Black Lightning 1×02 – LaWanda The Book of Hope | Recensione

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“Unless all of us are free, none of us will be free”.

Dopo aver registrato un ottimo riscontro di critica ed uno discreto di pubblico ritorna Black Lightning  nuova aggiunta al roster delle serie supereroistiche basate sui personaggi DC Comics del network The CW – con il secondo episodio intitolato LaWanda The Book of Hope.

Avevamo già evidenziato nella recensione del primo episodio, che trovate qui, di come la serie si discosti dal più noto Arrowverse per tematiche trattate ed un approccio in questo senso più realistico anche alla doppia vita del protagonista Jefferson Pierce che seppur riluttante decide di vestire nuovamente i panni dell’eroe Black Lightning per salvare le figlie dalla gang dei The 100.

LaWanda The Book of Hope prende subito di petto le conseguenze che il ritorno sulle scene di Black Lightning ha causato nella città di Freeland dove la morsa della criminalità sembra essersi inasprita. Il plot ruota intorno alla richiesta di aiuto di una donna che ha perso la figlia in un giro di prostituzione facente capo a Lala, boss proprio dei The 100.

Lo sceneggiatore Salim Akil decide quindi di utilizzare un approccio inusuale, anche se non originalissimo, concentrando l’attenzione dello spettatore ancora una volta sullo sforzo di Jeff di risolvere la questione in abiti civili confrontandosi sia con Lala sia con la ex-moglie Lynn.

Quando proprio la stessa donna che aveva chiesto aiuto a Jeff, e ad una impotente polizia, verrà assassinata a sangue freddo, l’unica soluzione sembra quella di far tornare definitivamente in azione Black Lightning.

Non si tratta solo di sviluppare un protagonista tormentato piuttosto di scavare nelle motivazioni che spinsero Jeff ad abbandonare la vita da vigilante: se nel primo episodio si insisteva sulle conseguenze personali, con il divorzio dalla moglie, in questo secondo episodio invece sembra invece che i poteri elettrici lo affliggano anche fisicamente. Aspetto che, unito al rapporto complicato proprio con l’ex-moglie Lynn, personaggio tratteggiato in maniera semplice ma coriacea, lasciano aperti interessanti filoni narrativi per il futuro.

Mentre il punto di riferimento per lo spettatore rimane Jeff, lo sceneggiatore inizia a seminare e a sviluppare i personaggi secondari e nello specifico le figlie Anyssa e Jennifer che sembrano incarnare la doppia vita proprio del protagonista. La prima sta iniziando infatti a sviluppare dei poteri mentre la secondo sta elaborando ancora il trauma del rapimento subito. Con questi due personaggi inoltre si cerca di attirare l’attenzione sia del pubblico teen che di quello LGTB – in questo episodio scopriamo infatti che Anyssa è gay.

La regia è equilibrata riuscendo a dare spazio a tutti i personaggi e a cogliere le sfumature che lo sceneggiatore aveva inserito e già evidenziate più sopra. L’unica scena d’azione è caricata da qualche battuta che ci ricorda un po’ il cinema black exploitation degli anni ’70 usando poi lo stratagemma del combattimento nella tromba delle scale per risultare dinamica e sopperire a coreografie basilari.

Inizia anche maturare il villain Tobias Whale che però rimane ancora l’oggetto misterioso della serie; l’episodio non è perfetto anche perché mette molta carne al fuoco e non sempre riesce a gestirla a dovere cosa che invece dovrà fare nei prossimi episodi soprattutto quando si esaurirà l’effetto “novità” per la serie.

Segnaliamo infine che la serie è già disponibile in Italia tramite Netflix!

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