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Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan – Anatomia di una Scena

Matteo Regoli 19/07/2018

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In Anatomia di una Scena, vengono analizzate per voi le scene più emblematiche dei migliori film in uscita.

Il Cavaliere Oscuro
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Interpreti scena: Heath Ledger, Gary Oldman, Christian Bale

In quella che probabilmente è la sequenza più emblematica ed espressionista de Il Cavaliere Oscuro, Christopher Nolan mette in scena un gioco chiaroscurale fatto di luci e ombre e scandito da una serie di campi e controcampi che mettono a confronto il fulgore e l’oscurità, il bene e il male.

Harvey Dent è scomparso. Colui che è il più ambivalente per definizione (Due Facce), il più indeciso, il più combattuto fra natura positiva e negativa, è tenuto prigioniero in un luogo sconosciuto. Spetta all’impavido e incorreggibile Jim Gordon l’ingrato compito di entrare nella penombra della sala interrogatori della stazione di polizia del GCPD per confrontarsi con lo spietato terrorista Joker e fargli confessare l’ubicazione di Dent.

Nolan ce lo presenta così: seduto davanti alla camera, la fronte aggrottata, le mani incrociate – segno inequivocabile di insicurezza e timore; il frame è spaccato a metà, con il lato sinistro quasi completamente nero – sinistro, appunto – e una doppia luce bianca sulla destra (la lampadina sul tavolo e il neon all’ingresso della stanza).

Il simbolismo è evidente: Joker è un buco nero che inghiotte la luce, e più lo si avvicina più aumentano i rischi di esserne soffocati.

Fotogramma 1

Controcampo sul Joker. La luce qui, è quasi completamente assente, con la fioca lampadina che nulla può contro lo sfondo totalmente nero.

Fotogramma 2

Mentre Joker parla con Gordon, la camera si muove dolcemente verso di lui, attirata da tanta oscurità. La lampadina sulla sinistra scompare nel mondo fuori campo, e l’unica cosa ad emergere dal muro di nero è lo sguardo diabolico del terrorista, il suo ghigno malefico, la sua faccia spettrale. Non è un essere umano, non più: è un simbolo, un simbolo di oscurità, una creatura metafisica e demoniaca sbucata da qualche anfratto dell’Inferno, o dalla sequenza più inquietante di un film horror.

Fotogramma 3

Controcampo. Gordon non può resistere a tanta oscurità. La camera di Nolan ha stretto anche su di lui, ma la carrellata non ha sortito lo stesso effetto ottenuto col Joker: stringendo sul villain, Nolan ha messo in risalto la sua anima nera; stringendo sul commissario, il regista non ha fatto che mettere in risalto la sua paura, la sua inadeguatezza, mentre la luce sta via via scomparendo.

Fotogramma 4

Torniamo sul Joker: paradossalmente serafico, imperturbabile e statuario, assolutamente a suo agio in quel mare di inchiostro che dipinge il frame tutt’intorno a lui.

Fotogramma 5

Finalmente, Gordon cede. Il bene incorreggibile, l’uomo retto e mosso da sani e irreprensibili principi si è arreso e batte in ritirata. L’essersi avvicinato tanto ad una fonte così spropositata di malvagità, per una persona qualunque, è insopportabile. Lui ci ha provato da eroe qual è, ma annaspando nel buio adesso ha estremo bisogno di luce.

Fotogramma 6

La luce arriva. Spazza via l’oscurità, la coglie di sorpresa, la prende alle spalle. Un gesto poco eroico, forse. Ma il punto è proprio questo: quanto è disposta a corrompersi la luce, pur di estinguere il buio? Batman si lascerà infettare fino ad assumere egli stesso l’identità di criminale. Per allora avrà si sconfitto il Joker, ma avrà anche perso la sua anima. E il Joker avrà vinto, perché l’oscurità inghiotte ogni cosa e vince sempre.

Fotogramma 7

Il Cavaliere Oscuro compie dieci anni. Rivivete il capolavoro di Christopher Nolan nella nostra retrospettiva, che trovate nel sito o più comodamente cliccando sul titolo: Quando vivi tanto a lungo da diventare il cattivo.

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