Black Lightning 1×03 – LaWanda The Book of Burial | Recensione

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I fight the best way I know how…

Dopo il solido episodio della settimana scorsa – la nostra recensione qui – che aveva fornito alcuni interessanti spunti sulle motivazioni del protagonista e aveva iniziato a focalizzare l’attenzione su alcuni personaggi secondari, le due figlie nello specifico, Black Lightning torna questa settimana con il terzo episodio intitolato LaWanda The Book of Burial.

Freeland è ormai una cittadina stretta nella morsa della criminalità e dallo strapotere della gang The 100, per questo motivo il Reverendo Holt decide di indire una marcia pacifica per sensibilizzare la cittadinanza a non cedere all’omertà. Il reverendo inoltre accusa la polizia di essere al soldo della criminalità e lo stesso Jefferson di non essere presente nella comunità preoccupandosi solo dei suoi studenti che sono comunque dei privilegiati rispetto a coloro che finiscono nelle fila di una gang.

La situazione è sorvegliata a debita distanza da Lady Eve, quella che ha l’aria di essere il vero boss di Freeland, che chiede a Tobias Whale di “scoraggiare” la marcia preoccupata che la cittadinanza possa rialzare troppo la testa e nuocere così agli affari.

Le figlie di Jefferson intanto vivono in maniera diametralmente opposta una “crisi”: Anyssa sta scoprendo i suoi poteri ma questo la porta ad interrogarsi sulle proprie priorità mentre Jennifer sta attraversando una fase delicata dell’adolescenza e decide di aprirsi, forse un po’ troppo, con i genitori.

Ovviamente le trame dell’episodio convergeranno nella suddetta marcia. Mentre Jefferson sorveglia il corteo dall’alto come Black Lightning riesce ad impedire un massacro intervenendo per fermare alcuni aggressori armati di armi automatiche e pronti a sparare sulla folla ma non riuscirà a impedire a Whale di compiere il suo personale massacro colpendo indirettamente anche la famiglia di Jefferson.

Black Lightning persevera in un approccio fortemente realistico – per quanto possa esserlo uno show sui supereroi sia ben chiaro – come testimonia questo terzo episodio che addirittura si permette il lusso di tirare un pochino il freno a mano, con un ritmo ed una regia più pacati, e concentrare l’azione solo nelle battute finali.

Il mantenersi ancorati alla realtà con temi di attualità – la marcia che è il perno dell’episodio è simile a quelle viste in TV negli ultimi anni in tante città americane – si traduce anche in una parte drama o teen drama meno stucchevole e più concisa ma pur sempre presente.

E’ interessante notare come la serie stia cercando di utilizzare questo approccio realistico per creare una tensione tale da giustificare l’eventuale scontro finale fra l’eroe ed il villain, scontro che però potrebbe investire tutta la famiglia del protagonista e la comunità intera in una sorta di guerra a tutto campo fisica e psicologica.

Proprio il villain, Tobias Whale, rimane un po’ l’oggetto misterioso della serie essendo ancora scarsamente approfondito tuttavia è interessante notare come anche nella costruzione del sottobosco criminale di Freeland gli showrunner abbiano utilizzato un approccio realistico dipingendo una catena di comando che va dalle gang di strada ai boss dal “colletto bianco”.

LaWanda The Book of Burial conferma le solide basi su cui è partita la serie, certo è che dopo 3 episodi – su 13 totali – già dal prossimo bisogna iniziare ad alzare la posta in gioco per mantenere vivo l’interesse dopo aver introdotto molto bene personaggi principali e secondari.

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