Famosi, ammirati ed emulati in ogni angolo del globo. Meta saltuaria di coppiette in cerca di privacy, tappa obbligatoria del turista curioso e forse anche un pochino imbarazzato. Chi di noi non ha mai desiderato anche solo di dare una sbirciata in una delle camere che occupano i famigerati Love Hotel giapponesi? Forse non tutti sanno però che la storia, la gestione e il business che si celano dietro i famosi hotel dell’amore sono ben più seri e complessi di quello che possiamo immaginarci.

Il Giappone è un paese che ama prendersi cura non solo dei suoi abitanti, ma anche dei suoi turisti. Offre ogni giorno innumerevoli servizi, dai più classici e utili, come i Conbini: negozietti aperti ventiquattrore su ventiquattro per rifornirsi di cibo, piccoli oggetti di uso quotidiano e molto altro anche alle più improponibili ore della notte, arrivando poi ai più stravaganti, come l’affitto di un amico per trascorrere una giornata in compagnia, o ancora i bar degli abbracci, dove i clienti potranno godersi qualche minuto di affetto e tranquillità assieme ad “abbracciatrici” professioniste.

Tutt’oggi, nelle vite dei giapponesi, le relazioni sentimentali vengono lasciate in secondo piano, il tasso di natalità è spaventosamente in calo, e ormai è quasi impossibile non solo riuscire a trovare tempo ed energie non solo per costruirsi una famiglia, ma anche per trascorrere qualche serata piacevole e rilassante assieme al proprio partner.

Proprio il Giappone, uno dei paesi più frenetici e produttivi dell’intero pianeta, non poteva che essere il luogo natale dei famosissimi e invidiati “Love Hotel”.

JAPAN - MARCH 01: A couple walk past a love hotel in Tokyo's Shibuya district Monday, February 28, 2005. (Photo by Andy Rain/Bloomberg via Getty Images)

Prima di addentrarci all’interno di un Love Hotel e svelarne i servizi e le offerte, facciamo un passo indietro e andiamo a scoprire quando e come hanno avuto origine e, soprattutto, come si sono evoluti nel panorama della società giapponese.

Recenti studi hanno affermato che le prime case chiuse ufficialmente riconosciute fossero già “in servizio” nella lontana Epoca Edo (1603-1868), e venivano utilizzate le classiche stanze da tè (Chaya), gestite da prostitute che organizzavano gli incontri e ricevevano i clienti.

Ma è solo nell’Epoca Showa (1926-89) che le coppie iniziano a usufruire delle Enshoku, letteralmente tradotto con “stanze a uno yen”.

Le Enshoku, infatti, sono fra i primi esempi di alloggi pagati a ore, e non a giornata. Il loro costo era di, appunto, solamente uno yen all’ora, anche se ovviamente si poteva decidere di soggiornare una notte intera. Decisamente un servizio molto comodo per le coppie passeggere.

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(Un primo esempio di elegante casa chiusa giapponese)

Molte di queste case chiuse, tuttavia, furono costrette a sigillare i battenti durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, sorte che colpì anche i bordelli dell’Occidente. Le uscite romantiche fra le giovani coppie o gli incontri a pagamento tornarono così a consumarsi in luoghi all’aperto o di dominio pubblico. Sicuramente meno sicuri e meno privati rispetto a come può risultare una regolare casa chiusa, nella quale la privacy e la tranquillità sono assicurate.

Nel periodo del Dopoguerra, dopo un inizio tragico e di profonda crisi economica, anche il Giappone trovò il modo di rimboccarsi le maniche e di risanare l’economia e la società. Il nuovo boom economico comportò un rapido progresso delle aree urbane che vennero modernizzate e ampliate, i servizi aumentarono sia in qualità che in quantità, e molti si adattarono prendendo ispirazione alla cultura occidentale, nuovo punto di riferimento degli abitanti giapponesi. È proprio durante questo periodo di grande crescita che gli alberghi a ore tornarono ad accogliere la clientela.

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