Hotel Transylvania 3 – Una Vacanza Mostruosa di Genndy Tartakovsky | Recensione

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Un terzo capitolo in mare aperto, diviso fra famiglia e zing, i due temi portanti di questa saga mostruosamente divertente.

Famiglia e zing. Sembrano essere queste le due parole chiave che caratterizzano Hotel Transylvania 3 – Una Vacanza Mostruosa, il terzo capitolo con protagonisti i mostri dell’hotel più cool della Transylvania.

Se nel primo film Drac attraverso la figlia Mavis e il futuro cognato Johnny imparava a conoscere e apprezzare il mondo degli umani (e viceversa), e nel secondo l’arrivo dell’erede Dennis poneva al centro l’accettazione: non è importante se si è “mostri, umani, unicorni o quant’altro” per essere amati.

Questa volta i protagonisti, Drac in primis, vengono letteralmente lanciati in mare aperto su una crociera per mostri organizzata da Mavis per riscoprire il piacere di stare in famiglia e riavvicinarsi al padre, che sente lontano presa dalle responsabilità di moglie e madre, mentre lui ha il suo hotel da gestire.

Stavolta i ruoli si ribaltano rispetto al primo film ed è Drac a mettere in discussione le certezze della figlia: si innamora infatti del capitano della nave, Erika. Una donna (sempre al passo coi tempi l’animazione) ma anche un’umana: chi l’avrebbe mai detto che il cuore di Drac avrebbe fatto zing per una seconda volta nella sua secolare vita e per giunta per un’umana?

Hotel Transylvania 3- Una Vacanza Mostruosa vuole raccontarci così da un lato come l’amore a prima vista che fa fare click l’uno all’altra possa arrivare più di una volta, e soprattutto che la famiglia non è solamente quella originaria ma anche chi si impara ad accogliervi al proprio interno: un tema attualissimo in questi tempi di migranti. Una vacanza mostruosa rimescola e ripropone il concetto di identità e presa di consapevolezza del diverso con lo sviluppo dell’innamoramento di Drac: Mavis saprà accettare un’umana in famiglia come ha fatto il padre con Johnny? E Drac sarà in grado di accettare uno zing per la seconda volta nella sua vita, anche se non proviene da un mostro?

Gli amici e comprimari di Drac avrà il proprio spazio e le proprie questioni da affrontare, dalla mummia festaiola Murray al gelatinoso Blob. Una menzione speciale va alla coppia di lupi mannari Wayne e Wanda, solitamente sormontati dalla cucciolata di lupacchiotti iperattivi che li fa essere costantemente stanchi e lei costantemente incinta: i due avranno la possibilità di stare senza figli durante la crociera: cosa si inventeranno per evadere dalla routine quotidiana?

Il lungometraggio animato è impreziosito da un lato da alcune trovate riuscite sul trasporre in versione mostruosa molte delle caratteristiche solitamente umane, come fu per esempio nella saga di Shrek, come la città perduta di Atlantide in versione Las Vegas. Dall’altro, ognuno dei protagonisti troverà il proprio spazio, compreso il padre di Drac, Vlad, che avevamo conosciuto nel precedente capitolo. Johnny continua a non essere una caricatura fine a se stessa, come poteva facilmente capitare, bensì la bussola morale della coppia, dispensatore di ottimi consigli e colui che riesce a far ragionare Mavis su quanto sia importante accettare chi è diverso com’è stato fatto con lui.

Il cast di doppiatori torna di gran carriera – sia in originale, con new entry come Kathryn Hahn e Jim Gaffigan – che in italiano, capitanati dagli affiatati Claudio Bisio e Cristiana Capotondi.

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1 commento

  1. Non capisco la parentesi “sempre al passo coi tempi l’animazione?” dopo “una donna”. Non è che creando coppie LGBT a casaccio “per essere al passo” si aiuta l’integrazione e l’accettazione, anzi, si finisce per fare una roba forzata e irritante.
    E parla una che va al gay pride da anni e fa attivissimo da ancor prima.

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