Paranoid Boyd, orrori tra Inferno e Paradiso | Recensione

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In occasione di Cartoomics 2018 viene presentato l’albo conclusivo della serie horror Made in Italy, pubblicata da Edizioni Inkiostro, Paranoid Boyd. La storia in 7 albi (senza contare un introduttivo numero 0) è scritta dallo sceneggiatore bonelliano Andrea Cavaletto e illustrata da diversi ed eterogenei fumettisti italiani. Il punto di partenza? Il disastro dell’11 settembre.

Edizioni Inkiostro, casa editrice di fumetti nota per le sue storie horror, aveva lanciato nel 2015 una serie ricca di demoni, sia interiori che esteriori, sceneggiata da Andrea Cavaletto: si tratta di Paranoid Boyd, fumetto di sette albi che all’epoca venne introdotto da un numero 0 disegnato da Simone Delladio, illustratore che collabora con diverse realtà editoriali sia italiane che straniere.

Ogni numero di Paranoid Boyd è disegnato da diversi artisti, ma alla sceneggiatura rimane sempre ben saldo Cavaletto, autore bonelliano noto soprattutto per Martin Mystere e Dylan Dog: i temi dell’incubo e dell’orrore, quindi, ai tempi della creazione di Paranoid Boyd non erano un territorio inesplorato per l’autore.

Già dall’introduttivo numero 0, di appena sei pagine, il lettore ha la possibilità di apprendere tre elementi-chiave della trama: prima di tutto, che l’11 settembre è all’origine di molti intrecci che caratterizzeranno la storia; che demoni dalle fattezze mostruose saranno una presenza costante; e, infine, che il protagonista sarà un certo William Boyd, artista vittima di numerose (ingiustificate?) paranoie.

Paranoie che assumono le fattezze di demoni infernali, e fin dall’inizio non è chiaro (né per il protagonista né per il lettore) se questi sono reali o prodotti da un inconscio minato da gravi traumi interiori: a cominciare dalla morte prematura della madre di Will, per poi proseguire con la malattia terminale della figlia Gretel. A causa di queste esperienze negative, unite al fatto di essere un sopravvissuto dell’11 settembre, Will è un alcolizzato dipendente dalle droghe che, nonostante abbia una moglie, si considera innamorato di una prostituta.

In più, dal disastro dell’11 settembre ha uno strano simbolo sul petto, per colpa del quale Will si ritrova in mezzo ad una guerra tra due sette esoteriche, entrambe estremiste, che vede la contrapposizione tra gli adoratori di Dio e i seguaci di Satana: sette che non corrispondono al classico dualismo bene/male, ma che sono entrambe fautrici di orrori. Esattamente come l’umanità: il lettore si troverà a che fare con perversioni, pedofilia, genocidi e guerre nel Terzo Mondo, anche se affrontate di sfuggita.

Dei sette volumi, il numero 4 è da ricordare perché fu un albo che coinvolse un medium in più: infatti, oltre ad approfondire il gruppo di personaggi principali, la trama include anche una band metal reale, i The Foreshadowing, che per il lancio di questo capitolo composero il brano Paranoid Boyd, ascoltabile da chi acquistò la variant edition attraverso un QR Code. Si trarrò di un progetto crossmediale interessante, specialmente considerando l’ancora difficile rapporto tra il fumetto e la musica.

Dal numero 4 di Paranoid Boyd sono passati più di 2 anni e, in occasione di Cartoomics 2018, verrà lanciato un ultimo, speciale volume, della lunghezza di 96 pagine, con il contributo di tutti i disegnatori che dal 2015 collaborarono alla realizzazione di questa serie. Difficile, però, prevedere se il finale della storia sarà in grado di soddisfare i lettori: la scrittura di Cavaletto ha confuso il lettore fin dall’inizio e, date le molte variabili in gioco, è probabile che non tutti i nodi verranno al pettine.

Di fatto, nonostante possa comunque trovare un certo favore tra gli appassionati di gore e trash, Paranoid Boyd si conclude con un finale che lascia l’amaro in bocca (senza fare spoiler), soprattutto dopo aver messo così tanto carne al fuoco: sarà inevitabile avere la sensazione di aver letto per tutto questo tempo qualcosa di inconcludente.

Molto soddisfacenti sono invece i disegni che, nonostante il continuo passaggio di testimone, si mantengono comunque all’altezza degli orrori narrati: si alternano stili realistici ad altri più sintetici, ricerche di bianchi e neri netti a nebbiose sfumature di grigi.

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