IT: perché l’adattamento TV non è una brutta trasposizione

0
La serie tv del 1990 è stata denigrata dalla critica ma si è imposta fortemente nell’immaginario collettivo. Ecco un paio di motivi per i quali non è affatto male e merita di essere considerata un cult.

In attesa di vedere (finalmente) la trasposizione cinematografica su It realizzata da Andres Muschietti (che abbiamo qui recensito in anteprima) abbiamo voluto rivedere la serie tv del 1990, che fino ad ora rappresentava l’unica trasposizione del capolavoro letterario di Stephen King del 1986.

Personalmente, sono stato spinto a rivedere la miniserie tv un po’ in conseguenza della febbre da It che, con l’uscita in sala del film, sta colpendo tutti gli appassionati, e un po’ a causa dei continui richiami dei critici alla scarsa qualità di questa trasposizione.

C’è da premettere una cosa: la miniserie su It realizzata da Tommy Lee Wallace (registra anche del non fortunato Halloween III) è uno dei miei primi ricordi d’infanzia (anche se questo non sarà un elemento capace di togliere oggettività all’ analisi). Così come per molti della generazione nata tra gli anni ’80 ed i primi ’90 Pennywise ha rappresentato uno dei miei primi boogeyman, forse quello più rappresentativo.

07. HOW “IT” HAPPENED (COME TUTTO È  COMINCIATO)

Ricordo ancora molto bene la pubblicità di Mediaset che annunciava la prima visione della miniserie in Italia. Ricordo mio fratello (di qualche anno più grande di me) che si affrettava a trovare una videocassetta per registrarcela sopra. Fu suo proposito negli anni (in attesa del dvd che avrebbe acquistato nei primi del 2000) cercare la registrazione perfetta: ogni volta che la miniserie veniva trasmetta in televisione tagliava gli stacchi pubblicitari al momento giusto, cercava la qualità impeccabile dell’immagine del canale. Così, nel corso degli anni, ebbi casa riempita di videocassette su It. Spesso mi bastava leggere sul bordo della registrazione quelle due semplici lettere scritte a penna per provare un po’ di paura.

Riuscii per la prima volta a vedere interamente la miniserie nel periodo della pubertà. Ma in un modo o nell’altro parti di quella trasposizione televisiva erano entrate a far parte della mia immaginazione già molto tempo prima. Furono la mia prima introduzione al mondo di Stephen King, che dai quindici anni in poi divenne il mio compagno di lettura preferito. E negli anni la ripetuta visione della miniserie divenne una sorta di tappa.

Rividi It del 1990 a 16 anni assieme ad un amico del liceo (che in un mese aveva letto tutte le 1300 pagine del libro). Nonostante la figura di Pennywise mi avesse accompagnato per tutta l’infanzia e l’adolescenza lessi il romanzo solo a 18 anni. Impiegai circa tre mesi per completare la lettura (la presi con calma). Quando la conclusi era trascorsa un’intera estate, e la malinconia di inizio settembre si affiancava a quella per aver dovuto salutare anche Bill, Bev, Ben e tutta la banda dei perdenti.

Rividi tutta la miniserie a 22 anni durante una serata di Halloween trascorsa con gli amici, nel corso della quale la scelta del film horror da vedere ricadde proprio sulla storia di Pennywise e del club dei perdenti. Già allora mi colpì molto il fatto che tre ore di film passarono via in maniera molto rapida, ed i difetti tipici di una trasposizione televisiva non mi erano sembrati tanto pesanti da condizionarne la visione.

Così, a circa sei anni di distanza da quell’ultima volta, nei giorni scorsi ho ripreso tra le mani quel dvd e l’ho riguardato.

telegra_promo_mangaforever_2