Mary e il Fiore della Strega: c’è vita dopo lo Studio Ghibli

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Il film uscirà in Italia dal 14 al 20 giugno distribuito da Lucky Red.

“Il momento in cui un giorno finisce e un altro comincia”. E’ questo che significa Ponoc, “mezzanotte”, il nome dello Studio di produzione giapponese fondato nel 2015 da Yoshiaki Nishimura e Hiromasa Yonebayashi. Quasi un segno del destino, a dirla tutta, dato che rappresenta una nuova era per l’animazione giapponese dopo la fine dello storico e indimenticabile Studio Ghibli, nato da una sua costola e in cui confluiranno le sue matite (e menti) più brillanti. Mettiamo via i fazzoletti, però, perché è bello guardare a ciò che l’animazione giapponese ha ancora da offrire, non a ciò che ha perso. Non calerà ancora il sipario su quel sapore artigianale e delle immagini “animate come una volta”, in un’epoca come questa ricca di animazione digitale.

Lo Studio Ponoc nasce quasi come prosecuzione ideale della Ghibli, dato che lì hanno lavorato sia Nishimura che Yonebayashi (tra l’altro partecipando all’ultimo lungometraggio del reparto produzione, Quando c’era Marnie, nel 2015). Il primo come produttore di pellicole quali Il castello errante di Howl (2004), La storia della principessa splendente (2013) oltre al già citato Marnie e al doc Il regno dei sogni e della follia (2013). Il secondo come animatore in grandi classici Ghibli come Principessa Mononoke (1997), I miei vicini Yamada (1999), La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), I racconti di Terramare (2006) e Ponyo sulla scogliera (2008), oltre che in Jin-Roh – Uomini e lupi (1998), e come regista in Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento (2010), il film giapponese di maggior incasso nell’anno della sua uscita in sala, e Quando c’era Marnie (2014), candidato all’Oscar come miglior film d’animazione.

Anche in Mary e il fiore della strega, come nei precedenti lungometraggi del regista, la protagonista è una bambina che deve fare i conti col proprio vissuto e soprattutto con il proprio momento di crescita. In originale Mary to Majo no Hana è basato sul romanzo La piccola scopa della scrittrice britannica Mary Stewart, si tratta del primo lungometraggio prodotto dallo Studio Ponoc, dopo l’incarico per la campagna pubblicitaria della West Japan Railway Company. Che era ovviamente animata:

“Fino a quando ne avrò la possibilità, voglio fare film di animazione”. Queste erano le parole di Yonebayashi quando chiuse il reparto produzione dello Studio Ghibli e lui si sentì così triste al pensiero, incerto sul futuro ma determinato a non far morire la sua più grande passione.

Non è una novità ma l’essersi aperti a racconti britannici e non a manga giapponesi per l’ispirazione denota anche un’apertura europea del neonato Studio Ponoc. Lo stesso Hayao Miyazaki aveva scritto una sceneggiatura per un lungometraggio, traendola dal romanzo di Mary Norton The Borrowers (I Rubacchiotti), offrendone la regia proprio a Yonebayashi, ed è così che nacque Arietty. Yonebayashi non ha collaborato solo col Maestro Miyazaki ma anche con il figlio di quest’ultimo, Goro, con l’altro fondatore dello Studio Ghibli, Isao Takahata, e con il regista Hiroyuki Okiura (Jin-Roh – Uomini e lupi).

Da tutti loro ha saputo cogliere le migliori sfumature creando però uno stile proprio, fatto di scenografie ricche e variegate, tutte da scoprire, un elemento quello della scoperta dell’età delle sue protagoniste, di “avere il coraggio di vivere”. E in questo la “pel di carota” Mary sembra non fare eccezione. Arrietty doveva affrontare un ignoto molto più grande (letteralmente) di lei, Anna doveva fare i conti con la propria solitudine (e quella di Marnie) per poter andare avanti, mentre Mary dimostra che il coraggio può superare la magia, deve imparare a vivere nel tempo che verrà (la modernità) in cui la magia del XX secolo ha perso il proprio potere.

“E non sarebbe giusto usare il libro degli incantesimi per aprire la porta principale. Lo farò nel modo in cui si è sempre fatto, anche se ci vorrà più tempo…” Questa citazione dal romanzo di Mary Stewart da cui è tratto il film d’animazione, ci ricorda che anche se la storia parla di streghe, a differenza dei tradizionali racconti sulla magia, la sua protagonista crescerà proprio quando imparerà ad usare ciò che ha dentro di sè piuttosto che i poteri magici dati dal Fiore. Un po’ come ha fatto Yonebayashi, che ha deciso di continuare a realizzare film da solo, anche dopo aver perso il sostegno della straordinaria magia dello Studio Ghibli.

Nello Studio Ponoc, e al momento in Mary e il Fiore della Strega, sono confluiti altri artisti Ghibli dopo la chiusura del reparto produzione, come i supervisori dell’animazione Takeshi Inamura, Ei Inoue e Akihiko Yamashita, Fumiko Numahata, a cura della colorizzazione e protégé del compianto e famigerato “artigiano del colore” Michiyo Yasuda, il direttore della fotografia Atsushi Okui, che ha lavorato a tutti i film di Miyazaki, lo scenografo Tomoya Imai (che ha curato anche i videoclip di Madonna, per dirne una) e Susumu Fukushi (Evangelion).

Parallelamente allo Studio Ponoc, è stata creata sempre nel 2015 la Dehogallery, Inc., società specializzata in background art con la consulenza di Kazuo Oga e Yoji Takeshige – in passato scenografi dei capolavori dello Studio Ghibli – costituita da undici artisti che hanno lavorato come background artist e scenografi per numerosi film d’animazione, non solo Ghibli. L’avvento della società parallela è stato una risposta alla domanda: che fine faranno i fondali dipinti a mano dello Studio Ghibli, apprezzati in tutto il mondo, ora che la Ghibli ha chiuso il reparto produzione? Così Nobuo Kawakami della DWANGO, Hideaki Anno della Khara e Yoshiaki Nishimura dello Studio Ponoc hanno costituito la Dehogallery. Lo scenografo Tomotaka Kubo e il suo team di artisti, che rappresentano l’eccellenza nella realizzazione degli sfondi in Giappone, hanno così realizzato le luci e le ombre del mondo reale e di quello fantastico nel primo lungometraggio della Ponoc.

Lunga vita allo Studio Ponoc? Speriamo proprio di sì. Senza magie, solo coraggio.

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