Tony Stark è internazionale! Che significa? Scopritelo in questo albo che dà il via alla seconda serie regolare dedicata a Testa di Ferro: International Iron Man, scritta da Brian Michael Bemdis e disegnata dall’oscuro Alex Maleev!

Si può dire tutto sulla Marvel ma non che sia avara di nuove proposte. Nell’ambito post-Secret Wars, infatti, la Casa delle Idee ha varato un numero considerevole di comic-book caratterizzati da molteplici atmosfere narrative.

Panini Comics sta traducendo questo materiale e nel quarto numero di Invincibile Iron Man, collana dedicata a uno dei personaggi fondamentali del Marvel Universe, inizia un’altra testata incentrata sul celebre Vendicatore: International Iron Man.

A giudicare dal titolo e dall’immagine di copertina, si può pensare a situazioni da spy story e tutto sommato in questi due episodi iniziali c’è in effetti qualcosa del genere.

L’autore della serie è Brian Michael Bendis, senza ombra di dubbio lo sceneggiatore di punta della Marvel degli ultimi anni. Tocca a lui quindi raccontare le vicende di questo Tony Stark ‘internazionale’, partendo dalle sconvolgenti rivelazioni delle storie che precedevano Secret Wars.

La cover originale del primo numero della nuova serie di Iron Man
La cover originale del primo numero della nuova serie di Iron Man

Kieron Gillen aveva infatti scioccato i lettori con un’inaspettata notizia: Tony non è figlio di Howard e Maria Stark. Chi sono allora i suoi veri genitori? E sono ancora vivi? Bendis parte proprio da questo elemento e International Iron Man ha come protagonista un eroe che intende trovare una risposta a tali quesiti.

Tuttavia, l’autore non procede in maniera lineare. La story-line, infatti, ha inizio con Iron Man alle prese con perfidi criminali dalle armature transistorizzate e non ha la meglio. Tutto ciò avviene in Bulgaria, a riprova del fatto che la serie si svolgerà in vari luoghi, in ossequio al termine ‘internazionale’ del titolo.

Poi, con un flashback, Bendis ci porta indietro di vent’anni e precisamente all’Università di Cambridge. E’ qui che studia un giovane Tony, fascinoso ragazzo dai capelli lunghi, senza baffi e con il consueto atteggiamento da playboy.

Incontra la splendida Cassandra, studentessa figlia di persone potenti e forse non del tutto oneste. Come è facile intuire, tra Tony e la ragazza si instaura quasi subito un’attrazione reciproca ma l’apparizione degli sgherri dell’Hydra complica le cose e la situazione si fa veramente drammatica.

Giocando con una costante fluttuazione tra flashback e flashforward, Bendis ci rivela che al giorno d’oggi Iron Man è alla caccia di Cassandra, divenuta, a quanto pare, leader di un’organizzazione criminale. Ufficialmente perché la donna vende armi ai terroristi ma anche perché, a quanto sembra, possiede informazioni sui veri genitori di Tony.

E’ facile capire dove intende andare a parare Bendis: la riproposizione di un dramma psicologico e affettivo sulla falsariga di quello tra Devil ed Elektra nel periodo milleriano. La stessa Cassandra, a conti fatti, può essere considerata una femme fatale dalle pulsioni discutibili, in parte modellata sulla splendida ninja greca.

Bendis però non è Miller e International Iron Man, almeno a giudicare dai primi episodi, è senza infamia e senza lode. Buona parte della story-line è occupata dai consueti, tipici, interminabili dialoghi che gli estimatori (e i detrattori) di Bendis ben conoscono.

La variant cover del primo numero
La variant cover del primo numero

Ciò che è più irritante è l’autocompiacimento che dimostra proprio nella concezione dei dialoghi. E’ come se volesse dar sfoggio di chissà quale incisività di scrittura, con elementi ironici che però lasciano il tempo che trovano.

Le cose vanno meglio sul versante dei disegni. Il penciler è l’ottimo Alex Maleev che più volte ha collaborato con Bendis. Anche in questa occasione il suo stile è dark, cupo, impreziosito da giochi d’ombra suggestivi, particolarmente indovinati nella sequenza ambientata in discoteca, per esempio, o in quelle dei combattimenti che si svolgono nelle strade di Cambridge o nei vicoli di Sofia in Bulgaria.

Il taglio cinematografico delle tavole conferisce loro dinamismo e i colori crepuscolari del bravissimo Paul Mounts sono un altro dettaglio valido della serie che, comunque, è pregevole solo dal punto di vista grafico. In definitiva, International Iron Man non è pienamente riuscita.

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