Aliens 13 & 14 | Recensione

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Giro di boa per il mensile targato saldaPress dedicato al letale xenomorfo!

Aliens, il mensile targato saldaPress che ospita vecchi e nuove avventure con protagonista lo xenomorfo creato dalla mente di Ridley Scott, ha già tagliato il prestigioso traguardo dei dodici numeri pubblicati, e quindi dell’anno solare di pubblicazione – la nostra recensione di Aliens 12 QUI – e si presenta, nel suo secondo anno di vita, con due numeri dalla composizione eterogenea ed inusuale per le atmosfere classiche del franchise.

Su Aliens 13 si parte con una storia davvero, davvero insolita intitolata Maiale. Il leggendario Chuk Dixon – vera e propria colonna della DC Comics fra la fine degli anni ’80 e la fine dei ’90 avendo messo mani praticamente a tutti i personaggi dell’universo batmaniano –  unisce le forze con Henry Flint e Andrew Pepoy (disegni e chine) per raccontarci di uno sgangherato gruppo di mercenari alle prese con un prezioso carico caduto su un pianeta invaso dagli xenomorfi.

Il loro piano è semplice, e quasi geniale, sguinzagliare sul pianeta una maialina imbottita di plastico: non appena gli xenomorfi inizieranno la loro caccia, la poveretta verrà detonata spazzando via l’alveare permettendo così un facile recupero. Il piano, ovviamente, non andrà come sperato e l’equipaggio sarà costretto a scendere sul pianeta e dovrà schivare non solo i terribili xenomorfi ma anche la “vendetta” della maialina.

Una storia grottesca, lontana dalla comicità spesso surreale dei comics attuali, in cui la parte grafica ricorda una certa scuola britannica (2000 A.D.) degli anni ’80.

La seconda parte dell’albo è occupata da Horror Show di Sarah Byam e David Roac. La storia, autoconclusiva, si ricollega agli avvenimenti dei volumi Aliens – 30° Anniversario e Aliens – Incubo sulla Terra, scritti da Mark Verheiden i quali a loro volta partivano dai fatti di Aliens – Scontro Finale, la pellicola di James Cameron, e narravano di una Terra completamente invasa dagli xenomorfi e divenuta un luogo inabitabile.

L’umanità è però riuscita, faticosamente, a fuggire sulla Luna dove la vita è ripresa “normale”. Una delle primarie preoccupazioni dei coloni è però diventato l’intrattenimento. Inizia così un racconto che fa dell’uso della realtà virtuale – siamo nel 1992 tema che diventerà di lì a pochi anni preponderante anche al cinema – il suo perno fra multinazionali che, spacciandosi per cliniche contro lo stress post-traumatico, registrano e rivendono gli incubi dei pazienti. La nostra protagonista Robyn sarà così costretta a rivivere gli anni dell’invasione della Terra, fra stenti e fughe rocambolesche, perdendosi letteralmente nei meandri della sua mente. Solo grazie all’intervento del padre, Robyn sarà liberata e ricambierà i suoi dottori-aguzzini con la stessa moneta.

Horror Show è una storia che per toni, e parte grafica, risente di una certa influenza della Vertigo giocando su un tema “classico” del franchise ovvero il trauma del confronto contro questi esseri inarrestabili e assetati di sangue.

Aliens 14 si apre con un’altra storia assolutamente fuori dai canoni abituali del franchise. Cacciatore è infatti scritta e disegnata da David Wenzel – noto illustratore fantasy e famoso per le sue versioni illustrate de Lo Hobbit – e cala l’eterno scontro fra umani e xenomorfi in epoca vichinga!

Quello che viene fuori è un simpatico, ma brutale, elseworld in cui l’autore non solo dimostra tutta la sua bravura nell’illustrare con tratto “pastelloso” la storia, ma riesce a orchestrare una battaglia credibile fra vichingi e xenomorfo riprendendo di fatto tutti gli stilemi del franchise. Interessante è anche come l’autore prema sullo scarto “tecnologico” fra umani e xenomorfo e sull’arguzia, ma anche sull’avarizia, dei primi che pur tramite conoscenze “grezze” riescano ad individuare i punti deboli del secondo.

Chiude il quattordicesimo numero la prima parte di Sopravvissuto di James Vance e Guy Davis.

Si tratta di una storia dall’incipit apparentemente scontato. Una spedizione scientifica atterra su un pianeta in cui hanno iniziato a riprodursi gli xenomorfi ma già solo dopo alcune pagine ci ritroviamo “riavviati” nei ricordi del protagonista. Inizia così una storia onirica e “multistrato” in cui il senso di realtà diviene estremamente “rarefatto” declinando così in maniera assolutamente più introspettivi gli stilemi del franchise.

Particolarmente azzeccate anche le matite di Guy Davis stilizzate, quasi di “scuola francese” a tratti, che si accompagnano ad una costruzione della tavola che predilige riquadri orizzontali molto stretti che sembrano quasi voler celare “dettagli” importanti del racconto.

Come sempre pregevole la cura carto-tecnica degli spillati impreziositi da parti editoriali mai banali e sempre interessanti.

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