Da Star Comics un horror raccapricciante all’insegna del sangue e della disperazione

Sono arrivate altre offerte per il Signore, ringrazio Santa Maria.

Takaku, Fuji, Kuraki, Tomoka, Iino, Higashiyama e Uehara sono studenti del club di archeologia dell’università M. di Tokyo. Stanno facendo un viaggio di studio per esplorare le rovine di un villaggio su una misteriosa isola deserta: l’isola di Kikuchi che non è segnalata né su Google né sulle mappe.

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L’isola comunque esiste, e a bordo del loro yacht i sei ragazzi non appena la scorgono vedono una colonna di fumo levarsi da una zona dell’isola. Higashiyama, il senpai del gruppo si tuffa subito in acqua per andare a verificare cosa sta realmente accadendo. Ma sotto gli occhi dei suoi compagni non appena messo piede sull’isola viene attaccato brutalmente da un uomo che indossa un’orribile maschera da maiale.

Lo sconosciuto si accanisce sullo sventurato giovane massacrandolo a colpi di martello. Terrorizzata, Uehara – che ha una cotta per Higashiyama – chiede al gruppo di aiutare il compagno e solo dopo molte insistenze, è Takaku a tuffarsi in acqua per raggiungere il luogo del massacro.

Mentre nuota, il giovane si accorge con orrore che il fondale è disseminato di bidoni di scorie radioattive, e che lo yacht è affondato. Per fortuna tutti i componenti del gruppo raggiungono la terraferma. Con sgomento vedono un rogo nel quale stanno bruciando i resti di un corpo. Di Higashiyama neppure l’ombra. Dopo varie discussioni, nelle quali il nervosismo la fa da padrone, Takaku e compagni decidono di tentare la sorte e raggiungere il villaggio che si era intravisto mentre costeggiavano l’isola a bordo dello yacht. La scena che si apre davanti ai loro occhi è a dir poco raccapricciante… Il mistero che avvolge l’isola è presto svelato e sarà solo l’inizio di una corsa contro il tempo, di un gioco alla sopravvivenza fino all’ultimo respiro.

Freak Island di Masaya Hokazono  è un signor horror che merita l’acca maiuscola. La prima scena rappresentata nel prologo è un concentrato di crudeltà, violenza e tensione che inchioda il lettore alla sedia, porgendogli un biglietto da visita scritto a caratteri cubitali sanguinolenti. Non c’è un attimo di tregua tra le pagine della storia: la normalità viene subito spazzata via a martellate; deformata dalle ferite inflitte da una creatura mostruosa; fatta a pezzi e crocifissa.

L’isola di Kikuchi è un’isola che non c’è, che non è segnalata né sulle mappe né su google. I sei studenti di Tokyo ci capitano perché attratti dalle leggende che la ammantano. Studiano archeologia e tra le rovine del suo villaggio deserto sperano di scovare chissà quale verità storica.

La storia è narrata dal punto di vista di Takaku, lo studente che avvista sul fondale i barili con le scorie radioattive. Come gli altri è attonito di fronte agli avvenimenti che lo travolgono da un momento all’altro.

Il ritmo serrato con cui si svolge la storia raccontata da Hokazono non permette di soffermarsi troppo sulla caratterizzazione dei personaggi, che avranno sicuramente maggior spazio nel prossimo volume, ma un horror che si rispetti è innanzitutto azione, sangue e urla. L’uomo che indossa la maschera da maiale – o è il suo vero viso? – ha un accento nasale e strascicato, massacra in nome del Signore e ringrazia Santa Maria.

Omicidi quasi come fossero sacrifici o rituali, violenza cieca ed efferata… splatter in quantità, Freak Island è perfetto anche dal punto di vista artistico: realizzazione tecnica riuscitissima, dettagli curati al millimetro, cervella, intestini e arti mozzati che sembrano schizzare via dai fogli. È davvero un viaggio nel gore a tinte thriller. Da sottolineare l’ottima cura editoriale.

“Tutti abbiamo forza sufficiente per sopportare i mali altrui.”

Qual è la croce che dovranno portare i nostri protagonisti? Chi sopravvivrà all’ira funesta dell’uomo-maiale?

Imperdibile.

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