The Complete Skizz | Recensione

Pubblicato il 29 Ottobre 2017 alle 15:00

Cosa sarebbe successo se la saga di E.T. fosse stata scritta da Alan Moore? Il risultato sarebbe stato Skizz! Non perdete una delle più curiose opere dell’autore di Watchmen valorizzata dal talento illustrativo di Jim Baikie!

Editoriale Cosmo ha deciso di pubblicare diversi lavori di Alan Moore realizzati nell’ambito della seminale rivista 2000AD e The Complete Skizz fa parte proprio di questo genere di produzioni. Nei primi anni ottanta dell’era Thatcher il Bardo di Northampton immaginò un alieno che a causa di un incidente finisce sulla terra, nella fattispecie a Birmingham, trovandosi quindi in un ambiente che non comprende e percepisce come ostile. Moore non sapeva però che di lì a poco sarebbe arrivato E.T., l’acclamato film di Steven Spielberg basato su un’idea simile. Si trattò di una coincidenza che comunque non entusiasmò l’autore britannico.

In ogni caso, Skizz fu pubblicato a puntate su 2000AD, mesi dopo l’uscita della pellicola, e suscitò l’entusiasmo dei lettori. Malgrado il concetto narrativo tra Skizz ed E.T. sia simile, esistono differenze sostanziali. Innanzitutto, l’opera di Moore è caratterizzata da un acre sarcasmo e un’attitudine irriverente e contestataria lontanissima dalle dolciastre e melense atmosfere del film di Spielberg. Con il pretesto di una storia di fantascienza, infatti, Alan attacca il potere giudiziario e militare, con uno spirito punk. I personaggi che fanno parte della serie sono inoltre strampalati e sopra le righe.

Ci sono, per esempio, Roxy, una bella adolescente che, suo malgrado, entra in contatto con il confuso e timido Skizz, lo ospita a casa sua, cercando di fargli capire qualcosa sul mondo dei terrestri, e finisce in un mare di guai; Cornelius, un minorato dalla forza erculea; Bazzer, bassista di una rock band australiana e poi poliziotti violenti, scienziati privi di scrupoli e spietati agenti dei servizi segreti convinti di dover affrontare un’imminente invasione aliena. Questi ultimi danno ad Alan Moore l’opportunità di denunciare i metodi discutibili del potere.

La saga di Skizz si compone di tre story-arc ma solo la prima è scritta da Alan Moore. I suoi testi sono, come al solito, intensi e poetici, ricchi di inventivi giochi di parole, e la trama è piena di situazioni assurde e volutamente paradossali. Di fatto, leggerla è come avere a che fare con una vicenda di fantascienza scritta dai Monthy Pyhton. I testi delle altre due sequenze sono invece firmati dal disegnatore Jim Baikie che delinea un’avventura nello spazio e in dimensioni extraterrestri e solo in parte ambientata sulla terra, dimostrando di essere meno ironico e trasgressivo di Moore. Le sue storie sono quindi meno coinvolgenti di quelle del Bardo di Northampton ma sempre interessanti.

Peraltro, fa apparire pure Judge Dredd, personaggio simbolo di 2000AD. I disegni dei tre cicli narrativi sono tutti appannaggio di Jim Baikie e possiamo dire che è senz’altro migliore come penciler che come scrittore. Il suo stile è dettagliato e naturalistico e rappresenta in maniera impeccabile le ambientazioni fantasiose della serie. Gli episodi di Moore sono in bianco e nero e qui Baikie si concede chiaroscuri suggestivi che contribuiscono a valorizzare lo script.

Le sequenze scritte da Baikie sono invece a colori e in questo caso lo stile è lievemente diverso, sempre dettagliato e naturalistico, ma più plastico e dinamico. Per giunta il lay-out è composto da inquadrature di dimensioni più grandi di quelle delle storie in bianco e nero e vanno segnalati i colori vividi e psichedelici dello stesso Baikie, altro dettaglio che fa di Skizz un fumetto di grande qualità.

Nel complesso, il volume è consigliabile non solo ai fan di Alan Moore e del fumetto di area British, ma anche a coloro che vogliono leggere un’opera di fantascienza non banale che diverte e fa pensare nello stesso tempo.

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