Il film che inaugura il Dark Universe è un totale disastro, ma già aspettiamo i prossimi capitoli … a patto che venga aggiustato il tiro.

Nonostante avessi un gran brutto presentimento (peggiore di quelli di Han Solo) volevo davvero che mi piacesse La Mummia, di Alex Kurtzman. Così però non è stato, ma neanche lontanamente; e se di solito in un film cerco sempre di trovare almeno un punto di forza, qui la mia ricerca è stata vana e alla fine invece di un’emozionante scoperta mi sono ritrovato fra le mani soltanto un mucchio di polvere e un paio di bende ammuffite.

Uno dei problemi di questo horror? Non è un horror. Ma neanche per sbaglio. Quindi mi sono chiesto: ha senso un universo sui mostri dell’immaginario pop horror che sia incatenato (come lo sarà questa nuova mummia sexy in versione bondage) dal PG 13?

Probabilmente no.

E infatti questo primo film non è niente. Il film non è kitsch, non è un film d’avventura, non è un film dell’orrore. E’ molte cosi, si, ma neanche mezza di quelle che vorrebbe essere.

Derivativo al cento per cento, prende elementi qua e là da Three Kings, Indiana Jones, Mission Impossible e La Mummia del 1999 (quella del ’39 di  Karl Freund con Boris Karloff lasciamola lì dov’è, non vale la pena tirarla in ballo per parlare di questa roba), shakera per una trentina di secondi e tira fuori una poltiglia fumante di assurdità.

Tom Cruise è Ethan Hunt per tutto il tempo (o al massimo un Indiana Jones più cinico, che già di per se è un’incongruenza), e la parabola che lo trasformerà da egoista ad eroe è scontata, prevedibile ma soprattutto mal gestita. Per lo meno, quell’unico paio di battute che mi hanno fatto sorridere le pronuncia lui.

Annabelle Wallis è spaesata, molto più sbagliata di Cruise per il film e soprattutto inadatta al ruolo. Non è una donna action, non ha carattere, quando deve essere spaventata fa più ridere delle battute di Cruise di cui sopra e ogni volta che verrà inquadrata tutta l’attenzione dello spettatore viene attirata da un particolare: la sua benedetta acconciatura, sempre perfetta, dal deserto alle fogne di Londra. Ad un certo punto, ho iniziato a domandarmi se per caso anche il suo parrucchiere non avesse dei superpoteri.

Russell Crowe – che è praticamente l’Anthony Hopkins di Westworld (ha pure lo studio con i teschi nelle teche) – non fa mai paura né nei panni del calcolatore dottor Jekyll, né in quelli dello spietato Mr. Hyde (spietato nel senso che non avrà pietà di voi e cercherà continuamente di farvi ridere con la sua colorita dialettica).

Perfino la Mummia non funziona. Non perché sia la prima mummia donna di questa proprietà intellettuale, non perché Sofia Boutella non sia in grado di reggere il ruolo, anzi … è esattamente il contrario: è il ruolo che non regge Sofia Boutella. La sua mummia non fa paura, neanche per un momento. Ad essere sinceri, necrofilia a parte, io mi sarei volentieri intrattenuto con Ahmanet, anche perché in più di un’occasione la vittima sarà lei e fondamentalmente vuole solo essere lasciata in pace e andarsene col suo promesso sposo (e la doppia iride, particolare completamente inutile, sembra essere messa lì solo per renderla ancora più affascinante).

La CGI è pessima. Si ha a che fare coi peggiori corvi digitali mai creati e pure la scena a gravità Zero, per quanto fluida e realistica (è stata davvero girata a gravità Z, quindi vorrei vedere) è rovinata da una chiusa in cui la computer grafica è pesantissima, talmente pesante da rompere l’incantesimo. Mr. Hyde è solo un dottor Jekyll con la pelle un po’ raggrinzita e gli occhi verdi (senza il PG 13, e senza abusare altrove dei finanziamenti per la CGI, gli si sarebbe potuto conferire un look più mostruoso in stile La Lega Degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore; e invece, che sia Hyde o Jekyll, è sempre e comunque un Russell Crowe da oltre 120 kg) e l’inseguimento con l’ambulanza è davvero atroce. Nel vero senso della parola “atroce”.

Qualche stanco e telefonatissimo jump-scare non basta, e non posso sopportare resurrezioni tanto banali così a ridosso del finale di The Leftovers. Mi dispiace, ma proprio non posso.

Ora, la mia domanda è: il Dark Universe è una tomba che doveva rimanere sepolta?

No. Niente affatto. Anzi, spero davvero che La Mummia faccia bene al botteghino e non scoraggi Kurtzman e la Universal, che devono assolutamente andare avanti nel loro progetto. Il concetto è interessante e potrebbe essere vincente, ma si deve fare meglio. Magari, uno spunto potrebbe essere quello di lasciarsi influenzare dalla Sony: se si può produrre un film vietato ai minori su Venom, allora la Universal deve fare lo stesso con i suoi mostri.

Speriamo che il detto sbagliando si impara valga anche per il Dark Universe.

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