Intervista a Fabio D’Auria: come costruire un’Artist Alley

Pubblicato il 20 Febbraio 2018 alle 16:30

Circa 80 autori presenti al Nerd Show di Bologna, disposti in un’alley organizzata dal disegnatore bonelliano.

L’umidità lascia fortunatamente una tregua, quando entriamo all’interno dei padiglioni del Quartiere Fieristico di Bologna. Il Nerd Show stupisce tutti gli ospiti, con la grafica futurista anni ’80 e il mix di luce e colori portati dagli stand di fumetti, ma soprattutto dagli autori. Non si può scappare dai disegnatori: all’immediata destra dell’ingresso, parte la sfilata di artisti che non vedono l’ora di incontrare il loro pubblico (e viceversa). Sessantacinque tavoli che costeggiano la parte esterna del padiglione, coprendo una grossa fetta della zona comics. Mattia Surroz, Alessandro Vitti, Riccardo Federici e Mirka Andolfo sono solo alcuni dei nomi degli autori che si trovavano alla prima edizione del Nerd Show.

Risate, sbuffi di china disegnati sui fogli del collega, relax e soddisfazione: nella zona denominata Artist Alley si respira un’aria di festa, oltre a respirare letteralmente, dato anche l’ampio spazio messo a disposizione dei visitatori tra i tavoli degli autori e gli stand.

Tra tutti, incontriamo Fabio D’Auria, organizzatore dell’Artist Alley, a cui riusciamo a strappare un’intervista.

MF: Dopo la prima esperienza con Modena Nerd, quest’anno ti sei occupato in toto dell’allestimento dell’Artist Alley del Nerd Show bolognese. Che differenze ci sono rispetto alle tue esperienze precedenti?

FD: Modena è stato un punto di svolta per quanto riguarda l’Artist Alley in italia, perché è stata la prima  ad essere la più grande, con 40 tavoli: probabilmente la più grande del settore italiano. Qui a Bologna, lo spazio è raddoppiato, perché abbiamo 65 tavoli, con circa 80 autori differenti. Decisamente un punto di svolta, dal quale non si può tornare indietro. Per anni, in molte fiere abbiamo parlato, abbiamo cercato come autori di instaurare un rapporto con le fiere per mettere giù un discorso simile. Alcuni affermavano che in Italia non sarebbe stato possibile, perché qui non c’è la partecipazione degli autori e il collezionismo non è forte. Io e altri autori ci siamo mossi per le varie fiere, per far capire che qualcosa c’era e si poteva smuovere. Finalmente (prima a Modena e ora qui a Bologna) abbiamo dimostrato che la realtà degli autori presenti in fiera è una realtà esistente. Già stamattina alle 10, con tutti gli autori presenti, era già un successo. Loro sono contenti, felici dell’impegno profuso e della gente che c’è. L’area è stata ben allestita e gli autori sono trattati bene. Il tutto ha funzionato. La fiera ha fatto tutto quello che ha potuto, dando lo spazio agli autori e pubblicizzando a tamburo battente. Il meccanismo ha funzionato: il riscontro del pubblico è davvero positivo, visto che è anche la prima edizione!

MF: Un’Artist Alley con numeri da capogiro: 65 tavoli e 80 autori. Ma è rimasto qualcuno escluso?

FD: Eh sì, ma non me l’aspettavo. Quando ho iniziato a parlare della cosa agli autori, il Nerd Show ancora non era stata annunciato pubblicamente, quindi non potevo fare richieste pubbliche online. Con il passaparola tra gli autori mi aspettavo quantomeno di arrivare a un numero di autori simile a quello di Modena Nerd. Ho avuto circa 100 richieste, che però erano impossibili da soddisfare completamente per questioni di spazio. Essendo una prima edizione, inoltre, non sapevamo quale risposta ci sarebbe stata da parte del pubblico. Abbiamo fatto un grosso sforzo per arrivare a 60 tavoli (che sono diventati 65, includendo quelli della signing session). Penso che almeno tra i 15 e i 18 autori siano rimasti esclusi.

MF: Quindi il criterio di selezione era dovuto esclusivamente alla disponibilità di tavoli?

FD: Sì. Da questa artist alley, ovviamente, escludiamo i posti riservati agli ospiti della fiera. In seguito, ho dato una prelazione a chi aveva già partecipato al Modena Nerd, per questioni di reciproca fiducia.

MF: Che differenza c’è tra come te l’eri immaginata e come realmente è?

FD: Ero partito con l’intenzione di farla come a Modena, ovvero creare un’isola al centro del padiglione, intorno al quale i visitatori potevano girare. Al Nerd Show, invece, si costeggia tutto il padiglione comics. Pensavo fosse peggio, invece è una soluzione molto comoda. Essendo un percorso obbligato, i visitatori passano da tutti gli autori prima di visitare il resto del padiglione. Non ci sono insenature o buchi che il visitatore evita: tutti gli autori hanno la stessa visibilità, nessuno escluso.

MF: Hai già in mente qualche modifica da fare per il prossimo anno?

FD: L’artist alley, in generale, crescerà in base alla soddisfazione degli autori. Sia Modena Nerd che Nerd Show sono già soddisfatti. Per i futuri autori, contiamo nel passaparola e nei feedback delle edizioni passate. Spero, sia come autore che come organizzatore, che qualche altro evento possa prendere ispirazione e che possano fare di meglio. Non la vedo come una sfida: Bologna si fregia di avere l’artist alley più grande d’Italia. Fino a oggi. Io spero che qualcuno provi a superarci, in maniera che il tutto possa andare a vantaggio delle fiere, del pubblico e, soprattutto, degli autori.

MF: Una cosa molto bella è avere tutti gli autori, ospiti della fiera e dell’Alley, allo stesso livello e la fruizione è pari tra tutti. Un esempio: Mirka Andolfo è molto più “avvicinabile” rispetto alle altre fiere, dove le file per incontrarla sono interminabili.

FD: Esatto, questo perché Andolfo viene come autrice e non è vincolata dalle “regole” della casa editrice che la ospita nel suo stand. C’è lei autrice con il suo pubblico, che gestisce come meglio desidera. Ci abbiamo tenuto tantissimo a mettere tutti sullo stesso piano, anche perché siamo tutti amici e colleghi, e nessuno ruba spazio ad altri autori. Oltretutto, lavoriamo tutti per editori differenti e abbiamo altrettanto differenti tipologie di pubblico.

MF: Qual è stato il criterio d’ordine degli autori?

FD: Beh, un criterio matematico non c’è, perché non sapevamo come il pubblico avrebbe attraversato la fiera. Mi sono premurato di non mettere autori con un grande pubblico vicino all’ingresso del padiglione. Per esempio, prima parlavi di Andolfo: Mirka, con le sue produzioni personali, ha un suo pubblico specifico che la segue dappertutto, quindi c’è sempre gente davanti al suo tavolo. Se avessi messo lei all’inizio dell’Alley, si sarebbe bloccato l’ingresso. L’unica cosa che ho fatto è stato raggruppare gli autori che si conoscono tra di loro e che sono colleghi. Per esempio, quelli nel primo tratto lavorano tutti in Bonelli e si conoscono da decine di anni. Il tutto per creare una situazione conviviale per tutti. Sia chiaro che le varie posizioni non creavano dei favoritismi: non è che un tavolo vicino all’ingresso fosse migliore rispetto agli altri. L’Artist Alley, inoltre, inizia all’ingresso e finisce al “centro geografico” del padiglione, quindi la visibilità per tutti è garantita ed equamente ripartita.

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