Netflix e Discovery Channel Canada producono la storia di un trapper sanguinario che dovrà vedersela con la Hudson Bay Company.

Entrato nell’Universo Cinematografico DC dopo aver raggiunto la fama con Game of Thrones, Jason Momoa si trova in quella fase ascendente che nella carriera di un attore può sancire il definitivo salto di qualità. Per farlo, però, si dovrebbero evitare il più possibile gli alti e bassi: un “alto” potrebbe essere considerato The Bad Batch, secondo, ottimo film della regista iraniana Ana Lily Amirpour, del quale Momoa è fra i protagonisti (con Jim Carrey e Keanu Reeves, mica pizza e fichi); un “basso”, purtroppo, è Frontier, nuova serie Netflix che ci prova con tutte le sue forze, ma proprio non ce la fa.

Ambientata durante il commercio di pellicce nel Nord America del 1700, Frontier racconta la storia di Declan Harp (Momoa), un fuorilegge contrabbandiere di pellicce mezzo irlandese e mezzo nativo-americano, che ha lo scopo di distruggere il monopolio della Hudson Bay Company e vendicarsi di Lord Benton (Alun Armstrong), che ha ucciso la sua famiglia.

Sull’onda del successo di Revenant (si, magari) Frontier presenta fin da subito lacune narrative e molti cliché del genere, con dialoghi spesso scialbi e alcune decisioni che i personaggi prenderanno saranno troppo banali, a volte, altre volte tanto stupide da risultare fastidiose. Vorrebbe anche essere un po’ la controparte USA del britannico Taboo, ma uno qualsiasi dei grugniti di Tom Hardy è più profondo della sceneggiatura di Frontier. 

Nulla di tutto ciò è ovviamente colpa di Momoa, che anzi fa il meglio che può per innalzare la qualità del materiale scadente presentatogli, e che quanto meno conferisce alla serie quella raison d’être che potrebbe incoraggiare i suoi fan alla visione.

Non che questo riesca a salvare la baracca.

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