Superman Realworlds: un altro mondo e le stesse responsabilità [Recensione]

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Rw Lion raccoglie in un unico volume due storie “alternative” legate all’Uomo d’acciaio, scritte da Steve Vance e disegnate da Luis Garcia-Lopez a cavallo tra il 1999 e il 2000.

Negli anni ’90, quando i reboot non costituivano ancora la regola da seguire per poter svecchiare le origini di un personaggio e rilanciare la vendite delle testate, la DC Comics puntava molto sulla linea editoriale  Elseworlds, comprendente storie collocate al di fuori della continuity ufficiale che riscrivevano il mito dei supereroi classici, immaginandoli in un contesto storico-culturale alternativo.

A parte gli elseworlds di successo quali Kingdom Come e Superman:Red Son, molte altre avventure appartenenti a questo genere sono finite nel dimenticatoio, forse per una ragione ben precisa; è questo il caso di Superman, Inc. (1999) e de  Il marchio di Superman (The Mark of Superman, 2000), due storie scritte da Steve Vance (Shazam) e disegnate da José Luis Garcia-Lopez (Action Comics, Batman), pubblicate recentemente in Italia  nel volume Superman: Realworlds edito dalla Rw Lion .

In Superman, Inc. si immagina che la navicella kryptoniana approdata sulla Terra con a bordo il piccolo Kal-El non sia mai stata ritrovata nel Kansas dai coniugi Kent. Dopo il suo arrivo sul nostro pianeta, l’infante alieno viene recuperato nei pressi della contea di Pleasantville e dato in affidamento ai coniugi  Suderman, che lo ribattezzano con il nome Dale. Sfortunatamente, la sua infanzia non rappresenta il periodo migliore della sua vita: dopo la morte naturale del padre adottivo, la madre adottiva rimane vittima di una morte accidentale, causata dallo shock provato alla prima manifestazione dei suoi poteri fuori dal comune.

Questo evento traumatico porta l’introverso Dale Suderman a reprimere inconsciamente le sue capacità, rimanendo ignaro della sua vera natura. Ironia della sorte, una volta raggiunta la maggiore età, proprio i suoi poteri gli permettono di diventare in poco tempo il giocatore di Basket più forte al mondo a livello professionistico.

La fama e la ricchezza rendono Dale un uomo megalomane, presuntuoso, egocentrico e superficiale, che non manca di avventurarsi in trovate commerciali strampalate, come la fondazione di una propria società di Basket e il lancio di una linea di merchandising legata al marchio “Superman”, soprannome affibbiatogli in campo sportivo. Il suo successo sul piano atletico e commerciale, però, suscita l’invidia e l’ostilità del miliardario Lex Luthor, deciso a distruggere l’immagine mediatica di Dale Suderman attraverso la rivelazione delle sue vere origini.

Cos’è che definisce Superman un eroe? No, non i suoi straordinari poteri, bensì le sue scelte. Saper discernere il bene dal male non è una qualità che si acquista individualmente e senza influenze dall’ambiente esterno. A seconda del contesto geografico, culturale e familiare nel quale un ragazzo cresce, la sua personalità cambia, così come la sua scala dei valori.

Lo sceneggiatore Steve Vance, in Superman Inc., applica questo concetto basilare alla mitologia di Superman: senza l’educazione ricevuta dai coniugi Kent o, peggio, senza alcun modello comportamentale di riferimento e con un’adolescenza traumatica, l’alieno Kal-El avrebbe maturato una mentalità schiva e incline all’egoismo.

In questo Elseworld, la sua natura fuori dal comune  acuisce la timidezza e il senso di alienazione, mentre l’assenza di un’educazione sana lo porta a sostituire i valori della verità e della giustizia con obiettivi effimeri, legati più all’ignoranza umana, quali fama e ricchezza economica.

Pur senza stravolgere più di tanto la mitologia legata all’uomo d’acciaio – Metropolis, il Kansas e i personaggi di Lex Luthor e Lois Lane sono pressoché quelli iconici – Vance sfrutta efficacemente gli elementi narrativi alternativi legati all’educazione e alla psicologia di Superman, delineando una storia divertente e introspettiva, che non manca di lanciare anche qualche simpatica osservazione meta-fumettistica :

Forza… volo… invulnerabilità […] Ma con un personaggio così potente, sarà difficile creare tensione drammatica! Insomma, che problemi può mai avere?

Passando, invece, ad Il marchio di Superman, seconda storia del volume, c’è da osservare che tecnicamente non può essere qualificato come Elseworlds di Superman : sia perché etichettato dalla DC Comics come Realworlds – linea editoriale dei primi anni 2000 che ha visto protagonisti anche Wonder Woman e Batman, sia perché legata solo indirettamente all’uomo d’acciaio.

Ambientato nell’America degli anni ’30, Il marchio di Superman segue le vicende di Eddie, un ingenuo garzone vessato di continuo dal suo datore di lavoro e dalla gang del quartiere, guidata dal carismatico Pete. Una sera, gli scherzi ai danni del giovane Eddie prendono una brutta piega: Pete e i suoi scagnozzi decidono di farlo ubriacare e di tatuargli sul petto il simbolo di Superman, eroe del suo fumetto preferito.

Licenziato dal suo capo, schernito ed emarginato dalla società, il ragazzo cerca riscatto tentando di svaligiare la casa di Pete, ma viene arrestato in flagrante dalla polizia. L’esperienza in carcere lo trasforma psico-fisicamente; lo rende un uomo arrogante e vendicativo, che sembra rovesciare i valori che simboleggia il marchio che porta sul petto.

Rispetto a Superman Inc., Il marchio di Superman è meno accattivante, più stereotipato e più pasticciato nello sviluppo psicologico del protagonista; i dialoghi esagerati e le parabole discendenti e ascendenti di Eddie non suscitano curiosità ed emozioni. Come se non bastasse, l’utilizzo del simbolismo di Superman non ha una giustificazione solida e rimane in secondo piano.

Sul piano delle illustrazioni c’è una forte diseguaglianza nella qualità e nella cura nei dettagli. In Superman, Inc, Garcia Lopez, storico disegnatore della Dc Comics, opta per la classica griglia libera – tipica dei fumetti americani sui supereroi -, nella quale le figure dei personaggi tendono a sovrapporsi in funzione di un effetto tridimensionale dal discreto impatto visivo.

Abilissimo nel dare “movimento” alla narrazione, l’artista spagnolo disegna spesso i protagonisti in figura intera, collocandoli al centro di pagine costellate da primi piani intensi . Il suo è un Superman imponente nell’aspetto fisico  e nelle movenze, ma anche delicato nelle espressioni. Buona anche la resa dei chiaroscuri, grazie alla colorazione di Dave Stewart.

Purtroppo, dinamismo, soluzioni grafiche originali ed espressività non sono presenti anche ne Il marchio di Superman, a causa di una griglia decisamente più rigida che penalizza l’estro creativo del disegnatore.

In generale, il volume Superman: realworlds offre una visione del mondo di Superman abbastanza trascurabile sul piano dell’intrattenimento e dell arricchimento della sua mitologia. A distinguersi positivamente, però, sono la riflessione sulla psicologia di Superman e, soprattutto, l’arte dell’immenso Garcia Lopez.

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