Cosa ci ha lasciato Rachel Rising,  l’ultima opera dallo straordinario autore di Strangers in Paradise?

Terry Moore è uno dei talenti fumettistici statunitensi più significativi attualmente in attività e bisogna ammettere che finora non ha mai deluso i fan. Il suo Strangers In Paradise, l’opera che l’ha fatto conoscere, meriterebbe di essere letta da qualunque estimatore dei comics degno di questo nome.

Molti hanno poi trovato avvincente e appassionante la splendida saga fantascientifica di Echo. E prima che Rachel Rising iniziasse ad essere pubblicato in Italia da Bao Publishing, c’erano molte aspettative al riguardo e parecchi si domandavano: Moore riuscirà a realizzare ancora qualcosa di alto livello, considerando che prima o poi tutti sbagliano?

La risposta è sì. Rachel Rising (Disponibile e acquistabile interamente su Amazon) è una delle serie migliori uscite negli ultimi anni e se fosse un serial televisivo avrebbe un successo senza precedenti, facendo impallidire The Walking Dead e Outcast. La trama è horror, Moore riesce a creare tensione in maniera encomiabile. Tuttavia, al di là delle situazioni descritte, ciò che è apprezzabile di Rachel Rising è un elemento che già valorizzava i suoi lavori precedenti: la meravigliosa caratterizzazione dei personaggi femminili, vero e proprio punto di forza dell’autore.

E in Rachel Rising questi sono fondamentali. La storia si svolge nella cittadina di Manson (nome oscuramente allusivo), paese di provincia tranquillo che sembra uscito dall’immaginazione di David Lynch. E’ una specie di Twin Peaks contaminata da oscure pulsioni e popolata da individui di vario tipo: alcuni normali, altri strampalati (è il caso di un enorme orientale che se ne sta sempre in veranda seminudo e osserva tutto e tutti). Ma come ci ha insegnato la fiction recente, non c’è da fidarsi della calma apparentemente idilliaca.

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Una delle prime pagine della serie

La storia inizia con la bellissima Rachel. E’ stata uccisa da qualcuno ma la vediamo emergere da una fossa. Il tema della vita dopo la morte è quindi uno dei dettagli essenziali di una saga macabra e angosciante, sebbene non priva di ironia (rilevabile nei dialoghi). Rachel dunque è un cadavere che agisce tra i vivi. Non si tratta della tipica zombi senza cervello affamata di carne umana. Ha ancora la sua personalità, è consapevole della sua assurda situazione ma ha perso molti ricordi. L’amnesia contribuisce a creare un senso di mistero e di paranoia che influenza l’intera story-line.

In principio, Moore pare volere raccontare una vicenda di streghe, nel contesto sociale tipico dell’America profonda e faulkneriana, quella tutta Bibbia e valori morali. In effetti, le allusioni e le immagini bibliche e in generale religiose sono ricorrenti. Molti dei personaggi femminili vengono spesso definiti ‘angeli’ e c’è una costante contrapposizione tra religione e scienza. La zia di Rachel, infatti, è convinta che l’incredibile resurrezione della nipote possa essere spiegata in modo razionale; un suo amico medico ma credente pensa invece che la soluzione sia di natura spirituale.

Sin dal primo tp appare spesso la figura del serpente, simbolo del male. Un rettile che si annida nei corpi di altre morte che ritornano in vita. E man mano che la trama si dipana, diventa sempre più destabilizzante. Lo si comprende nel secondo volume in cui Moore si diverte a imbastire una vicenda articolata. Anche Jet, infatti, la migliore amica di Rachel, muore per poi risorgere e le ragazze dovranno loro malgrado cercare di capirci qualcosa.

Moore sconvolge il lettore con l’arrivo di un demone, Malus, che si è impossessato del corpo di una bambina di dieci anni, Zoe, con esiti agghiaccianti. Non manca in effetti una strega, Lilith, che ha parecchi motivi per odiare la collettività di Manson e sembra avercela con Malus. La soluzione (o una delle soluzioni) è collegata quindi al passato, a qualcosa di terribile avvenuto secoli fa.

E’ qui che Moore entra nel cuore dell’incubo, denunciando il male che gli uomini esercitano sulle donne. Un male che contamina le anime e il seme degli esseri umani e persino le future generazioni. Un male legato al fondamentalismo e al bigottismo che considerano la femminilità peccaminosa e negativa. Un male nato dall’ipocrisia e dalla falsità, reso evidente dalla ributtante figura di un padre affidatario dagli istinti pedofili che intende abusare della piccola Zoe e che poi fa una brutta fine.

Con il pretesto di un horror, quindi, Moore affronta argomenti rilevanti come quelli della fertilità, della fede intesa come strumento di sottomissione e controllo delle coscienze, dell’universo femminile in un mondo patriarcale e dei rapporti interpersonali senza risultare pedante e retorico e senza dimenticare di concepire un fumetto che fa del ritmo sincopato, dell’azione e dei continui, imprevedibili colpi di scena i principali motivi di interesse.

