“Gli dei sono potenti, ma le persone lo sono di più. Perché è nel loro cuore che nascono gli dei, ed è nel loro cuore che essi ritornano.”

American Gods riprende dal cliffhanger che aveva concluso gli scorsi due episodi, e ci mostra finalmente il tanto atteso incontro (o meglio rincontro) fra Shadow e la sua moglie defunta-ora-tornata-in-vita Laura.

Mi è piaciuto il modo in cui è stata gestita la scena: la Laura non-morta è molto diversa dalla Laura viva ma apatica che abbiamo conosciuto nello scorso episodio, e l’atteggiamento molto non curante barra indelicato col quale si rivolge a Shadow è sintomatico della sua rinascita: la ragazza è morta e risorta, e adesso deve imparare di nuovo come relazionarsi con gli altri.

E’ una vera finezza questa pensata, e faccio i miei complimenti ai due showrunner Green e Fuller anche per come hanno deciso di chiudere la scena: Shadow è innamorato di Laura ma è stato distrutto dal comportamento della donna, e la sua decisione di rifiutarla gli conferisce quella forza emotiva e psicologica che ogni buon protagonista deve avere; inoltre è giusto che Laura lotti per riconquistarlo: quando fai una cosa del genere alla persona che ami tornare dalla morte può non essere sufficiente.

Sembra chiaro a questo punto che nella serie tv il personaggio di Laura Moon avrà un arco narrativo tutto suo, a differenza di quanto accadeva nel romanzo, dove la moglie non-morta di Shadow ricopriva un ruolo più o meno marginale. Una mossa che potrebbe risultare vincente: non sono un assoluto fan della Browning, ma fin qui l’attrice si è ben comportata e la sua Laura è più che convincente sotto diversi aspetti, non ultimo quello della donna moderna, intraprendente ma piena di difetti.

Il fulcro dell’episodio, però, non può essere che l’entrata in scena del Signor World. Se Gillian Anderson ruba la scena prima nei panni di David Bowie e poi in quelli di Marilyn Monroe, Crispin Glover è magnetico ed inquietante in quelli del leader dei Nuovi Dei: se c’era una cosa che ancora mancava a questa serie quella era la presenza di un villain, e il misterioso Signor World è finalmente arrivato a riempire quella lacuna.

Il suo monologo è funzionale a destabilizzare ulteriormente il già moooolto destabilizzato Shadow (unicorni e stramberie varie alle pareti riuscirebbero a destabilizzare chiunque) e a gettare una nuova, criptica luce su Wednesday e le sue vere intenzioni (oltre a fornire indizi chiarissimi – ai limiti dello spoiler – sulla sua vera identità).

Inoltre, le parole del Signor World diventano un’allegoria degli Stati Uniti (ma anche del resto del mondo), schiavi dei media, della tecnologia e delle corporation.

Particolarmente debole e quasi del tutto inutile ai fini narrativi la scena dell’interrogatorio: le atmosfere della serie sono troppo surreali per essere ricacciate così brutalmente in un contesto tanto realistico, e la successiva morte dei poliziotti non trova nello spettatore alcun riscontro emotivo. Durante la fuga dal commissariato assistiamo anche all’arrivo di Mr. Wood, ma solo chi ha letto il romanzo coglierà l’introduzione del personaggio.

In definitiva, Lemon Scented You è sicuramente l’episodio meno accattivante della serie finora, ma pur rappresentando un passo indietro a livello qualitativo, sotto l’aspetto narrativo compie un bel balzo in avanti  sviluppando la storia di Laura e Shadow, introducendo il leader dei Nuovi Dei e suggerendo allo spettatore che farebbe meglio a diffidare dell’affascinante imbroglione che risponde al nome di Mr. Wednsday: come per le monete magiche di Mad Sweeney, forse anche per le parole di aka Grinmir non è tutto oro ciò che luccica.

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