Ant-Man and the Wasp: la rivincita del sequel | Recensione

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Il film Marvel diretto da Peyton Reed sarà nelle sale italiane dal 14 agosto.

La rivincita dei nerd è un piccolo grande cult del 1984, un baluardo per i geek del titolo che negli ultimi anni grazie anche al successo dei cinecomic al cinema e in tv, sono i nuovi cool. Un rivendicare il proprio diritto di essere degni di stare nella società. Questo è ciò che sorprendentemente fa Ant-Man and the Wasp, sequel annunciato dopo il successo, forse inaspettato, del primo film da inserire nella Fase Tre del Marvel Cinematic Universe.

Se Iron Man 2 aveva messo le basi per ciò che oggi dopo 10 anni festeggiamo come Universo Cinematografico Marvel, se Captain America: The Winter Soldier e Thor: The Dark World incastonavano il suddetto universo a quello parallelo in tv, se Guardiani della Galassia 2 dormiva un po’ troppo sugli allori che avevano fatto la fortuna del primo volume, Ant-Man and the Wasp è tutto ciò che si poteva chiedere al sequel di un film Marvel autoironico e di successo, e anche di più.

Ant-Man and the Wasp prende i protagonisti del primo film e li porta in una nuova dimensione. La dimensione quantica, dove Janet Van Dyme è rimasta bloccata per tutti questi anni, come avevamo scoperto alla fine del primo film. Hank e Hope vogliono ritrovarla e per farlo serve, loro malgrado, l’aiuto di Scott. Tutto si fa ancora più micro – e macro in questo sequel – comprese le scene action, per le quali il regista Peyton Reed e gli stunt si sono ingegnati al fine di evolverle e renderle ancora più accattivanti e avvincenti, con alcune trovate da strizzata d’occhio. Quasi come un level up videoludico, anche la partnership fra Scott e Hope fa diventare gli assoli dei passi a due in tutto e per tutto. Ora Scott può diventare anche enorme, come già visto in Captain America: Civil War.

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Si allarga e si evolve anche la famiglia in Ant-Man 2. Se nel primo film era centrale e speculare il rapporto fra Scott e Cassie da una parte e quello fra Hank e Hope dall’altra, dal “patriarcato” si passa al “matriarcato” e in questo secondo capitolo si esplora l’altra metà della mela col rapporto madre-figlia Janet-Hope. Janet ha il volto e il corpo niente meno che dell’ex Catwoman Michelle Pfeiffer. Il rapporto fra Scott e Cassie rimane comunque centrale e i due imparano l’uno dall’altra, ancora una volta: lei non è la bambina stucchevole in pericolo, lui non è il classico papà, anzi continua ad essere adorabilmente imperfetto. Ora Scott è ai domiciliari e ha raggiunto una certa stabilità sia con l’ex moglie e il nuovo compagno (Judy Greer e Bobby Cannavale) sia coi colleghi (Michael Pena su tutti) rispetto al primo film. La quiete verrà ovviamente scombussolata dal ritorno di Hank e Hope e dal salvare il mondo… ancora una volta. Perfino la villain del film chiamata Ghost (Hannah John-Kamen, nel fumetto originariamente maschile) è vittima di un rapporto padre-figlia. Tutto pare ricondurre sempre a questo tema nell’universo dell’Ant-Man cinematografico. Ognuno dei personaggi dovrà imparare a trovare la propria dimensione… in tutti i sensi.

Ant-Man 2 è perfettamente incastonato con Avengers: Infinity War e il già citato Civil War. Viene motivato e spiegato meglio ciò che era stato solo accennato nel terzo team-up Marvel e alla fine la storia se ne riallaccia. Ora rimarranno solo Captain Marvel e Avengers 4 per chiudere ottimamente, si spera, le fila di questa Fase Tre e passare ad una, si spera, ancor più sorprendente ed appagante Fase Quattro.

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