E’ nel terzo volume che le rivelazioni incominciano a essere sconvolgenti ed è sempre qui che si può intuire dove Moore intende andare a parare. La cittadina di Manson che già in precedenza era tediata da pessime condizioni atmosferiche, viene colpita da una continua, incessante tormenta di neve. Quest’ultima è onnipresente e  sembra quasi rappresentare metaforicamente la freddezza d’animo di alcuni personaggi.

Per esempio, la sensuale Lilith. E’ ormai evidente che si tratta di una strega, se non addirittura della mitica amante di Lucifero, ed è lei la responsabile delle resurrezioni. Opera in un contesto narrativo in cui prevale il senso della morte, di una fine imminente, di un Armageddon inevitabile.

Tramite Lilith, Moore rivela alcuni avvenimenti del passato che ruotano intorno al fondamentalismo religioso. Un tempo alcune ragazze furono barbaramente uccise perché considerate adepte del maligno. In realtà, erano solo dotate di particolari capacità e seguivano i precetti di Lilith. E’ questo quindi ciò che la spinge? Vuole vendicarsi dei discendenti degli uomini che soppressero lei e le sue seguaci? O la verità è più orribile?

Nel terzo volume Moore insiste su questi misteri e nello stesso tempo rivela un’attitudine citazionista. Ci sono riferimenti a Salomone e insiste con gli animali. Stavolta, infatti, non c’è solo il serpente; Manson deve affrontare lupi famelici che divorano malcapitati e un’invasione di ratti, in ossequio alla tradizione di tanti romanzi gotici. Il riferimento più interessante è quello su un certo Jack. Lo nomina la piccola Zoe e lo stesso fa Malus. E’ per caso Jack lo Squartatore?

La risposta sconvolgente arriva nel quarto tp che di certo rappresenta il culmine emotivo dell’intera saga di Rachel Rising. Moore mette a confronto Lilith e Malus, acerrimi nemici che hanno giurato di distruggersi a vicenda. La prima, come ho già scritto, intende vendicare la morte delle sue adepte, prendendosela con gli attuali abitanti di Manson, discendenti dei fanatici religiosi che le avevano ammazzate.

In questo caso emerge il tema della colpa, nel senso calvinista del termine. Malus vuole concepire un essere demoniaco e ha bisogno ovviamente di una donna. Tale essere, secondo quanto sembra voler far capire l’autore, sarà addirittura l’Anticristo.

Con suggestioni mutuate da film come L’Esorcista o Il Presagio, dunque, Moore rende sempre più spiazzante la storia e fornisce rivelazioni su un coltello usato dalla piccola Zoe. La lama in questione apparteneva a Jack lo Squartatore ma il vero proprietario è Satana in persona.

Non pago di averci scioccato con queste spiegazioni, Moore rende più vasta e complessa la story-line, con il ritorno dei riferimenti biblici. Anche l’Albero della Vita, infatti, giocherà un ruolo fondamentale nelle vicissitudini di Rachel e Jet.

E nemmeno costoro saranno prive di sorprese. E’ sempre nel quarto tp che si comprende la loro natura. Rachel è Erin, una delle ragazze dai poteri magici uccisa secoli fa; e Jet è il fratello James. Moore perciò introduce l’ennesima tematica paranormale, quella della reincarnazione.

Mai come in questo caso, poi, il citazionismo è evidente. In un colpo solo, l’autore fa ironiche allusioni all’Uomo Ragno e a Hulk, strizzando l’occhio all’immaginario Marvel, e si concede riferimenti di diverso tipo, per esempio le teorie della spiritualità New Age, le dicerie relative a Leonardo Da Vinci e alla famiglia dei Medici e persino accenni alle opere di Oscar Wilde.

Dal punto di vista narrativo, per giunta, Moore offre due flashback riguardanti Rachel e Jet, entrambi visti dalla prospettiva dei rispettivi personaggi. Sono simili e nello stesso tempo divergenti per alcuni dettagli e ciò contribuisce ad accentuare l’atmosfera di ambiguità che permea la trama. Rachel Rising con i suoi riferimenti pop e culturali e la complessità dello script può essere dunque messa sullo stesso piano di tante celebrate serie Vertigo.

E pure nel quarto tp arriva un momento scioccante. Se in precedenza Moore aveva chiarito che a Manson esistono devianze, adesso le mostra senza risparmiare colpi bassi ai lettori. Lo fa con il dr. Siemen, l’amico della zia di Rachel, che nei primi capitoli pareva un uomo perbene e invece nasconde un orribile segreto: è un necrofilo.

Rachel Rising è valorizzato dall’imprevedibilità. Il quinto volume rappresenta un radicale mutamento di stile e dà il via a una nuova story-line. Molte cose cambiano, a cominciare dall’atmosfera narrativa. Diversi episodi, pur ricchi di tensione e pathos, hanno un tono più tranquillo, riflessivo e intimista e i dialoghi risultano realmente ironici.

