Red Sparrow di Francis Lawrence | Recensione

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Il film è attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche italiane.

Francis Lawrence, regista di Constantine e Io Sono Leggenda, in Red Sparrow si riunisce per la quarta volta consecutiva (dopo tre Hunger Games) a quella che è evidentemente la sua musa ispiratrice, Jennifer Lawrence (nessuna parentela fra i due, anche se è simpatica la coincidenza, visto quanto questo film sia incentrato sulla famiglia e sulla lealtà alla famiglia).

Insieme a Matthew Vaugh e Bryan Singer, che la vollero nel ruolo di Mystica nella saga cinematografica degli X-Men, si deve anche e soprattutto a Lawrence (lui) la popolarità e soprattutto il nuovo status di eroina del blockbuster action che la Lawrence (lei) ha assunto negli ultimi anni (mentre l’altro grande genio cinematografico David O. Russell la lanciava nel cinema raffinato col trittico di collaborazioni Il Lato PositivoAmerican HustleJoy). Adesso che però Jennifer è cresciuta e la saga teen tratta dai romanzi di Suzanne Collins è terminata, Francis vuole portarla nel mondo degli adulti, quello dei thriller di spionaggio (per giunta vietati ai minori … e occhio se siete impressionabili, perché ci sarà una scena davvero intensa).

I due Lawrence però non vogliono competere con lo spericolato fenomeno estivo del 2017, quell’Atomica Bionda dal regista di John Wick che ci mostrava una Charlize Theron dalla violenza fumettosa e acrobatica. Non vogliono neanche entrare nel territorio di caccia dell’altra gigantessa dell’action al femminile, quella Scarlett Johansson che è stata super sia per Besson in Lucy, sia Rupert Sanders nel live-action di Ghost in the Shell, e sia soprattutto per il never ending Marvel Universe nel ruolo di Natasha Romonoff/Vedova Nera (a proposito, caro Kevin Feige, stiamo ancora aspettando l’annuncio dello stand-alone).

Quello che vogliono fare Lawrence & Lawrence è propagandare senza mezzi termini e senza alcun velo (letteralmente) la forza del girl-power, attraverso la rivisitazione della figura della spia raggiratrice e ingannatrice, qui più consapevole che mai dei suoi mezzi di persuasione: nel contesto di un mondo di soli uomini (tutti assolutamente predatori nei suoi confronti) la sparrow (un tipo di spia in grado di usare il fascino sessuale per ottenere ciò che vuole) è la donna del 21esimo secolo, ambiziosa, tenace, scaltra, capace di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno, pronta a ribellarsi davanti all’uomo prevaricatore, in grado ogni volta di architettare un altro piano, un’altra scappatoia, un altro intrigo pur di trionfare.

Quel che è più interessante all’interno del film – al di là di una trama classica non proprio originale che però usa bene la sua struttura da scatola cinese per rivelare progressivamente i vari doppi e tripli giochi da spy movie –  è che, nonostante ci racconti questa eterna guerra fredda fra USA e Russia che continua costantemente anche ai nostri giorni, nel frattempo sembra voler aprire una finestra sugli uffici della Hollywood di questi ultimi mesi, fatta di scandali sessuali e denunce di molestie e movimenti femministi.

Ancora più interessante (e incredibilmente cinico) è il fatto che l’unica figura maschile onesta con la quale la nostra protagonista avrà a che fare nel corso della vicenda sia americana (un Joel Edgerton un po’ fuori forma, soprattutto rispetto all’ottimo horror It Comes At Night), mentre tutti gli altri – molestatori, arrivisti, pervertirti, assassini psicopatici – appartengano alla Russia: come a dire che non c’è spazio negli Stati Uniti d’America per i sessisti.

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