L’uomo sul treno – The Commuter | Recensione in anteprima

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Quanto sappiamo davvero delle persone che incontriamo ogni giorno andando a lavoro oppure a scuola?

E’ su questa domanda che gioca L’uomo sul treno – The Commuter, nelle sale italiane dal 25 gennaio 2018 distribuito da Eagle Pictures.

Per la quarta volta diretto da Jaume Collet-Serra, Liam Neeson interpreta Michael, un venditore di assicurazioni pendolare, che ogni giorno per recarsi al lavoro prende da dieci anni lo stesso treno. Dopo essere stato licenziato senza tanti complimenti, proprio su quel treno conosce Joanna (una magnetica Vera Farmiga), una donna apparentemente innoqua che gli propone di fare “una piccola cosa” su quel treno in cambio di 100.000 dollari. La donna, studiosa comportamentale a quanto dice, vorrebbe rispondere alla domanda: l’occasione fa l’uomo ladro? La “piccola cosa” è trovare un passeggero non pendolare con una borsa… e basta. Almeno così sembra. Michael, all’inizio incuriosito, scoprirà ben presto che la faccenda è molto più complicata di così e che le vite dei suoi cari e degli altri passeggeri del treno stanno per essere messe a repentaglio in un concentrato d’azione complottistico che sembra non avere fine.

L’uomo sul treno – The Commuter si potrebbe dire diviso in due parti, due generi che cozzano stranamente l’uno con l’altro. Collet-Serra gioca molto bene con l’impostazione “classica” del thriller per presentare la storia del film. Tutta la prima parte è molto fluida, ben strutturata a far emergere la quotidianità e ripetitività dell’essere pendolari (il titolo originale della pellicola). Non solo. Getta molto bene le basi anche del “giallo da camera” per antonomasia e in odore di Orient Express e di matrice hitchockiana: un uomo, un treno, tanti passeggeri tutti sospettati, un (doppio) mistero da risolvere. Lo spettatore scopre pian piano che la situazione si fa sempre meno tranquilla e sempre più tesa, angosciante, (apparentemente) senza via d’uscita. Da una tensione silenziosa, emotiva si passa a un’inquietudine che si vede sullo schermo, tutta messa in scena. Forse troppo.

Una volta presentato effettivamente il “caso”, si passa quindi alla seconda parte. Michael ha sempre meno fermate per trovare la soluzione all’enigma con i pochi indizi in suo possesso: ha tempo fino al capolinea per trovare la persona misteriosa di cui non sa nemmeno il sesso, ma solo un nome in codice. Una vera e propria corsa contro i minuti quasi in tempo reale, man mano che l’orologio scorre inesorabile, che però pecca di eccesso. Azione all’ennesima potenza, un deragliamento che pare non avere fine, risoluzioni un po’ improbabili condiscono un prodotto che, data la presenza di Liam Neeson, forse non poteva “virare” altrimenti: quando le dà, non c’è n’è per nessuno, pure a sessant’anni suonati come il suo personaggio. Da una regia quasi statica, di presentazione, da giallo classico, si passa ad una molto dinamica, in cui lo spettatore attraverso le inquadrature viene sbattuto da una parte all’altra del treno, in un turbinio quasi claustrofico, anche quando siamo all’esterno tra un vagone e l’altro.

Dopo Unknown – Senza identità, Non-Stop e Run All Night – Una notte per sopravvivere ma anche la serie The River, Jaume Collet-Serra dimostra di conoscere bene la materia del thriller coniugato in varia natura e di essere rodato a lavorare con Neeson. E viceversa. L’uomo sul treno – The Commuter è quindi un film perfetto per i fan del duo e intrattiene piacevolmente, non uscendo mai dal genere… ma in fondo perché dovrebbe farlo? A un buon thriller, pur se con una dose d’eccessiva d’azione in corso d’opera, che però riesce a tenere incollato lo spettatore nel voler risolvere il mistero al centro del “gioco” messo in atto, non si dice mai di no. The Game is on. And the clock is ticking.

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