In questo senso, è la piccola Zoe a contribuire all’ironia con le sue affermazioni sarcastiche. La cosa più importante è che anche i rapporti tra i personaggi cambiano.

Rachel e Jet sono sempre amiche ma la prima incomincia ad avvicinarsi a Zoe, libera dall’influsso di Malus (tuttavia, il demone intende ancora usarla per concepire l’Anticristo). Il legame che si instaura tra loro assomiglia a quello di una sorella maggiore alle prese con una sorellina pestifera ma, a modo suo, simpatica e adorabile. Moore inoltre abbandona momentaneamente l’horror per accentuare le dinamiche mystery e thriller.

Sin dal principio era stato chiarito che qualcuno aveva ucciso Rachel. Ma chi è l’assassino e perché ha commesso un gesto del genere? Rachel fa ricerche al riguardo e l’autore pare voler suggerire che a Manson stia circolando da tempo un serial killer.

Questo eventuale serial killer è per caso legato alle macchinazioni di Lilith e Malus? Con qualche riferimento comico a Batman, Moore delinea una trama collocata in un ambiente sempre più intimidente e sinistro, con la natura che assume una valenza ostile. La neve è scomparsa ma ci sono piogge ricorrenti e gli animali famelici continuano a fare danni.

Un punto di svolta è rappresentato dal sesto volume. Il lettore finalmente ottiene notizie rilevanti prima di tutto sulla natura dei poteri di Rachel. Lilith poi ritorna e si scopre chi è realmente e  si comprende la natura del rapporto che la lega con la splendida Rachel. Senza spoilerare, basti solo sapere che la rivelazione modifica  la trama e le donne, un tempo avversarie, diventano per forza di cose alleate.

Nella serie, quindi, la tradizionale dicotomia buono/cattivo è assente e ogni personaggio è inclassificabile e compie determinate scelte a seconda delle circostanze. Lo scopo è comunque uno solo: affrontare Malus e impedire che costui raggiunga i suoi obiettivi.

Anche stavolta Moore si diverte con i riferimenti biblici che assumono davvero importanza nella story-line e, anzi, a conti fatti sono la chiave di lettura di tutta la serie. Zoe, dal canto suo, si dimostra sempre più vulnerabile. La delineazione psicologica della ragazzina è effettuata con abilità sorprendente e costituisce uno dei dettagli più coinvolgenti di questa sequenza.

Persino Jet si evolve e se in precedenza era spavalda e strafottente, adesso si addolcisce e accetta la corte del sensibile e imbranato Earl, uno dei personaggi ricorrenti del comic-book. Pure in questo volume, tuttavia, non manca l’abituale citazionismo e Moore, con una disinvoltura assoluta, sfiora argomenti che fanno riferimento persino a Carlo Magno.

E il settimo volume fornisce le risposte definitive, sebbene Moore non rinunci a inserire l’ennesimo mistero che ha a che fare con uno scrittore, Palmer, che vive a Manson e, a quanto pare, ha parecchi segreti. Il senso di una fine imminente permea tutta la sceneggiatura e Moore ritorna al tema fondamentale di Rachel Rising, quello della violenza maschile nei confronti delle donne. Gli ultimi capitoli sono caratterizzati da un estremo grado di violenza e visionarietà, perfetto per un horror che si rispetti. Inutile specificare che i cadaveri abbondano.

In ogni caso, si verifica lo scontro definitivo tra Lilith e Malus e sarà degno di una storia dai toni apocalittici e biblici come questa. Rachel, inoltre, scopre l’identità del suo assassino e non sarà qualcosa di scontato. La conclusione della settima sequenza di Rachel Rising è drammatica e a predominare è l’immagine sconvolgente dell’Angelo della Morte. Insomma, l’opera è davvero da tenere d’occhio, a causa dei testi efficaci di Moore e della complessità di una trama articolata ma sempre comprensibile.

L’opera però è pregevole pure per i disegni. Il tratto di Moore è fluido, elegante, delicato, raffinato, semplice nell’impostazione ma espressivo. E’ sufficiente, per esempio, prendere in considerazione le mimiche facciali, gli sguardi, i movimenti dei character per comprenderne le emozioni; o ammirare i desolati paesaggi innevati di Manson che evocano, persino nei momenti più tranquilli, un senso di minaccia incombente che accentua la suspense e condiziona la storia.

E quando Moore mostra il sangue, le mostruosità e le efferatezze non risulta mai trash. Last but not least, non si può ignorare il gusto che Moore dimostra nella rappresentazione della delicata e nello stesso tempo perversa e maliziosa bellezza delle donne di Rachel Rising, meravigliosamente sexy senza essere mai volgari.

Rachel Rising
di Terry Moore
Pubblicato in Italia da Bao Publishing in sette volumi
Disponibile su Amazon

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