Panini Comics ripropone uno dei gioielli della Marvel: la graphic novel di Killraven, l’inquietante eroe di una terra conquistata dai marziani! Non perdete questo gioiello impreziosito dai testi lirici e visionari di Don McGregor e dai disegni raffinati di P. Craig Russell!

Negli anni settanta la Marvel pubblicò parecchie serie che si discostavano dalle atmosfere supereroiche dei comic-book incentrati sui giustizieri in calzamaglia. Fu un periodo di audaci sperimentazioni che consentirono alla Casa delle Idee di proporre opere horror, fantascientifiche, fantasy e di arti marziali, dando spazio ad autori come Steve Gerber, Doug Moench e altri che cercarono di realizzare fumetti più adulti e sofisticati.

Tra essi non si può non citare il grande Don McGregor. I suoi testi profondi, lirici e visionari sconvolsero i lettori e le sue trame, spesso riguardanti tematiche anche scottanti, erano lontane anni luce dal tipico Marvel style. La sua acclamata run di Jungle Action, dedicata alla Pantera Nera, è ancora oggi considerata uno degli esiti creativi migliori dell’etichetta statunitense nonché del fumetto americano in generale. Mc Gregor, tuttavia, è ricordato pure per Killraven.

Il personaggio esordì su Amazing Adventures con una saga intitolata War of The Worlds. Concepita inizialmente da Roy Thomas e Neal Adams, era una specie di spin-off del celebre romanzo fantascientifico di H.G. Wells. Thomas immaginava che i marziani, dopo essere stati sconfitti, ritornavano sulla terra, sempre con pessime intenzioni, e riuscivano a conquistare il pianeta. Thomas descrisse un mondo desolato, privo di supereroi, dominato da alieni dediti a cibarsi di carne umana. Molti terrestri erano ridotti alla schiavitù e altri invece collaboravano con gli invasori.

Ma oltre a costoro c’erano gli Uomini Liberi, un manipolo di ribelli guidati dal coraggioso Killraven che cercava in tutti i modi di opporsi ai marziani. Thomas scrisse episodi intriganti ma la serie fece un sorprendente balzo di qualità quando i testi furono affidati a Don McGregor che, coadiuvato dai disegni incantati del bravissimo P. Craig Russell, fece di War of The Worlds una delle opere più sofisticate e trasgressive della Marvel.

McGregor, infatti, non si limitò a raccontare avventure di fantascienza ma ne approfittò per fare acute e profonde riflessioni sulla guerra, sulle contraddizioni dell’umanità, sull’inquinamento, sull’amore e persino sulla sessualità, in un contesto ancora sottoposto alle maglie del Comics Code.

La serie, ricca di situazioni inquietanti e angoscianti, fu uno shock per i Marvel fan e fu sovente considerata troppo avanti per le convenzioni narrative dei seventies. A un certo punto chiuse, senza peraltro che McGregor riuscisse a portare a conclusione la sua lunga e complessa story-line.

Le cose si risolsero però agli inizi degli anni ottanta, quando la Marvel ricominciò a sperimentare offrendo l’opportunità ad autori come Chris Claremont o Frank Miller di percorrere nuove strade espressive e varando la pubblicazione delle graphic novel, pensate per un pubblico più adulto e non necessariamente interessato agli scontri tra supereroi.

In tale linea editoriale fu inserita questa graphic novel di Killraven che Panini Comics ripropone a trent’anni dalla prima edizione italiana del 1986 a opera della Labor Comics.

Con questa storia McGregor concluse la drammatica vicenda di Killraven ma l’avventura è leggibile a sé stante e non è necessario conoscere tutto ciò che è accaduto in precedenza. Ci troviamo quindi nella terra del ventunesimo secolo (una delle tante del Multiverso) soggiogata dai marziani.

