato, ma che sta anche andando in una direzione ben precisa e soprattutto già consolidata.

Fleischer vuole tentare di creare una nuova via che sia a metà fra tutte quelle che già conosciamo, ma non ha i mezzi né la fantasia per riuscire nell’impresa. Che la colpa sia sua o del dogmatico PG-13 imposto dalla Sony, in fin dei conti poco importa: il risultato finale è ben lontano da quello che era lecito aspettarsi.

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