Star Trek Discovery 1×04: “Il coltello del macellaio non si cura del pianto dell’agnello” | Recensione

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“Molto bello, molto garbato.”

Le parole usate dal capitano Gabriel Lorca (Jason Isaacs) per descrivere la pessima sessione d’addestramento simulativo del suo equipaggio mi sembrano perfette per inquadrare Star Trek: Discovery, una serie visivamente appagante, ben impostata, ma non esattamente sbalorditiva.

Nel quarto episodio, Il coltello del macellaio non si cura del pianto dell’agnello (i titoli delle puntate, quelli si, sono davvero evocativi), se la trama principale prosegue tutto sommato senza incongruenze, assistiamo purtroppo ad alcune scelte a dir poco idiote compiute dai membri dell’equipaggio della Discovery (davvero ridicola la morte del capo della sicurezza Landry)

Il perché gli showrunner Kurtzman e Fuller stiano cercando di farci odiare ogni singolo personaggio della serie (Burnham esclusa) è talmente inspiegabile da essere affascinante: per la maggior parte del tempo abbiamo astio e diffidenza a bordo della nuova nave della Flotta Stellare, un microcosmo indipendente che fluttua nel macrocosmo dell’universo e diventa metafora del nostro mondo, pieno di divisioni e faide intestine.

La principale fra queste faide è ovviamente quella che vede contrapposta la filosofia belligerante di Lorca alla curiosità intellettuale di Burnham: il capitano vuole trasformare la Discovery da vascello d’esplorazione a nave di guerra, sfruttando le capacità di apprendimento vulcaniane della donna, incaricata di ricavare un’arma dal mostro catturato nello scorso episodio (qui ribattezzato Squartatore).

Lo scontro fra Lorca e Burnham è uno scontro di ideologie, fra conservatori e progressisti, e sarà interessante vedere come i due attori plasmeranno i loro rispettivi personaggi: Sonequa Martin-Green deve portarci verso l’era del capitano Kirk e della serie originale, mentre Jason Isaacs ha il compito ancora più ingrato di mostrarci un aspetto della Flotta Spaziale assente nelle altre iterazioni del franchise.

Divertenti i battibecchi scaturiti dalla tensione fra Burnham e Saru (lui dispone anche della versione di Star Trek del senso di ragno), e sopra la media gli effetti visivi, molto efficienti (soprattutto nella sequenza del salto, durante la quale la Discovery rischia di precipitare sulla superficie di un sole e deve fuggire dalla sua potente attrazione gravitazionale).

La sottotrama dei Klingon rimane ancora avvolta dal mistero ed è difficile pronosticare dove gli autori vogliano andare a parare. Coraggiosa e lodevole la scelta di lasciarli parlare sempre ed esclusivamente nella loro lingua natia, nonostante si stia cercando di umanizzarli il più possibile.

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