Il gruppo guidato da Killraven è ora composto, oltre che dal leader, dall’aggressivo M’Shulla, dal semplice e ingenuo Vecchio Cranio e dalla bella e volitiva Carmilla Frost. M’Shulla e Carmilla sono amanti e hanno scoperto di aver concepito un bambino. La cosa li spaventa, dal momento che far nascere un figlio in un mondo sottoposto alla dittatura marziana è una follia.

Killraven è tormentato dal suo potere telepatico e ha visioni che non riesce a comprendere. Per giunta, incontra il fratello Joshua (la sua ricerca era uno degli elementi fondamentali della serie) e non è detto che la loro unione sia un fatto positivo. Oltre a ciò, al gruppo si unisce una ex astronauta che intende dirigersi a Cape Canaveral.

Il suo obiettivo è distruggere la base, poiché è diventato il quartier generale di uno degli acerrimi nemici di Killraven, il Signore Supremo, capo incontrastato degli oppressori marziani. Tramite la donna, inoltre, McGregor affronta la tematica del femminismo, in maniera anti-convenzionale, scrivendo riflessioni ancora oggi di sorprendente attualità.

La trama è entusiasmante. Tuttavia, il suo vero punto di forza consiste nei testi poetici, visionari e onirici di McGregor. A volte si ha l’impressione di leggere stralci di un romanzo di grande spessore letterario, con echi di Whitman, di Allen Ginsberg e della Beat Generation, e della new wave di Ballard e Moorcock.

In un certo senso, McGregor anticipa Alan Moore, come già aveva fatto con la Pantera Nera. Questo incredibile, lungo poema in prosa, accompagnato da immagini, si contrappone al tono aggressivo e spesso crudo dei dialoghi, e il risultato è spiazzante.

Da tenere d’occhio sono poi le pagine imperniate sullo sconcertante trip subito da Killraven. Qui McGregor si diverte a mixare gli stilemi della scrittura automatica dei surrealisti e del cut-up di Burroughs e si ha la sensazione di sentire i pensieri sconnessi e le percezioni dissociate di un individuo dal cervello sottoposto a una molteplicità di stimoli.

Abbiamo a che fare, quindi, con un esempio di scrittura magistrale che andrebbe analizzato con attenzione da chiunque intenda occuparsi di sceneggiatura fumettistica.

Ma non sono da meno i disegni di P. Craig Russell. Il penciler di Dr. Strange si assunse l’arduo compito di esprimere a livello visivo le fantasie destabilizzanti di McGregor. Russell raffigura i corpi dei personaggi con eleganza e raffinatezza, collegandosi agli esempi dell’illustrazione preraffaellita e dell’Art Nouveau.

Le architetture marziane richiamano certe idee del futurismo mentre le mostruose creature e le orde di lupi che attaccano Killraven e soci evocano brutalità e nello stesso tempo una grazia innegabile.

I disegni non sono però mai statici, essendo valorizzati da costante dinamismo, evidente nelle sequenze d’azione. Non si può inoltre non prendere in considerazione le pazzesche tavole a tutta pagina relative al trip di Killraven che ho già citato.

In questo caso, Russell riprende gli esperimenti grafici di Kirby, quelli delle doppie pagine ad ambientazione cosmica di Fantastic Four e di Mighty Thor contrassegnate da un mix di disegno, china e foto in collage. Russell adotta la medesima tecnica ma ci aggiunge un’attitudine pop, suggestioni mutuate dalla psichedelia e influssi alla Steranko, riuscendo a pervenire a risultati di elevatissimo livello estetico.

Insomma, questo è un volume da non perdere, rivolto non solo ai Marvel fan ma a tutti coloro che amano il fumetto di qualità, indipendentemente dai discorsi di genere e di nazionalità. E’ un fumetto sofisticato. Un fumetto adulto. Un fumetto prodotto da una casa editrice che sapeva ancora dare vita a opere non banali e non concedeva spazio ai comic-book con i procioni. Non perdetelo. Ne vale la pena.

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